Taiwan: la Cina vende vaccini all’Honduras per fini geopolitici

Pubblicato il 12 maggio 2021 alle 12:38 in America centrale e Caraibi Taiwan

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L’Honduras ha chiesto vaccini contro il coronavirus alla Cina destando preoccupazioni a Taiwan in quanto il Paese centroamericano è uno tra i pochi a riconoscere le autorità di Taiwan come il governo legittimo di tutto il territorio cinese. Taipei ha quindi accusato Pechino di utilizzare i vaccini per ottenere vantaggi geopolitici.

Il 10 maggio, l’Honduras ha reso noto che riceverà aiuto dallo Stato confinante di El Salvador, che ha interrotto i rapporti con Taiwan nel 2018, per comprare vaccini cinesi contro il coronavirus. Su Twitter, nella stessa giornata, il Ministero della salute honduregno ha specificato che El Salvador assisterà il proprio Paese a superare il blocco geopolitico per l’acquisto e che le autorità faranno di tutto per comprare vaccini per la popolazione. Dopo tale annuncio, l’11 maggio, il presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernandez, ha affermato che il proprio Paese potrebbe istituire un ufficio commerciale nella Cina continentale per ottenere il vaccino.

L’Honduras e altri Paesi centroamericani, come il Guatemala, non hanno relazioni ufficiali con il governo di Pechino e riconoscono, invece, le autorità di Taipei. Al momento, vari Paesi della regione, almeno 11, stanno ricevendo vaccini cinesi, ad eccezione di quelli che non riconoscono il governo di Pechino. A livello internazionale, sono 15 le Nazioni che ritengono legittimo il governo di Taiwan e sono concentrate soprattutto tra il centro-America e il Pacifico. Tali Paesi sono il Guatemala, l’Honduras, la Santa Sede, Haiti, il Paraguay, il Nicaragua, Eswatini, Tuvalu, Narau, Saint Vincent and the Grenadines, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Belize, Isole Marshall e Palau.

Il 12 maggio, la portavoce del Ministero Affari Esteri di Taiwan, Joanne Ou, ha dichiarato che la Cina sta utilizzando la scarsità di vaccini in tali Paesi per concludere accordi di fornitura in cambio di benefici politici e diplomatici. Ou ha affermato che una simile situazione ha già riguardato il Paraguay e ha dichiarato che tale comportamento da parte cinese sia “un atto vergognoso di noncuranza delle necessità sanitarie”. Ciò nonostante, nella stessa giornata, il ministro degli Esteri dell’Honduras, Lisandro Rosales, ha riconfermato la stabilità delle proprie relazioni con Taiwan, aggiungendo però che l’attuale priorità del proprio governo è quella di ottenere vaccini per la sua popolazione. Dall’inizio della pandemia, l’isola ha fornito aiuti soprattutto economici ai Paesi centroamericani.

In risposta alla vicenda, la portavoce dell’Ufficio per gli affari di Taiwan del Consiglio di Stato della Cina, Zhu Fenliang, ha dichiarato che la Cina ha preso l’impegno di contribuire alla fornitura di vaccini nel mondo in via di sviluppo come beni pubblici. Zhu ha affermato di sperare che i Paesi in questione possano gestire le questioni legate a Taiwan in base al principio “una sola Cina”.

Secondo quest’ultimo, la Cina considera l’isola una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Tsai si è altresì impegnata ad intensificare i rapporti dell’isola con Washington, suo maggior fornitore di armi da difesa. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

La spaccatura tra RPC e ROC risale alla fine della guerra civile cinese, conclusasi con la vittoria del Partito Comunista Cinese sul Guomindang, spesso definito partito nazionalista, e alla conseguente nascita della Nuova Cina, ovvero la RPC, il primo ottobre 1949. Dopo la sconfitta, il Guomindang si ritirò a Taiwan dove spostò il governo che aveva istituito nella Cina continentale e che, a livello internazionale, fu riconosciuto come governo dell’intera Cina fino al 1971, anno in cui le autorità di Pechino presero il posto di quelle di Taipei alle Nazioni Unite in rappresentanza della Cina con la Risoluzione 2758.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione