Israele schiera le truppe al confine con Gaza

Pubblicato il 13 maggio 2021 alle 20:53 in Israele Palestina

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Nel pomeriggio del 13 maggio, il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha autorizzato la mobilitazione di 9.000 soldati riservisti e le forze armate sono state schierate al confine con la Striscia di Gaza. 

Secondo quanto riferito da Al-Jazeera English, il Ministero della Difesa israeliano ha affermato che l’ultima mobilitazione di truppe è stata una “convocazione eccezionale”. Intanto, France24 riporta che i soldati israeliani sono stati schierati al confine con la Striscia di Gaza e i funzionari militari hanno affermato che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, inclusa un’invasione da terra. La chiamata dei riservisti è arrivata mentre continuano i bombardamenti israeliani contro Gaza e, dall’altra parte, Hamas non ha smesso di lanciare razzi contro Israele. 

Secondo il Jerusalem Post, a seguito dell’autorizzazione, le forze armate israeliane hanno mobilitato un totale di 7.000 riservisti, che renderanno più facile spostare le truppe su altri territori. Nella stessa giornata, un’altra batteria del sistema anti-missilistico israeliano, l’Iron Dome, è stata aggiunta a quelle collocate in tutto il Paese. L’annuncio di queste mosse è arrivato poco dopo che l’esercito israeliano ha riferito che circa 160 razzi e colpi di mortaio erano stati lanciati verso Israele, durante la giornata del 13 maggio. In totale, sono stati lanciati 1.600 razzi contro Israele, dal 10 maggio. Israele ha riportato 7 morti, tra cui un cittadino indiano. Anche un bambino israeliano è tra le vittime. Nella Striscia di Gaza, invece, il numero complessivo dei palestinesi uccisi dai bombardamenti è salito a 87, inclusi 18 bambini e 8 donne. 

Inoltre, una serie di scontri tra forze israeliane e gruppi di palestinesi sono scoppiati in Cisgiordania, nella sera del 12 maggio e sono continuati il giorno successivo. Almeno 3 palestinesi sarebbero rimasti uccisi e più di 40 feriti. A Nabulus, un uomo è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nel corso di scontri con l’esercito di Israele e due soldati sono rimasti feriti. A Hebron, invece, fonti locali hanno riferito che almeno 8 palestinesi sono rimasti feriti, il 13 maggio, dopo che un gruppo di israeliani ha preso d’assalto il villaggio di Duwwaneh. In generale, secondo al-Jazeera, la situazione è tesa in diverse località della Cisgiordania, dove la popolazione palestinese è scesa in piazza per manifestare la propria solidarietà con quanto accade nella Striscia di Gaza.

Sempre il 13 maggio, una delegazione della sicurezza egiziana è giunta a Tel Aviv al fine di provare a negoziare una tregua, ma, stando a quanto dichiarato dal corrispondente di al-Arabiya, non è chiaro se questa abbia ricevuto o meno l’autorizzazione per accedere anche a Gaza. Funzionari dell’intelligence egiziana hanno invece riferito che la delegazione ha dapprima incontrato Hamas proprio a Gaza. Ad ogni modo, la situazione continua a essere tesa e sembra non essere possibile parlare di un cessate il fuoco prima di sabato 15 maggio.

Le tensioni sono iniziate a Gerusalemme a partire dal 2 maggio, quando la Corte Suprema Israeliana ha ordinato a quattro famiglie, composte da 30 adulti e 10 bambini, di abbandonare le proprie abitazioni nel quartiere di Sheikh Jarrah. La situazione si è aggravata ulteriormente il 10 maggio, a seguito dell’assalto delle forze israeliane nella moschea di al-Aqsa a Gerusalemme, il terzo sito più sacro per i musulmani. Hamas ha dato un ultimatum, avvertendo Israele della possibilità di un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound della moschea di al-Aqsa, entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio, proseguiti poi nel corso dei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana.

L’ultima escalation non fa che aggravare un a situazione già estremamente difficile nella Striscia di Gaza, dove è in vigore da oltre 14 anni un embargo che ha portato due terzi della popolazione a vivere in condizioni estreme. Le Nazioni Unite hanno avvertito che il blocco israeliano ha provocato una situazione umanitaria “catastrofica”. Israele, da parte sua, giustifica la chiusura in entrata e in uscita imposta alla Striscia Gaza, sostenendo che questa è necessaria per isolare Hamas, contro il quale l’esercito israeliano ha combattuto tre guerre dal 2008. Oggi, oltre 2 milioni di palestinesi vivono a Gaza, in un’area di 365 km², con una densità di popolazione tra le più alte al mondo (oltre 4.000 abitanti per km quadrato). L’ONU afferma che oltre il 90% dell’acqua nella Striscia non è potabile e che i residenti dell’enclave sopravvivono con meno di 12 ore di elettricità al giorno. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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