Indonesia: arrestato leader indipendentista di Papua

Pubblicato il 11 maggio 2021 alle 19:59 in Asia Indonesia

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Le autorità dell’Indonesia hanno arrestato un leader del movimento di indipendenza della provincia di Papua Occidentale, Victor Yeimo, accusandolo di aver partecipato all’organizzazione di proteste nell’agosto del 2019 che avevano provocato disordini civili nelle province indonesiane di Papua e Papua Occidentale, situate sull’isola di Nuova Guinea e conosciute insieme come Papua.

Il 10 maggio, il portavoce della polizia nazionale indonesiana, Iqbal Alqudusy, ha dichiarato che il 38enne Yeimo è stato arrestato lo scorso 9 maggio nel capoluogo provinciale di Jayapura. L’uomo è il portavoce internazionale del Comitato nazionale di Papua Occidentale ed è stato accusato di tradimento, incitamento della violenza, disordini civili, insulto alla bandiera e all’inno indonesiani e di detenzione illegali di armi. Tutta tale serie di accuse potrebbe risultare in lunghe pene detentive, tuttavia, al momento, l’avvocato dell’uomo ha affermato che nessuna tra esse sia stata depositata formalmente.

Prima del 9 maggio, Yeimo era già stato arrestato altre volte per le proprie attività a livello politico. Le proteste dell’agosto 2019 di cui è accusato sono nate dopo un caso di aggressione contro uno studente di Papua nella città indonesiana di Surabaya. Il ragazzo  era stato insultato con frasi razziste e accusato di aver sconsacrato la bandiera nazionale. Il movimento di protesta si era man mano allargato e, in alcuni casi, erano state avanzate richieste di indipendenza.

L’ ultima detenzione di Yeimo è arrivata in un momento in cui le autorità indonesiane hanno lanciato una campagna di lotta al movimento separatista di Papua. Quest’ultima è iniziata dopo che, lo scorso il 25 aprile, il generale a capo dell’intelligence indonesiana regionale di Papua, Gusti Putu Danny Karya Nugraha, è stato ucciso in un’imboscata dei separatisti della Free Papua Organisation (OPM), nel distretto di Puncak della provincia, situata nell’isola di Nuova Guinea. In seguito a tale evento, il presidente indonesiano, Joko Widodo, aveva chiesto alla polizia e all’Esercito di inseguire e arrestare tutti i membri dei gruppi ribelli presenti nella provincia. Il governo ha dapprima ha designato formalmente i separatisti e i gruppi armati criminali della provincia di Papua “terroristi”, lo scorso 29 aprile. Successivamente, il 6 maggio, ha inviato 400 militari nella provincia di Papua per accerchiare e reprimere i gruppi criminali armati locali.

Un leader del movimento per l’indipendenza della provincia di Papua, Benny Wanda, ha dichiarato che l’arresto di Yeimo sia un segnale del fatto che Jakarta sta utilizzando la designazione terroristica come pretesto per una generale repressione. Wanda ha dichiarato che chiunque parli di ingiustizie a Papua Occidentale rischierebbe lo stesso trattamento.

 La provincia di Papua, situata al confine con la Papua Nuova Guinea, fa parte ufficialmente dell’Indonesia dal 2 agosto 1969, quando 1.025 abitanti locali hanno scelto di far rientrare il territorio sotto il controllo indonesiano con un voto, noto come Atto di libera scelta e che era stato supervisionato dalle Nazioni Unite.  Da allora, però, le autorità indonesiane hanno combattuto la popolazione indigena malese, che conta circa 2,5 milioni di persone e che vuole l’indipendenza. Secondo varie fonti, negli anni, durante la lotta contro i separatisti le forze di sicurezza indonesiane avrebbero violato i diritti della minoranza malese locale con atti quali uccisioni extragiudiziarie degli attivisti e dei manifestanti pacifici.

Tra i separatisti vi è il gruppo armato Free Papua Organisation (OPM) che, secondo organizzazioni per i diritti umani, dall’inizio del 2020 al 6 aprile, avrebbe ucciso 11 civili e ne avrebbe feriti altri 4. L’organizzazione è particolarmente attiva nell’area di Intan Jaya, dove vivono circa 40.000 persone, da due anni a questa parte. Il gruppo considera legittima la propria ribellione in quanto i Paesi Bassi, l’ex potenza coloniale che dominava l’isola, aveva promesso indipendenza alla Papua prima che venisse annessa all’Indonesia nel 1963. Per Sambom, il voto del 2 agosto 1969 non rispecchierebbe la volontà della popolazione locale. 

Il territorio della provincia indonesiana di Papua è ricco di risorse naturali ma è una tra le aree più povere del Paese. Negli ultimi vent’anni il governo di Jakarta vi ha riversato 7,4 miliardi di dollari in finanziamenti, ciò nonostante non è riuscito a migliorare le condizioni della popolazione locale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione