Stretto di Hormuz: ancora colpi di avvertimento degli USA contro navi iraniane

Pubblicato il 11 maggio 2021 alle 9:32 in Iran USA e Canada

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La Guardia Costiera statunitense ha lanciato circa 30 colpi di avvertimento contro 13 imbarcazioni iraniane, dopo che queste si sono avvicinate a navi della Marina degli USA nello Stretto di Hormuz.

La notizia è stata riferita il 10 maggio dal portavoce del Pentagono, John Kirby, il quale ha precisato che i colpi sono stati sparati dopo che le imbarcazioni, appartenenti alla Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), si sono avvicinate prima a meno di 274 metri e poi a 137 metri di distanza da sei navi militari statunitensi, tra cui la USS Monterey, le quali stavano scortando il sottomarino missilistico guidato Georgia. Ad aver sparato è stato il cutter della Guardia costiera statunitense, Maui, per mezzo di una mitragliatrice calibro 0,50, portando le navi della IRGC ad allontanarsi. “Stavano agendo in modo molto aggressivo”, ha poi affermato il portavoce del Pentagono, aggiungendo che l’episodio ha avuto luogo in un canale di navigazione internazionale, dove vi sono limiti nella capacità di manovra. Motivo per cui, il comportamento delle navi di Teheran è da considerarsi poco professionale. Inoltre, è stato lo stesso Kirby a constatare come il numero di imbarcazioni iraniane nell’area sia in aumento rispetto agli ultimi anni.

Lo Stretto di Hormuz, che divide la Penisola arabica dalle coste dell’Iran, è considerato uno dei passaggi marittimi più rilevanti al mondo, in quanto, oltre a mettere in comunicazione l’Oceano Indiano con il Golfo Persico, è un canale dove confluisce circa il 20% delle risorse petrolifere internazionali. Ad ogni modo, quanto accaduto il 10 maggio rappresenta il terzo incontro tra navi di Washington e Teheran nelle acque del Golfo nell’ultimo mese, mentre è la seconda volta che gli Stati Uniti hanno lanciato colpi di avvertimento contro imbarcazioni iraniane, accusate di essersi comportate in maniera poco sicura. L’ultimo episodio risale al 26 aprile, quando, per la prima volta dal 2017, la Marina statunitense ha riferito di aver sparato colpi di avvertimento contro tre imbarcazioni iraniane nelle acque settentrionali del Golfo Persico, anche in tal caso appartenenti al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Queste, definite navi da attacco rapido, sono state accusate, dalla Quinta Flotta degli USA, di essersi avvicinate alle imbarcazioni di Washington, la nave pattuglia della Marina USS Firebolt e la motovedetta della Guardia costiera statunitense USCGC Baranoff, in acque internazionali.

Ancora prima, il 2 aprile, un gruppo di navi da guerra iraniane ha tagliato la strada a due mezzi della Guardia Costiera statunitense nel Golfo Persico. La notizia è stata riferita, il 27 aprile, dalla Marina degli Stati Uniti. Secondo la portavoce della Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti in Medio Oriente, Rebecca Rebarich, mentre l’Iran aveva in gran parte smesso di utilizzare tattiche intimidatorie in mare nel 2018 e quasi per tutto il 2019, Washington aveva registrato 14 casi nel 2017, 35 nel 2016 e 23 nel 2015. Questo tipo di incidenti aveva quasi sempre coinvolto l’IRGC, un corpo armato d’élite che risponde solo al leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Il tutto avviene mentre a Vienna delegati provenienti da Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito e funzionari statunitensi hanno avviato, il 6 aprile, colloqui volti a rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Si tratta di un’intesa da cui gli USA si sono unilateralmente ritirati l’8 maggio 2018, durante la precedente presidenza di Donald Trump, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti. Ad oggi, i colloqui non hanno ancora portato ad alcun risultato concreto ma, secondo quanto rivelato da fonti interne, l’amministrazione di Joe Biden potrebbe considerare l’ipotesi di sbloccare circa un miliardo di dollari di fondi iraniani da utilizzare come sostegno umanitario, nella speranza di favorire un disgelo delle tensioni tra Washington e Teheran. L’apice di tali tensioni era stato raggiunto con l’uccisione del capo del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare, deceduti il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid aereo ordinato dall’ex capo della Casa Bianca, Trump, contro l’aeroporto di Baghdad.

Il quadro delle attività degli USA nella regione del Golfo comprende altresì i diversi voli di ricognizione effettuati tramite bombardieri B-52 alla fine del 2020, uno degli ultimi risalente al 30 dicembre 2020. Per il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), responsabile altresì delle operazioni in Medio Oriente, l’obiettivo era dimostrare l’impegno e le abilità difensive delle forze armate statunitensi nei confronti dei suoi partner regionali e la capacità di dispiegare rapidamente le proprie forze in qualsiasi parte del mondo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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