Russia dichiara “persona non grata” la portavoce degli USA a Mosca

Pubblicato il 12 maggio 2021 alle 11:31 in Russia USA e Canada

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La Russia ha espulso, mercoledì 12 maggio, la portavoce dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Mosca, Rebecca Ross, dopo averla inserita, lo stesso giorno, nell’elenco di 10 diplomatici statunitensi etichettati come “persona non grata”.

Si tratta di una risposta diplomatica speculare alle recenti misure che la Casa Bianca ha imposto contro la Federazione Russa. Washington, il 15 aprile, non solo ha emanato sanzioni punitive contro Mosca, ma ha altresì espulso 10 diplomatici russi dal Paese. La mattina del 12 maggio, Ross è stata convocata presso il Ministero degli Affari Esteri russo dove le è stata consegnata la nota che la informava sulla decisione del Cremlino. In precedenza, il 21 aprile, la Russia, dopo aver espulso 10 diplomatici statunitensi dal Paese, aveva affermato che tale mossa rappresentava solo l’inizio di una “lunga serie di contromisure che il Paese intende adottare per rispondere all’ondata di sanzioni dagli Stati Uniti”.

Nell’ultimo periodo, le relazioni tra la Russia e i Paesi Occidentali si sono notevolmente deteriorate. Oltre alla Polonia, anche la Slovacchia, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, l’Ucraina, l’Italia e, infine, gli Stati Uniti hanno annunciato l’espulsione di diplomatici russi. Mosca ha sempre risposto adottando misure speculari a quelle degli altri Paesi. 

In tal contesto, è importante sottolineare che gli Stati Uniti hanno varato, il 15 aprile, una nuova ondata di sanzioni. Oltre a inserire nella lista nera 32 società russe, Washington ha altresì espulso 10 diplomatici russi e ha imposto una serie di limitazioni per il mercato del debito sovrano di Mosca. Riguardo a quest’ultimo punto, l’ordine esecutivo firmato dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha autorizzato la Casa Bianca a sanzionare qualsiasi settore dell’economia russa, con la possibilità di limitare la capacità di Mosca di emettere titoli di debito sovrano. Inoltre, la misura ha vietato agli istituti finanziari statunitensi di prendere parte al mercato primario delle obbligazioni sovrane russe denominate in rubli, a partire dal 14 giugno. Il giorno seguente, 16 aprile, Mosca ha risposto dichiarando “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi. La Russia non si è limitata solo a questo, ma ha altresì suggerito all’ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, John Sullivan, di rientrare a Washington per “consultazioni serie”, dopo aver inserito dieci alti funzionari della presente e delle passate amministrazioni presidenziali nella lista nera delle persone che non possono entrare in Russia. Più tardi, il 20 aprile, Sullivan, è stato convocato a Washington per consultazioni. Il giorno seguente, il 21 aprile, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha dichiarato “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi, ordinando loro di lasciare il Paese entro il 22 maggio.

I rapporti tra Russia e Stati Uniti, fondamentali per la sicurezza e la stabilità globale, stanno attraversando un periodo difficile a causa dei diversi approcci dei due Paesi su una serie di importanti questioni internazionali, tra cui la situazione in Medio Oriente, in particolare riguardo la Siria, l’Afghanistan, l’Ucraina e il Donbass. Un altro punto di attrito include gli accordi sul nucleare e sul controllo degli armamenti. Nonostante l’amministrazione Biden abbia approvato, il 3 febbraio, il rinnovo del Trattato New START sulla riduzione degli arsenali nucleari, Washington si è ritirata dal Trattato sui Cieli Aperti il 22 novembre 2020, citando presunte violazioni di Mosca. Da parte sua, la Russia ha altresì annunciato, lo scorso 15 gennaio, la volontà di uscire dall’accordo, significativamente compromesso dall’assenza degli USA. Inoltre, il 4 maggio, il governo della Federazione Russa ha approvato la proposta per denunciare il Trattato sui Cieli Aperti.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione