Mali: cosa sappiamo del rapimento del giornalista francese

Pubblicato il 12 maggio 2021 alle 7:35 in Burkina Faso Mali

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Il rapimento in Mali del giornalista francese, Olivier Dubois, è stato effettuato dagli stessi militanti, affiliati ad al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), ritenuti responsabili dell’uccisione di 3 europei in Burkina Faso. 

“Sono Olivier Dubois. Sono francese. Sono un giornalista. Sono stato rapito a Gao l’8 aprile dal JNIM (Jama’at Nasr al-Islam wal Muslimin)”, ha dichiarato lo stesso reporter in un video di 21 secondi, diffuso il 5 maggio. “Parlo alla mia famiglia, ai miei amici e alle autorità francesi affinché facciano tutto ciò che è in loro potere per liberarmi”, ha aggiunto Dubois. 

Il JNIM, il cui acronimo arabo è tradotto in italiano con “Fronte d’Appoggio all’Islam e i Musulmani”, è un’organizzazione jihadista nata sotto la guida del tuareg maliano Iyad Ag Ghali, il 2 marzo del 2017, dalla fusione di tre gruppi islamisti della regione: Ansar Dine (gli “Ausiliari della religione”), Imarat mantikat al-Sahra (“la Brigada del Emirato del Sahara”) e al-Mourabitoun (“le Sentinelle”). Lo stesso 2 marzo del 2017, i tre hanno giurato fedeltà ad AQIM (al-Qaeda nel Maghreb Islamico), sebbene l’ultima di queste tre organizzazioni si fosse già unita ad al-Qaeda, a seguito di un attacco congiunto all’hotel Radisson Blu a Bamako, la capitale del Mali, effettuato il 20 novembre 2015 e che ha causato la morte di 20 civili.

Iyad ag Ghali, a capo del JNIM, è stato uno dei leader della rivolta tuareg del Mali del 1990-1995, nonché il fondatore, nel 2012, dell’organizzazione islamista Ansar Dine, che ha avviato la guerra secessionista e jihadista che ha sconvolto il Nord del Mali e la regione intera a partire da marzo del 2012, insieme al Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa Occidentale (MUJAO) e al Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad (MNLA). Era stato lo stesso leader di AQIM, l’algerino Abdelmalek Droukdel, a chiedere a Iyad Ag Ghali di federare, tramite Ansar Dine (a volte traslitterato come Ansar Eddine), i combattenti del Nord del Mali. Guidata dall’algerino Mokhtar Belmokhtar, al-Mourabitoune (“le Sentinelle”) è considerata la falange più potente di AQIM nel Sahel ed estende la portata dei suoi attacchi dal Mali al Sud della Libia.

Dubois è il primo cittadino francese a essere preso in ostaggio da militanti jihadisti in Mali da quando l’operatrice umanitaria francese Sophie Petronin è stata liberata nell’ottobre del 2020, 4 anni dopo essere stata rapita nel 2016, sempre a Gao. Il capo di Reporter senza frontiere, Arnaud Froger, ha confermato la notizia del rapimento di Dubois e ha chiesto alle autorità di fare tutto il possibile per mettere ogni mezzo a loro disposizione per cercare di ottenere il suo rilascio. “Sappiamo che le autorità del Mali e quelle francesi sono consapevoli di quello che è successo e ci stanno lavorando. Quindi abbiamo mantenuto questo silenzio il più a lungo possibile. Ma ora con questo video non è più possibile, quindi cercheremo di riunire tutti e vedere cosa fare al riguardo”, ha aggiunto Froger. Dubois ha lavorato per la rivista francese Le Point e per il quotidiano Libération.

Una questione da sottolineare riguardo al rapimento del giornalista francese in Mali è il fatto che il gruppo jihadista responsabile sembra essere lo stesso che ha rivendicato l’uccisione di due giornalisti spagnoli e del direttore irlandese di una fondazione per la fauna selvatica, che sono stati rapiti in un’imboscata nel Burkina Faso orientale, il 26 aprile. Questi viaggiavano con una pattuaglia anti-bracconaggio formata da 40 persone, tra cui alcuni soldati. In un messaggio audio ascoltato dall’Associated Press (AP), militanti che si identificano come parte del JNIM hanno rivendicato l’attacco: “Abbiamo ucciso tre bianchi. Abbiamo anche due veicoli con pistole e 12 motociclette”, ha riferito la registrazione, secondo i giornalisti dell’AP.

“Questa offensiva è di importanza significativa perché mostra la capacità di organizzare un assalto strategico e letale contro un convoglio significativo, pesantemente protetto dalle forze di sicurezza e dai ranger del Burkinabe”, ha dichiarato Flore Berger, un analista che si occupa della regione. Due soldati feriti nell’attacco ed evacuati in un ospedale militare della capitale, Ouagadougou, hanno riferito ad AP di essere stati attaccati da un gruppo di jihadisti, più numerosi della loro pattuglia. Un soldato è stato colpito a una gamba e l’altro al braccio, provocandone l’amputazione. I due militari hanno insistito sul mantenere l’anonimato perché non erano autorizzati a parlare con la stampa. Quando i jihadisti hanno attaccato, i soldati hanno cercato di formare uno scudo protettivo attorno agli stranieri, ma una volta cessata la sparatoria si sono resi conto che questi erano scomparsi. 

La regione desertica in cui convergono i confini del Niger, del Mali e del Burkina Faso, è nota come “tri-border area” ed è una zona particolarmente instabile poiché costantemente presa di mira dai militanti islamisti che operano nel Sahel, che collaborano con “banditi” locali. La situazione nel Sahel è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Nord del Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata guidata da membri di gruppi armati tuareg alleati con alcuni combattenti di al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, il movimento è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Il supporto internazionale, con una serie di iniziative sotto l’egida delle Nazioni Unite e dell’UE, ha indebolito i militanti, ma la zona è rimasta instabile e le violenze non solo continuano, ma hanno raggiunto nuovi record nel 2021. 

A tale proposito, è possibile citare alcuni dei numerosi assalti in questa aerea. Il 15 marzo, un centinaio di aggressori su motociclette e camioncini hanno ucciso 33 soldati e ne hanno feriti altri 14 in un attacco vicino a Tessit, nel Mali centrale. Le forze di pace che operano nell’ambito della Missione di Stabilizzazione Integrata Multidimensionale delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA) hanno supportato l’evacuazione dei morti e dei feriti e i soldati della missione a guida francese di stanza in Africa occidentale, l’Operazione Barkhane, hanno aiutato l’esercito maliano a proteggere l’area dopo l’attacco. Il 21 marzo, solo quattro giorni dopo, i militanti hanno ucciso 141 persone in una serie di assalti coordinati nella regione di Tahoua, nel Sud-Ovest del Niger, sempre nella tri-border area. Gli attacchi sono avvenuti vicino al confine con il Mali e anche non lontano da Tillaberi, un’altra regione di confine nigeriana, particolarmente interessata dalle violenze. 

Lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) ha rivendicato l’assalto del 15 marzo a Tessit (Mali) ed è considerato responsabile delle violenze a Tillaberi e Tahoua (Niger). L’ISGS è un’organizzazione militante islamista affiliata allo Stato Islamico dal 2015, nata da una divisione interna all’organizzazione nota come al-Mourabitoun, “le Sentinelle”, come già accennato confluita poi nelJNIM. Questo gruppo, a sua volta, è stato formato da una fusione, nel 2013, tra il battaglione al-Mulathamun, “gli Uomini Mascherati” e il Movimento per l’Unità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO). Entrambe le organizzazioni erano derivate da AQIM. A maggio del 2015, Adnan Abu Walid al-Sahraoui e i suoi seguaci dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) hanno promesso fedeltà all’ISIS. 

Tuttavia, anche Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP), potrebbe aver aiutato l’ISGS nei recenti assalti effettuati nella tri-border area, secondo alcune fonti. L’ISWAP è nato da una divisione dall’organizzazione terroristica nigeriana, Boko Haram, che stava subendo gravi perdite a partire da gennaio 2015, a causa delle offensive di una coalizione delle forze militari della Nigeria, del Ciad, del Camerun e del Niger. Il 7 marzo 2015, Abubakar Shekau, leader di Boko Haram, ha promesso fedeltà allo Stato Islamico della Siria e del Levante, che ha accettato i nuovi adepti e ha annunciato l’espansione del califfato in Africa occidentale, dichiarando che qualsiasi aspirante jihadista che non riuscisse ad entrare in Siria e in Iraq poteva recarsi a combattere in Africa. Nell’agosto 2016, la leadership dello Stato Islamico ha riconosciuto e nominato Abu Musab al-Barnawi come leader de facto dell’ISWAP, cosa che Shekau ha rifiutato di accettare. A causa di lotte intestine, la neonata organizzazione si è divisa in due fazioni, la fazione di al-Barnawi (ISWAP) e la fazione di Shekau (Boko Haram). Si stima che l’ISWAP contasse tra i 3.500 e i 5.000 combattenti, nel febbraio del 2020.

Il dato importante da cogliere è che l’ISWAP ha effettuato attacchi prevalentemente in Nigeria, sin dalla sua formazione. Invece, il centro delle attività dell’ISGS si trova a oltre mille chilometri da Boko Haram e dalla principale area in cui opera l’ISWAP, nella regione Nord-orientale della Nigeria. Questa possibile collaborazione tra jihadisti, unita a quella con i banditi ed alcune comunità locali, nel Sahel genera una serie di rischi per la sicurezza che sono difficili da prevedere. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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