Immigrazione: naufragio al largo della Tunisia, si temono morti

Pubblicato il 13 maggio 2021 alle 20:03 in Immigrazione Libia Tunisia

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Un’imbarcazione con a bordo 19 migranti è naufragata al largo delle coste della Tunisia. Almeno 17 di loro risulterebbero dispersi, mentre 2 donne sono riuscite a salvarsi. Lo ha riferito, giovedì 13 maggio, il portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), Flavio Di Giacomo, il quale ha specificato che il barcone sarebbe partito da Zwuara, in Libia.

Poche ore prima, il servizio dedicato alle segnalazioni nel Mediterraneo, Alarm Phone, aveva riferito di aver individuato circa 100 persone in pericolo al largo di Homs, nella Libia occidentale. L’Ong aveva ricevuto la chiamata da un gommone. Le persone a bordo chiedevano soccorso immediato, perché nell’imbarcazione stava entrando acqua. Almeno 5 persone erano state segnalate come in pericolo di vita. “Abbiamo allertato le autorità e chiediamo un intervento immediato!”, aveva scritto su Twitter Alarm Phone in mattinata. Poco dopo, l’organizzazione ha riferito di aver perso i contatti con il barcone. 

Di Giacomo ha ricordato che almeno 504 migranti sono morti nel Mediterraneo Centrale dall’inizio del 2021. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha stimato che, in generale, il numero di morti e dispersi in mare nei primi quattro mesi del 2021 ammonta a 616, cifra superiore rispetto ai dati del 2020, quando, nello stesso periodo, persero la vita, mentre tentavano di raggiungere le coste europee, 279 persone.

Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di aprile 2021, sono giunti in Europa, via mare e via terra, circa 3.543 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere l’Italia, seguita da Spagna (7.857), Grecia (2.320), Cipro (484) e Malta (79). Per quanto riguarda la penisola, i dati del Ministero dell’Interno riferiscono che, rispetto all’aprile 2020, in cui erano sbarcati 1.585 migranti, i dati relativi all’aprile 2021 segnano un lieve aumento, pari a 1.712 arrivi. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono tunisina, ivoriana, bengalese, guineana, ed egiziana. Dall’inizio dell’anno a fine aprile, invece, i minori non accompagnati ammontano a 1.373.

La Libia rimane una delle aree di transito più utilizzate dai migranti che intendono raggiungere l’Europa. I trafficanti di esseri umani, la maggior parte operanti nel Paese nordafricano, lanciano in mare gommoni o barche da pesca affollate che sperano di raggiungere le coste europee. Alcuni migranti scappano da conflitti o persecuzioni, mentre molte delle centinaia di migliaia di persone soccorse in mare negli ultimi anni fuggono dalla povertà. Il Paese, teatro per anni di una lunga guerra civile, rappresenta un punto di transito fondamentale per diversi migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana. 

Dal 2014, più di 20.000 persone hanno perso la vita in mare mentre cercavano di raggiungere il continente europeo dall’Africa. Più di 17.000 di questi decessi si sono verificati nel Mediterraneo centrale, descritto dalle Nazioni Unite come il percorso più pericoloso al mondo per migranti e richiedenti asilo.

Uno degli ultimi naufragi al largo della Libia si è verificato il 21 aprile, quando un gommone si è capovolto nelle acque a Nord-Est di Tripoli, facendo perdere le tracce di tutte le 130 persone che si ritiene fossero a bordo. Diverse organizzazioni che si occupano di diritti umani hanno accusato le autorità di non aver fatto abbastanza per salvare le vite. Anche il Papa e l’Onu hanno condannato l’incidente. Tuttavia, la Guardia Costiera libica e l’Agenzia di frontiera europea, Frontex, hanno respinto le critiche.

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Chiara Gentili

di Redazione

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