Scontri tra Israele e Hamas: che cosa è successo nelle ultime ore

Pubblicato il 13 maggio 2021 alle 8:45 in Israele Palestina

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Le tensioni tra Israele e il gruppo palestinese Hamas non si sono ancora placate. Nelle prime ore di giovedì 13 maggio, le autorità palestinesi hanno riferito che il bilancio delle vittime è salito a quota 69, mentre i feriti ammontano a circa 390. Anche Israele ha registrato, fino ad ora, almeno 7 morti.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, l’esercito israeliano ha lanciato più di 500 raid contro diversi obiettivi nella Striscia di Gaza. La notizia è stata confermata anche dal portavoce delle forze armate israeliane, Avichay Adraee, il quale ha specificato che gli oltre 500 attacchi aerei hanno colpito obiettivi “strategici” appartenenti ad Hamas e al Movimento per il Jihad Islamico, infliggendo loro un duro colpo. Tra questi, la sede della Banca centrale e il quartier generale di agenzie dell’intelligence e di sicurezza interna. Fonti dell’esercito israeliano hanno poi riferito che circa 1.500 razzi sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza contro diverse città israeliane dal 10 maggio, molti dei quali intercettati e distrutti dal sistema di difesa missilistico Cupola di Ferro. Tra gli ultimi luoghi colpiti vi sono state Sderot e Petah Tikva, città situata a pochi chilometri a Est di Tel Aviv, il che ha portato le autorità israeliane a limitare i voli presso l’aeroporto di Ben Gurion, a Lod, e a chiudere quello di Tel AvivStando a quanto specificato da al-Jazeera, sono le città israeliane situate a Nord ad essere meno colpite. Al contempo, le Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas, hanno affermato di aver bombardato città e insediamenti israeliani con circa 130 razzi, in risposta alla distruzione della cosiddetta Sunrise Tower nel centro della città di Gaza e all’uccisione di uno dei leader di Hamas, Bassem Issa, il quale è deceduto a seguito di un raid israeliano insieme ad altri suoi compagni.

Stando agli ultimi dati forniti dal Ministero della Salute di Gaza, tra le 69 vittime palestinesi vi sono stati anche 17 bambini e 8 donne. Al momento, Israele conta circa 7 vittime, tra cui anche un bambino e un soldato. Tali informazioni sono giunte mentre la comunità musulmana si appresta a celebrare la ricorrenza sacra dell’Eid al-Fitr, che ha portato numerosi palestinesi a radunarsi nella moschea di al-Aqsa a Gerusalemme. Parallelamente, nella città israeliana di Haifa, gruppi di ebrei sono stati visti scontrarsi con arabi israeliani, lasciando presagire nuovi scenari di tensioni all’interno dei territori israeliani.

Un portavoce di Hamas, Hazem Qassem, ha affermato che il proprio gruppo continuerà a combattere per difendere il popolo palestinese, lasciando intendere che vi sarà una risposta maggiore agli attacchi israeliani. Parallelamente, a seguito di una conversazione telefonica con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, il capo della Casa Bianca, Joe Biden, si è detto ottimista circa una fine delle violenze tra israeliani e palestinesi. Ad ogni modo, ha specificato il presidente, Israele ha il diritto di autodifendersi. In tale quadro, si inseriscono le dichiarazioni del presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, il quale ha affermato che le violenze perpetrate da Israele contro i palestinesi in Cisgiordania e a Gaza vanno oltre quanto stabilito dalle convenzioni internazionali e che il popolo palestinese è impegnato a rispondere a tutte le violazioni e continuerà ad autodifendersi. Gerusalemme, è stato specificato, rappresenta una linea rossa, e fino a quando non verrà liberata dalla “occupazione israeliana” non sarà possibile parlare di pace, ma è qui che Israele desidera imporre con la forza un fatto compiuto. Ad ogni modo, Abbas ha esortato le parti palestinesi coinvolte a mettere da parte le divergenze e a unirsi proprio a Gerusalemme, mentre ha riferito di aver intrapreso contatti con diversi attori internazionali, tra cui anche gli Stati Uniti.

La violenta escalation, tuttora in corso, ha rappresentato il culmine di giorni di tensione a Gerusalemme Est, che hanno interessato diversi luoghi sacri, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio, le quali sono state viste impiegare proiettili di gomma, granate e gas lacrimogeni per allontanare i fedeli palestinesi. Contemporaneamente, anche la porta di Damasco, la Spianata delle Moschee e altri quartieri della Città Vecchia di Gerusalemme sono stati teatro di scontri e violenze tra le forze israeliane e i manifestanti palestinesi. In tale quadro, il 10 maggio stesso, il gruppo palestinese aveva avvertito Israele della possibilità di un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound della moschea di al-Aqsa, entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio, proseguiti poi nel corso dei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana.

In realtà, l’inizio delle tensioni a Gerusalemme risale al 2 maggio, quando la Corte Suprema Israeliana ha ordinato a quattro famiglie, composte da 30 adulti e 10 bambini, di abbandonare le proprie abitazioni nel quartiere di Sheikh Jarrah entro il 6 maggio, mentre ad altri nuclei familiari è stato concesso di rimanere fino al primo agosto prossimo. In totale sono 58 gli abitanti, di cui 17 minori, costretti ad evacuare, presumibilmente per dare maggiore spazio a un insediamento israeliano. Sheikh Jarrah è un quartiere residenziale situato a meno di un chilometro dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che Israele ritiene appartenga alla comunità ebraica. La decisione della Corte Suprema ha alimentato la rabbia dei palestinesi, scesi in piazza nei giorni successivi per protestare, il che ha provocato violenti scontri con le forze di polizia israeliane in diverse aree di Gerusalemme. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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