Gli ultimi aggiornamenti su Israele e Gaza

Pubblicato il 12 maggio 2021 alle 21:02 in Israele Palestina

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Nel pomeriggio del 12 maggio, Hamas ha lanciato altri 130 razzi verso i territori israeliani, affermando che si trattava di una risposta alla completa demolizione della torre di Al-Shorouq a Gaza. Gli USA hanno chiamato Netanyahu e la Turchia ha usato parole dure contro Israele. 

Durante la giornata del 12 maggio la tensione tra le parti è continuata ad aumentare e una nuova raffica di razzi contro Israele è stata lanciata nel tardo pomeriggio, dopo che i missili israeliani hanno distrutto un’altra torre, la terza, a Gaza. Si trattava di un edificio che ospitava aziende e uffici dei media e del canale televisivo satellitare Al-Aqsa, controllato da Hamas. Si trovava nell’antico quartiere romano, in una delle vie più trafficate di Gaza. Dei 130 razzi lanciati contro il territorio israeliano, sei o sette hanno eluso il sistema antimissilistico “Iron Dome” israeliano e alcuni di questi sono atterrati ad Ashkelon, una città costiera centrale di Israele. Intanto, i giornalisti di al-Jazeera e l’esercito israeliano hanno confermato che le sirene stavano suonando in diverse comunità meridionali e nell’area di Tel Aviv, nella serata del 12 maggio. 

I bombardamenti israeliani sono andati avanti per tutta la giornata e Hamas ha confermato che il suo comandante di Gaza City, Bassem Issa, è stato ucciso in un attacco insieme ad altri membri anziani del gruppo. Fonti locali hanno aggiunto che aerei da combattimento israeliani hanno bombardato siti appartenenti a gruppi armati palestinesi, oltre agli edifici di sicurezza e a tutte le stazioni di polizia dell’enclave. Tuttavia, queste offensive hanno colpito anche i civili e nel quartiere di Tel al-Hawa, a Gaza City, una donna incinta, Reema Telbani, e suo figlio sono stati uccisi da un attacco israeliano contro la loro casa. Il ministero della Salute di Gaza ha riferito che il bilancio complessivo delle vittime dall’inizio dell’offensiva, la sera del 10 maggio, è di 65 persone, inclusi 16 bambini. I feriti sono almeno 365. Sul fronte israeliano, i feriti sono almeno 100 e le vittime 6, tra questi c’è un minore. Quest’ultimo è deceduto a seguito dell’ultima raffica di razzi sparata da Hamas, secondo il gruppo di soccorso volontario United Hatzalah. Uno di questi razzi avrebbe colpito la città di Sderot, situata a pochi chilometri da Gaza, causando la morte del bambino e il ferimento di altre 5 persone. 

Sempre il 12 maggio, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, ha ribadito il “sostegno ferreo” di Washington ad Israele in una chiamata con la sua controparte israeliana e ha ribadito l’importanza di “ripristinare la calma”. Nel pomeriggio, anche il segretario di Stato, Antony Blinken, ha tenuto una conversazione telefonica con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e ha espresso la sua preoccupazione per la “raffica di attacchi missilistici” contro Israele, ribadendo l’invito a tutte le parti  verso una distensione. Sul fronte opposto, le parole del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sono state molto più dure. Durante una conversazione con il suo omologo russo, Vladimir Putin, Erdogan ha dichiarato che la comunità internazionale dovrebbe “dare una forte lezione ad Israele”, facendo riferimento alla sua condotta nei confronti della popolazione palestinese. Intanto, al-Jazeera riferisce che, durante la sua visita in Siria, il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, avrebbe incontrato un’organizzazione formata da gruppi armati palestinesi, e avrebbe discusso con un rappresentante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il FPLP. L’incontro era finalizzato a mostrare al mondo la solidarietà dell’Iran verso la Palestina, secondo Talal Naji, segretario generale aggiunto del FPLP.

La situazione è peggiorata a seguito di un progressivo aumento delle tensioni a Gerusalemme Est, a partire dal 2 maggio, quando la Corte Suprema Israeliana ha ordinato a quattro famiglie, composte da 30 adulti e 10 bambini, di abbandonare le proprie abitazioni nel quartiere di Sheikh Jarrah, un quartiere residenziale situato a meno di un chilometro dalle mura della Città Vecchia di Gerusalemme, che Israele ritiene appartenga alla comunità ebraica. La decisione della Corte Suprema ha alimentato la rabbia dei palestinesi, scesi in piazza nei giorni successivi, dove ci sono stati violenti scontri con le forze di polizia israeliane. Le tensioni hanno interessato anche luoghi sacri, primo fra tutti la moschea di al-Aqsa, presa d’assalto dalle forze israeliane nella mattina del 10 maggio, le quali sono state viste impiegare proiettili di gomma, granate e gas lacrimogeni per allontanare i fedeli palestinesi. Contemporaneamente, anche la porta di Damasco, la Spianata delle Moschee e altri quartieri della Città Vecchia di Gerusalemme sono stati teatro di scontri e violenze tra le forze israeliane e i manifestanti palestinesi.

L’escalation ha raggiunto il culmine il 10 maggio, quando Hamas ha avvertito Israele della possibilità di un attacco su larga scala se le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound della moschea di al-Aqsa, entro le 2:00 del mattino. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro il territorio israeliano già dalla sera del 10 maggio, proseguiti poi nel corso dei giorni successivi. Agli attacchi del gruppo palestinese ha immediatamente fatto seguito la risposta israeliana. 

Nella Striscia di Gaza è in vigore da oltre 12 anni un embargo che ha portato due terzi della popolazione a vivere in condizioni estreme. Le Nazioni Unite hanno avvertito che il blocco israeliano ha provocato una situazione umanitaria “catastrofica”. Israele, da parte sua, giustifica la chiusura in entrata e in uscita imposta alla Striscia Gaza, sostenendo che questa è necessaria per isolare Hamas, contro il quale l’esercito israeliano ha combattuto tre guerre dal 2008. Oggi, oltre 2 milioni di palestinesi vivono a Gaza, in un’area di 365 km², con una densità di popolazione tra le più alte al mondo (oltre 4.000 abitanti per km quadrato). L’ONU afferma che oltre il 90% dell’acqua nella Striscia non è potabile e che i residenti dell’enclave sopravvivono con meno di 12 ore di elettricità al giorno. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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