Yemen: gli USA potrebbero imporre una soluzione politica

Pubblicato il 10 maggio 2021 alle 12:57 in USA e Canada Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

A seguito del fallimento degli sforzi diplomatici profusi da Washington per porre fine al conflitto yemenita, gli Stati Uniti potrebbero ricorrere al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per convincere le parti ad accettare l’iniziativa proposta dall’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab il 10 maggio, l’amministrazione statunitense di Joe Biden si sta muovendo su due binari per far fronte alla “intransigenza” dei ribelli sciiti Houthi, uno di tipo politico e l’altro militare. Tra i prossimi passi degli USA vi è il trasferimento del dossier yemenita sul tavolo del Consiglio di Sicurezza e, già l’8 maggio, è stato chiesto il consenso della comunità internazionale per porre fine alla guerra civile in Yemen. La mossa fa seguito all’ultimo tour in Medio Oriente dell’inviato speciale statunitense, Timothy Lenderking, ritornato in patria il 6 maggio, dopo che, insieme a Martin Griffiths, ha provato a convincere le parti belligeranti a trovare un’intesa che ponga fine alle perduranti violenze in Yemen. Oltre al cessate il fuoco presso tutti i fronti di combattimento yemeniti, è stato proposto l’allentamento delle restrizioni sul porto occidentale di Hodeidah e sull’aeroporto della capitale Sana’a. I diversi colloqui si sono, però, rivelati inconcludenti, e le milizie sciite si sono rifiutate di incontrare Griffiths nella capitale omanita, Muscat, perdendo una “grande occasione” per dimostrare il loro impegno nel favorire la pace in Yemen.

Alla luce di ciò, Lenderking ha discusso con l’ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite, Linda Thomas Greenfield, della possibilità di portare la questione all’interno del Consiglio di Sicurezza. Per i due diplomatici statunitensi, è importante che sia l’organizzazione internazionale a porre fine alla guerra in Yemen. A tal proposito, alcune fonti hanno rivelato ad al-Arab che la comunità internazionale, attraverso il Consiglio di Sicurezza, potrebbe presto adottare una “soluzione vincolante” che obblighi le parti ad accettare la cosiddetta “dichiarazione congiunta” di Griffiths. Inoltre, nel caso in cui gli Houthi continuino a rifiutare proposte di risoluzione internazionali, ostacolando una tregua e l’avvio di consultazioni, Washington potrebbe imporre sanzioni contro il gruppo sciita.

Parallelamente, il 9 maggio, la Quinta Flotta statunitense ha annunciato di aver sequestrato un carico di armi nascosto su un’imbarcazione nel Mar Arabico, presumibilmente diretto alle milizie Houthi in Yemen. Sebbene non vi siano ancora prove che dimostrino l’effettiva origine e destinazione della spedizione di armamenti, l’annuncio è stato visto come un ulteriore segnale di una politica “più rigorosa” adottata dagli USA nei confronti dei ribelli Houthi. Inoltre, il tutto dimostrerebbe la serietà dell’amministrazione Biden nel voler “imporre una soluzione politica” in Yemen.

Ad oggi, uno degli ostacoli principali continua ad essere la perdurante offensiva nel governatorato di Ma’rib, una regione situata a circa 120 chilometri a Est di Sana’a, che gli Houthi cercano di conquistare prima di sedersi al tavolo di eventuali negoziati di pace. A tal proposito, all’alba di lunedì 10 maggio, le milizie Houthi hanno lanciato un missile balistico contro un quartiere residenziale nel centro della città di Ma’rib, provocando il ferimento di 7 civili. Secondo fonti ufficiali yemenite, si è trattato del quinto missile lanciato dai ribelli in una settimana contro civili. A tal proposito, l’Ufficio per i Diritti umani del governatorato di Ma’rib ha rivelato che 469 civili sono stati uccisi e altri 1.119 sono rimasti feriti a seguito di missili balistici e proiettili sparati dalle milizie ribelli nel corso degli ultimi mesi.

Anche il Consiglio dei ministri yemenita, in un meeting dell’8 maggio, ha chiesto alla comunità internazionale di prendere una posizione chiara e risoluta verso i ribelli Houthi, alla luce del loro rifiuto delle iniziative e proposte di pace e dei perduranti attacchi a danno della popolazione yemenita. I ministri hanno poi evidenziato che non assumere una posizione chiara a livello internazionale rischia di peggiorare ulteriormente la situazione umanitaria, aumentando altresì i pericoli per il commercio internazionale e i corridoi marittimi minacciati dal gruppo sciita. Inoltre, per il gabinetto yemenita, è stata la mancanza di chiarezza a livello internazionale ad aver consentito il colpo di Stato del 21 settembre 2014 e il conseguente conflitto.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.