Nigeria: 10 fedeli rapiti da una moschea

Pubblicato il 11 maggio 2021 alle 17:57 in Niger Nigeria

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Il 10 maggio, un gruppo di uomini armati ha rapito 10 fedeli in una moschea nel Nord-Ovest della Nigeria, al confine con il Niger. 

Gli aggressori sono entrati in una moschea a Jibiya, nello stato di Katsina, dove 47 persone stavano partecipando alle preghiere del Ramadan, secondo quanto ha riferito il portavoce della polizia, Gambo Isa. “I banditi hanno rapito 40 fedeli, portandoli fuori dalla moschea e trascinandoli nella foresta”, ha aggiunto. Il gruppo è stato inseguito dagli agenti di polizia, assistiti da gruppi di vigilanti locali e residenti della città, e sono riusciti a liberare 30 degli ostaggi. Tuttavia, i rapitori sono fuggiti con gli altri 10 fedeli.

Si ritiene che gli aggressori provenissero dalla foresta di Dumburum nel vicino stato di Zamfara, dove le bande armate, localmente definite “banditi”, hanno diversi nascondigli. Questi gruppi terrorizzano la Nigeria centrale e Nordoccidentale, saccheggiando villaggi, rubando bestiame e compiendo rapimenti di massa a scopo di estorsione. Gli attacchi alle moschee, tuttavia, sono molto rari, anche se questi gruppi criminali sembrano agire per avidità e apparentemente senza motivazione ideologica. Tuttavia, recenti rapporti suggeriscono una loro collaborazione con alcune organizzazioni jihadiste nel Nord-Est del Paese. 

Il fenomeno del banditismo deriva da una serie di divisioni interne antiche nella regione che hanno alimentato la violenza armata, come per esempio la competizione per la terra e le risorse idriche tra le etnie Fulani e Hausa, unite ad altri fattori, tra cui la diffusione di armi leggere e di piccolo calibro nella regione. Inoltre, secondo quanto emerso da una ricerca dell’Institute for Security Studies (ISS), i gruppi di banditi starebbero formando delle alleanze con Boko Haram. Quest’ultima è un’organizzazione nata nel 2002 in Nigeria come movimento religioso con l’intento di riformare la società in base ad un’interpretazione letterale della sharia. Nel 2013, le forze di sicurezza regionali hanno represso Boko Haram, costringendo il gruppo armato a lasciare le città e a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha perpetrato attacchi in tutto il Nord-Est, prendendo di mira sia le forze di sicurezza che i civili. 

In generale, tutta la regione del Sahel e dell’Africa occidentale è preda di una crisi di sicurezza causata dai continui attacchi di gruppi con legami con al Qaeda e lo Stato islamico contro le forze armate, ma anche contro i civili, nonostante l’intervento delle missioni supportate dalla Francia e dalle Nazioni Unite. L’ultima violenza in Nigeria si era verificata il 7 maggio, quando un gruppo di uomini armati ha ucciso almeno 7 agenti di polizia, in una serie di attacchi nello Stato meridionale ricco di petrolio di Rivers, in Nigeria. L’episodio precedente risale al 25 aprile, quando un gruppo di militanti ha attaccato una base militare nella città di Mainok, nello Stato nord-orientale del Borno, uccidendo 33 soldati. Secondo le autorità locali, i responsabili sarebbero stati militanti dello Stato Islamico dell’Africa Occidentale (noto con l’acronimo in inglese ISWAP).

L’ISWAP è nato da una divisione interna a Boko Haram, che stava subendo gravi perdite a partire da gennaio 2015, a causa delle offensive di una coalizione delle forze militari della Nigeria, del Ciad, del Camerun e del Niger. Il 7 marzo 2015, Abubakar Shekau, leader di Boko Haram, ha promesso fedeltà allo Stato Islamico della Siria e del Levante, che ha accettato i nuovi adepti e ha annunciato l’espansione del califfato in Africa occidentale, dichiarando che qualsiasi aspirante jihadista che non riuscisse ad entrare in Siria e in Iraq poteva recarsi a combattere in Africa. Tuttavia, nell’agosto 2016, la leadership dello Stato Islamico ha riconosciuto e nominato Abu Musab al-Barnawi come leader de facto dell’ISWAP, cosa che Shekau ha rifiutato di accettare. A causa di lotte intestine, la neonata organizzazione si è divisa in due fazioni, la fazione di al-Barnawi (ISWAP) e la fazione di Shekau (Boko Haram). Si stima che l’ISWAP contasse tra i 3.500 e i 5.000 combattenti, nel febbraio del 2020.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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