Libia: tra segnali incoraggianti e fratture interne

Pubblicato il 13 maggio 2021 alle 11:27 in Africa Libia

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Sebbene la nomina di nuove autorità esecutive e le continue operazioni di liberazione di prigionieri abbiano fatto sperare nella fine definitiva della crisi libica, vi sono ancora problematiche rimaste irrisolte. Non da ultimo, sono emersi disaccordi all’interno della squadra governativa, riguardanti, in particolare, la ministra degli Esteri, Najla el-Mangoush.

In particolare, secondo quanto riportato dai quotidiani al-Arabiya e Asharq al-Awsat, il capo del Consiglio presidenziale, Mohamed al-Menfi, ha accusato la ministra el-Mangoush di aver commesso una “palese violazione” dopo che questa ha esonerato tre ambasciatori dal proprio incarico e ha nominato nuovi individui al loro posto. In una lettera, trapelata dai media locali, al-Menfi avrebbe chiesto alla ministra di astenersi in futuro dal compiere operazioni simili, a meno che non siano previste dalla Legge, dall’accordo politico o dal Forum di dialogo politico. Da parte sua, el-Mangoush ha precedentemente affermato di aver agito in conformità con le norme vigenti, che prevedono la sostituzione di ambasciatori e diplomatici all’estero nel momento in cui il loro mandato scade e il Ministero degli Esteri non accetta di prolungarlo. Inoltre, la ministra ha chiesto di non essere coinvolta nelle controversie dei precedenti governi, che hanno talvolta provocato uno stato di confusione all’interno delle missioni diplomatiche della Libia all’estero.

Come spiegato da al-Arabiya, l’episodio giunge dopo che al-Mangoush è stata al centro di una campagna di opposizione portata avanti da membri della Fratellanza Musulmana e da milizie stanziate nell’Ovest del Paese, seguita a dichiarazioni in cui la ministra libica ha chiesto alla Turchia, così come ad altri Paesi stranieri, di allontanare le proprie forze e mercenari dal Paese, in linea con quanto previsto dall’accordo di cessate il fuoco siglato il 23 ottobre 2020. Esponenti islamisti, a detta di al-Arabiya, avrebbero impiegato anche i propri canali mediatici per richiedere le dimissioni di al-Mangoush. Ad ogni modo, ad oggi, la presenza militare di attori esterni nel Paese Nord-africano continua a rappresentare uno dei dossier più spinosi per il governo libico, che, secondo alcuni analisti citati dal quotidiano al-Arab, rischia di compromettere il cammino della Libia verso la riconciliazione e la transizione democratica, che si prevede culminerà con le elezioni presidenziali e legislative del 24 dicembre 2021.

Tali tematiche sono state discusse anche dall’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Jàn Kubis, nel corso della sua visita a Roma del 12 maggio. In particolare, durante i colloqui con il ministro degli Esteri italiano, Luigi di Maio, è stata ribadita la necessità di attuare le risoluzioni dell’Onu 2570 e 2571, l’accordo di cessate il fuoco e la road map stabilita a Tunisi a novembre 2020. Tra i punti da applicare, è stato specificato, vi è l’allontanamento di forze e mercenari stranieri dal Paese Nord-africano. Oltre all’importanza di rispettare l’embargo sulle armi e la sovranità libica, Kubis ha poi discusso con la ministra dell’Interno italiana, Luciana Lamorgese, degli sforzi profusi in materia di migrazione, accogliendo con favore l’iniziativa di Roma di aprire un corridoio umanitario, e l’intenzione dell’Italia di rafforzare la cooperazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, al fine di trasferire e reinsediare i migranti libici nel pieno rispetto dei diritti umani.

Accanto alla nomina delle autorità esecutive temporanee, nate con le elezioni del 5 febbraio all’interno del Forum di Dialogo politico, anche le operazioni di rilascio di prigionieri hanno dato speranza ai libici di una fine definitiva della crisi libica, iniziata il 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. A tal proposito, l’11 maggio, il Consiglio presidenziale libico ha reso noto che l’Operazione Vulcano di Rabbia, legata all’esercito affiliato al precedente governo tripolino, e l’Esercito Nazionale Libico (LNA) hanno condotto un nuovo scambio di prigionieri, pari a 35, nell’area di Sherif, nella Libia Sud-orientale. Poi, nella sera del 12 maggio, sono stati rilasciati altri 78 detenuti dalla prigione di Jdeida a Tripoli, arrestati nel corso dell’offensiva lanciata dall’LNA, il 4 aprile 2019, nella capitale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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