L’escalation a Gaza si intensifica, Hamas e Israele “verso una guerra totale”

Pubblicato il 12 maggio 2021 alle 8:59 in Israele Palestina

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L’esercito israeliano e il gruppo palestinese Hamas hanno continuato ad attaccare i rispettivi territori, mercoledì 12 maggio, in quello che è stato definito il più intenso scambio di bombardamenti dal 2014.

Secondo quanto dichiarato dalle autorità della Sanità di Gaza, nel primo pomeriggio del 12 maggio, il bilancio delle vittime include almeno 53 palestinesi, di cui 14 bambini, mentre il numero dei feriti ha raggiunto quota 320. Anche da parte israeliana sono stati registrati 6 morti dall’inizio dell’escalation, il 10 maggio, tra cui un uomo e sua figlia nella città di Lod, rimasti uccisi da un missile mentre si trovavano all’interno della propria auto. Come riportato da un corrispondente del quotidiano al-Arabiya, Israele si sta preparando a un’operazione su larga scala nella Striscia di Gaza, dopo che il proprio esercito ha annunciato l’uccisione di due leader di spicco di Hamas e di un comandante di Gaza City, a seguito dei raid nelle ultime ore. Tra questi ci sarebbero un capo del dipartimento della sicurezza dei servizi di intelligence militare, Hassan Kaogi, e il suo vice, Wail Issa, alla guida del dipartimento anti-spionaggio. In tale quadro, alcuni post diffusi sui social media e report giornalistici hanno riferito che l’esercito israeliano ha dispiegato carri armati al confine meridionale tra Israele e i territori palestinesi di Gaza, il che lascia presagire l’inizio di una nuova fase della propria operazione “Guardiano delle Mura”.

Il corrispondente di Al-Arabiya ha poi affermato che un intenso attacco missilistico israeliano ha preso di mira una stazione di polizia e la sede del governo nella Striscia di Gaza, mentre il portavoce del Ministero dell’Interno a Gaza, Iyad Al-Bazam, ha dichiarato che gli aerei israeliani hanno lanciato diversi raid che hanno causato la distruzione di tutti gli edifici del quartier generale della polizia nella Striscia di Gaza. Nel frattempo, i residenti di Gaza sono stati costretti ad evacuare dalle proprie abitazioni, dopo che gli ultimi bombardamenti di Israele hanno colpito il quartiere meridionale di Khan Younis, nelle prime ore del 12 maggio, oltre alla torre residenziale di al-Jawhara, che ospita più di 160 famiglie palestinesi, e a quella di Hanadi, dove risiedevano circa 80 nuclei familiari.

Al contempo, Israele ha precedentemente riferito che uno dei raid di Hamas ha colpito un gasdotto situato nei pressi della città meridionale di Ashkelon, provocando un vasto incendio. Ciò è avvenuto mentre il gruppo palestinese di Gaza, Hamas, ha promesso di colpire obiettivi israeliani in risposta agli attacchi aerei contro Gaza e alle violenze perpetrate dalla polizia di Israele contro i fedeli della moschea di al-Aqsa. In tale quadro, fonti israeliane hanno affermato che sono stati più di 1.000 i razzi lanciati dalla Striscia di Gaza contro i territori israeliani, dalla sera del 10 maggio. Tra gli obiettivi colpiti, è stato specificato, vi è stata anche la base aerea di Nevatim, nel deserto settentrionale del Negev, nel Sud di Israele. Da parte loro, le Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas, hanno dichiarato, nella notte tra l’11 e il 12 maggio, di aver lanciato più di 200 razzi contro Israele, e che stava per lanciarne 110 contro la città di Tel Aviv e altri 100 contro Beersheva, in risposta agli attacchi israeliani contro abitazioni civili. Alla luce di ciò, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato lo stato di emergenza nella città di Lod, dopo che le forze di polizia locali hanno riferito dello scoppio di rivolte da parte della minoranza araba locale, conseguenza dell’uccisione di un arabo israeliano residente nella città. Anche nell’aeroporto di Ben Gurion sono state imposte rigide misure di sicurezza.

Di fronte a tale scenario, il coordinatore speciale dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Tor Wennesland, ha messo in guardia da quella che potrebbe rivelarsi una “guerra totale” tra Hamas e Israele. Motivo per cui, le parti sono state esortate a favorire una de-escalation, considerato che il costo della guerra a Gaza potrebbe essere “devastante” e a pagarlo sarebbe la “gente comune”. Nonostante ciò, il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, nella sera dell’11 maggio ha affermato che i raid contro Gaza delle ore precedenti “sono solo l’inizio”. Dall’altro lato, il capo dell’ufficio politico di Hamas, Isma’il Haniyeh, ha affermato che se Israele vorrà intensificare i propri attacchi “la resistenza è pronta” ad affrontarlo, ma se, al contrario, vorrà fermarsi anche il gruppo palestinese si fermerà.

La violenta escalation ha rappresentato il culmine di giorni di tensione a Gerusalemme Est, che hanno interessato diversi luoghi sacri, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio, le quali sono state viste impiegare proiettili di gomma, granate e gas lacrimogeni per allontanare i fedeli palestinesi. Contemporaneamente, anche la porta di Damasco, la Spianata delle Moschee e altri quartieri della Città Vecchia di Gerusalemme sono stati teatro di scontri e violenze tra le forze israeliane e i manifestanti palestinesi. In tale quadro, il 10 maggio stesso, il gruppo palestinese aveva avvertito Israele della possibilità di un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound della moschea di al-Aqsa, entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme già dalla sera del 10 maggio, proseguiti poi nel corso dei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana.

In realtà, l’inizio delle tensioni a Gerusalemme risale al 2 maggio, quando la Corte Suprema Israeliana ha ordinato a quattro famiglie, composte da 30 adulti e 10 bambini, di abbandonare le proprie abitazioni nel quartiere di Sheikh Jarrah entro il 6 maggio, mentre ad altri nuclei familiari è stato concesso di rimanere fino al primo agosto prossimo. In totale sono 58 gli abitanti, di cui 17 minori, costretti ad evacuare, presumibilmente per dare maggiore spazio a un insediamento israeliano. Sheikh Jarrah è un quartiere residenziale situato a meno di un chilometro dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che Israele ritiene appartenga alla comunità ebraica. La decisione della Corte Suprema ha alimentato la rabbia dei palestinesi, scesi in piazza nei giorni successivi per protestare, il che ha provocato violenti scontri con le forze di polizia israeliane in diverse aree di Gerusalemme. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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