Ciad: la proposta dell’Unione Africana e le proteste

Pubblicato il 12 maggio 2021 alle 20:15 in Africa Ciad

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L’Unione Africana ha individuato tre opzioni per il ripristino dell’ordine costituzionale in Ciad, il 12 maggio, mentre alcuni cittadini scendono in piazza per supportare il governo militare e altri preparano proteste per contestarlo. 

L’Unione Africana (UA) ha inviato un gruppo di esperti in Ciad, il 29 aprile, per una missione volta ad indagare la situazione nel Paese, a seguito della morte del presidente Idriss Déby Itno, il 19 aprile, e della presa di potere da parte di una Giunta Militare. In un rapporto, a cui fa riferimento l’agenzia di stampa Reuters il 12 maggio, i membri di tale squadra hanno proposto tre possibili strade da percorrere per il ritorno all’ordine costituzionale e ad un governo democratico. La prima prevede che il Consiglio di Sicurezza dell’UA sostenga la transizione militare, monitorando la situazione tramite la nomina di un inviato speciale per garantire che i militari mantengano la promessa di organizzare le elezioni entro 18 mesi. Un’altra opzione sarebbe quella di fare pressioni sulla Giunta per condividere il potere equamente con un governo civile. L’ultima possibilità vede una cessione di potere verso un presidente civile, che potrebbe essere affiancato da un vicepresidente militare.

Inoltre, gli esperti hanno sottolineato che la Carta di Transizione presentata dalla Giunta Militare all’indomani della presa di potere era “del tutto inadeguata” e hanno incoraggiato la stesura di una nuova costituzione nazionale più inclusiva e di delineare un piano rapido per nuove elezioni. La missione ha inoltre sottolineato l’importanza di smobilitare i gruppi ribelli e invitarli a partecipare al dialogo sulla formazione di un nuovo governo democratico. Secondo quanto riferito dal quotidiano AfricaNews, il Comitato dell’Unione Africana sul Ciad era diviso sulle soluzioni da proporre alla situazione in Ciad e nei giorni scorsi ha annunciato di aver dovuto rimandare alcuni incontri per “problemi tecnici”. 

Intanto, anche il Paese appare diviso. Un gruppo di opposizione, noto come Wakit Tama che significa “è giunto il momento” in arabo ciadiano, continua a chiedere le dimissioni del governo militare ad interim ed annuncia nuove proteste, il 19 maggio. Le precedenti manifestazioni, il 27 aprile, si erano concluse con oltre 700 arresti e con un bilancio di 15 morti, secondo l’organizzazione, e 6, secondo le autorità ciadiane. Il governo ad interim del Ciad ha continuato a minimizzare le recenti dimostrazioni e il suo ministro delle Comunicazioni, Abderaman Koulamallah, ha dichiarato che non c’è motivo di mettere in discussione il processo di transizione. Questo ha inoltre affermato che il malcontento proveniva solo da pochi quartieri di N’Djamena e che la polizia aveva il diritto legale di ripristinare l’ordine. A tale proposito, è necessario sottolineare che le notizie di manifestazioni non sono arrivate solo dalla capitale, ma anche da altre città del Ciad. 

Infine, lo stesso 12 maggio, quasi 200 persone sono scese in piazza a N’Djamena in una marcia per dimostrare il “sostegno incrollabile” alla Giunta Militare, guidata dal figlio del defunto presidente Deby. Si tratta della prima manifestazione autorizzata dall’esecutivo, che si è affermato alla guida del Paese africano il 20 aprile. Le manifestazioni sono state organizzate dalla New Vision, una piattaforma di 42 partiti che si definiscono di opposizione. Secondo la stampa locale, un simile evento era stato autorizzato per il 9 maggio, ma era stato rimandato per mancanza di manifestanti. “La Nuova Visione dà il suo sostegno incrollabile alla Giunta Militare e al governo di transizione”, si leggeva in un grande striscione in testa al corteo. Un altro recitava: “La Nuova Visione dice no alla guerra e sì alla pace e alla stabilità”.

Sul fronte dei combattimenti, il 9 maggio, l’esercito del Ciad ha reso noto che le operazioni militari contro i ribelli, che hanno causato la morte del defunto presidente, erano terminate. Gli scontri erano iniziati l’11 aprile, data delle elezioni presidenziali in cui Idriss Déby Itno era stato rieletto per la sesta volta consecutiva. Lo stesso giorno in cui erano stati resi noti i risultati elettorali, il 19 aprile, Deby si trovava sul fronte, dove è deceduto a causa delle ferite riportate in uno scontro armato con i ribelli del Fronte per l’Alternativa e la Concordia in Ciad (FACT). Dopo quasi un mese di combattimenti, diverse centinaia di mezzi e veicoli blindati dell’esercito ciadiano sono tornati il 9 maggio nella capitale, N’Djamena, per celebrare la fine delle operazioni militari nell’Ovest del Paese.

I militari hanno portato con se 156 prigionieri del FACT, oltre a molti veicoli sequestrati. “La guerra è arrivata e siamo stati in grado di controllare la situazione”, ha dichiarato il capo di stato maggiore dell’esercito, Abakar Abdelkérim Daoud. “Abbiamo ripulito il posto e ora non c’è più niente. La situazione è tornata alla normalità – ha aggiunto – è tutto finito, il territorio nazionale è sicuro”. Tuttavia, l’agenzia di stampa Reuters ha riferito che altri rappresentanti dei ribelli hanno affermato di non essere a conoscenza della fine dei combattimenti. Il gruppo “commenterà quando avrà informazioni affidabili e credibili”, ha dichiarato il portavoce del FACT, Kingabe Ogouzeimi di Tapol. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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