Motopesca turchi lanciano pietre contro un peschereccio italiano a Nord di Cipro

Pubblicato il 11 maggio 2021 alle 19:37 in Cipro Italia Turchia

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Un peschereccio italiano, della flotta di Mazara del Vallo, il “Michele Giacalone”, è stato preso d’assalto, con lanci di pietre, da imbarcazioni turche, mentre si trovava in acque internazionali, a Nord-Est dell’isola di Cipro, tra la Siria e la Turchia. Secondo quanto riferito a diverse agenzie di stampa italiane dall’armatore, Luciano Giacalone, la barca sarebbe stata presa a sassate da diversi pescherecci turchiche l’hanno speronata e poi hanno tentato di salire a bordo.

“Il comandante è stato costretto a tirare le reti e ad allontanarsi dalla zona”, ha aggiunto Giacalone, recatosi alla Capitaneria di Porto per denunciare l’incidente. A detta dell’armatore, il peschereccio mazarese si trovava in battuta di pesca a 27 miglia dalle coste turche, in acque internazionali, insieme ad un’altra imbarcazione, il ‘San Giorgio I’, quando alcuni motopesca battenti bandiera della Turchia hanno iniziato a bersagliarlo con delle pietre. 

“L’Unione Europea ci dica, una volta e per tutte, dove dobbiamo andare a pescare”, ha detto Giacalone ad Adnkronos, aggiungendo: “Siamo rovinati, non possiamo andare avanti così. In qualunque area andiamo ci cacciano. Chiediamo che le istituzioni si diano da fare per fare un accordo, soprattutto con la Libia, e mettano le barche di Mazara nelle condizioni di poter lavorare”. Dello stesso pensiero il Presidente di Federpesca a Mazara del Vallo, Mimmo Asaro, il quale ha fatto appello alle istituzioni affinchè garantiscano maggiore sicurezza alle imbarcazioni che pescano nella zona. “È una situazione oramai insostenibile. Chi di dovere affronti la questione della sicurezza in mare per noi pescatori”, ha dichiarato Asaro.

Secondo quanto riferito dalla Marina militare italiana, l’episodio è avvenuto intorno alle 10.10 di mattina, nelle acque a Nord di Cipro, dove si è verificata “un’interazione tra un imprecisato numero di pescherecci turchi e due pescherecci nazionali, Giacalone e San Giorgio I”. “I pescherecci turchi hanno lanciato materiali (pietre e fumogeni) e realizzato manovre cinematiche ravvicinate (una delle quali è sfociata in un contatto con il motopesca Giacalone, che ha riportato danni lievi)”, si legge nella nota della Marina militare, riportata da Adnkronos, che aggiunge: “In area sono intervenuti la fregata Margottini, in attività di pattugliamento a 35 miglia a Sud, inserita nel dispositivo Nato “Sea Guardian”, che ha lanciato il proprio elicottero, e una motovedetta della Guardia Costiera turca, che ha ingaggiato le imbarcazioni turche per indurle a cessare l’azione”. La Marina ha infine specificato che la Margottini avrebbe indotto i pescherecci italiani ad allontanarsi dalla zona e ha sottolineato che questi ultimi le avrebbero comunicato che si sarebbero ricongiunti ad un altro gruppo di motopesca nazionali operanti 6 miglia più ad Ovest. “Gli interventi della guardia costiera turca e della Marina Militare Italiana sono stati chiaramente di natura de-escalatoria ed hanno consentito di ripristinare il controllo della situazione”, ha concluso la nota.

Il “Michele Giacalone” si trovava nelle acque tra la Siria e la Turchia dopo che, il 3 maggio scorso, aveva subito un tentativo di abbordaggio da parte dei libici. L’episodio, avvenuto a circa 40 miglia da Bengasi, aveva preso di mira anche altri 8 pescherecci. Tra questi vi era l’Aliseo, che, tre giorni dopo, il 6 maggio, è stato colpito dagli spari della Guardia Costiera Libica a 35 miglia da Misurata. Il comandante, Giuseppe Giacalone, è rimasto ferito ad un braccio. L’imbarcazione si trovava, insieme ad altri pescherecci, sempre della flotta di Mazara del Vallo, in acque che la Libia considera sotto la propria sovranità. La Marina del Paese nordafricano aveva dunque sparato colpi di avvertimento e le aveva ordinato di fermarsi. L’Aliseo, così come l’Artemide, erano però riuscite a sottrarsi all’alt. Secondo la versione delle autorità tripoline, i colpi erano stati effettivamente sparati ma non sarebbero stati indirizzati “contro” i pescherecci italiani, bensì in aria. “Non ci sono stati colpi esplosi contro imbarcazioni, ma colpi di avvertimento in aria”, aveva specificato, in una conversazione telefonica con l’Ansa, il commodoro Masoud Ibrahim Abdelsamad, portavoce della Marina libica. “C’erano quattro o cinque pescherecci nelle acque territoriali della Libia senza alcun permesso da parte del governo libico”, aveva insistito il portavoce, accusando l’Aliseo e l’Artemide di aver sconfinato nelle acque appartenenti al Paese nordafricano. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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