Turchia- Arabia Saudita: il dialogo continua

Pubblicato il 12 maggio 2021 alle 17:06 in Arabia Saudita Turchia

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In un periodo che vede sia la Turchia sia l’Arabia Saudita ripristinare i rapporti con Paesi precedentemente rivali, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, si è recato nel Regno del Golfo per una visita di due giorni che l’ha visto dialogare con il suo omologo saudita, Faisal bin Farhan al-Saud.

I colloqui si sono svolti alla Mecca l’11 maggio e hanno preso in esame gli sviluppi di alcuni dossier regionali e internazionali di mutuo interesse e le relazioni bilaterali tra Ankara e Riad. Cavusoglu, da parte sua, ha affermato che ha concordato con la controparte saudita di tenere consultazioni regolari, consapevoli che la loro cooperazione contribuirà a favorire stabilità, pace e prosperità nell’intera regione. Al suo arrivo in Arabia Saudita, il ministro turco aveva riferito che avrebbe discusso con le controparti saudite anche delle tensioni degli ultimi giorni a Gerusalemme, presso la moschea di al-Aqsa, e le “ingiustizie” a cui deve far fronte il popolo palestinese. A tal proposito, Cavusoglu ha affermato di aver preso in considerazione con l’omologo saudita le possibili mosse da intraprendere all’interno dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), la Lega araba e altre organizzazioni.

La visita di Cavusoglu fa seguito alla conversazione telefonica, del 4 maggio, tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il sovrano saudita, il re Salman bin Abdulaziz. Anche in questo caso sono stati analizzati i rapporti che legano i due Paesi, i quali si sono successivamente detti disposti a tenere aperti i canali di comunicazione. Come affermato dal quotidiano al-Arab, il fine ultimo è risanare delle relazioni definite “tese”, sebbene diversi analisti credono che tale obiettivo sarà difficilmente realizzabile.

La visita di Cavusoglu è stata la prima dall’assassinio del giornalista saudita, Jamal Khashoggi, avvenuta il 2 ottobre 2018, a seguito del quale i funzionari sauditi hanno percepito, da parte della Turchia, uno sfruttamento politico della vicenda definito “spregevole e opportunista”, dal momento che Ankara non può dirsi priva di accuse di maltrattamenti nei confronti di oppositori e attivisti politici. A detta degli analisti, sebbene l’Arabia Saudita abbia mostrato, nell’ultimo periodo, la volontà di riconciliarsi e interagire positivamente con la Turchia, ciò non significa che la regione del Golfo nel suo insieme, e i sauditi in particolare, abbiano dimenticato le posizioni antagoniste di Ankara. Come riportato da al-Arab, i Paesi del Golfo sanno che il cambiamento negli atteggiamenti della Turchia nasconde, in realtà, la sua volontà di ripristinare relazioni soprattutto economiche, che potrebbero aiutarla ad alleviare l’impatto della crisi in corso, attraendo capitali e sostenendo il mercato immobiliare e il settore turistico di Ankara.

Stando a quanto spiegato da al-Arab, l’economia turca è stata duramente colpita dalle tensioni alimentate dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, specialmente con l’Arabia Saudita. La maggior parte delle aziende saudite ha boicottato i prodotti turchi e alti funzionari del governo turco, che hanno preso di mira il Regno, sono stati allontanati. Il boicottaggio non ufficiale saudita delle merci turche ha ridotto il valore degli scambi tra i due Paesi del 98% e ha ridotto le esportazioni turche in Arabia Saudita a circa 75 milioni di dollari nei primi tre mesi del 2021, in calo rispetto agli 852 milioni dello stesso periodo del 2020, secondo i dati turchi. Motivo per cui, i funzionari di Ankara ora vogliono dimostrare di aver cambiato le proprie posizioni e di sostenere la riconciliazione del Golfo, promossa dalla dichiarazione di al-Ula del 5 gennaio scorso. Proprio a seguito di tale dichiarazione, che ha posto fine alla crisi del Golfo scoppiata il 5 giugno 2017, le campagne diplomatiche e mediatiche ostili della Turchia contro l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno lasciato il posto a una narrativa di sostegno alla riconciliazione tra i paesi del Golfo.

Da parte sua, l’Arabia Saudita insiste sulla necessità che la Turchia rispetti la sicurezza del mondo arabo, fermando la sua interferenza in un certo numero di dossier, come Siria, Iraq e Libia. Ad ogni modo, mentre Ankara, a partire dal 12 marzo scorso, ha annunciato di aver ristabilito contatti diplomatici e a livello di intelligence con un altro Paese regionale con cui aveva interrotto i rapporti dal 2013, l’Egitto, anche Riad sembra essere alla ricerca di nuove alleanze. Ciò è stato dimostrato anche dalla visita di Tamim bin Hamad al-Thani, l’emiro del Qatar, un Paese alleato della Turchia, il quale, il 10 maggio, si è recato in visita in Arabia Saudita per la prima volta dalla dichiarazione di al-Ula. 

Quest’ultima ha favorito un apparente disgelo dopo la crisi scoppiata il 5 giugno 2017, quando Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrain avevano imposto sul Qatar un embargo diplomatico, economico e logistico. La decisione era nata in seguito alle accuse rivolte a Doha per via del suo presunto sostegno e finanziamento di gruppi terroristici, tra cui Hamas ed Hezbollah, e dell’appoggio all’Iran, principale rivale di Riad nella regione. Da quel momento, i quattro Paesi avevano chiuso i loro confini marittimi, terrestri e aerei con il Qatar. Doha ha ripetutamente negato le accuse nei suoi confronti e ha più volte affermato che non vi era “alcuna giustificazione legittima” per la rottura dei rapporti. Poi, il 5 gennaio scorso, il cosiddetto “Quartetto” ha deciso di porre ufficialmente fine alla crisi e, nella dichiarazione finale di al-Ula, è stato affermato di voler unire gli sforzi per far fronte alle minacce comuni, Iran in primis. Nelle settimane successive, i Paesi coinvolti hanno gradualmente aperto le proprie frontiere al Qatar.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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