Presidente della Rep. Dem. del Congo in Sudan ed Egitto per parlare di GERD

Pubblicato il 10 maggio 2021 alle 13:48 in Egitto Rep. Dem. del Congo Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il capo di Stato della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, attualmente presidente dell’Unione Africana, ha incontrato i leader dell’Egitto e del Sudan nel mezzo degli sforzi internazionali e regionali volti a rilanciare i negoziati sulla contesa Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga in costruzione sul fiume Nilo Azzurro. 

Tshisekedi è stato ricevuto, sabato 8 maggio, dal generale Abdel-Fattah Burhan, capo del consiglio sovrano di transizione sudanese, all’aeroporto di Khartoum. I due si sono poi diretti al palazzo presidenziale per gli annunciati colloqui, ai quali ha partecipato anche il premier Abdalla Hamdok. Il ministro degli Esteri, Mariam al-Mahdi, ha dichiarato che il presidente della Repubblica Democratica del Congo avrebbe offerto la possibilità di avviare un’iniziativa congiunta per sbloccare la controversia sulla diga. Al-Mahdi ha aggiunto che le autorità sudanesi avrebbero valutato la proposta ma non ha fornito ulteriori dettagli. 

Tshisekedi è poi volato al Cairo e qui ha incontrato il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. In tale occasione, il capo di Stato egiziano ha ribadito che l’Egitto non accetterà alcun danno alla sua sicurezza idrica e ha ringraziato Tshisekedi per gli sforzi compiuti nel cercare di risolvere la controversia, dicendosi fiducioso delle capacità di quest’ultimo di trovare una soluzione alla crisi. Al-Sisi ha poi espresso la volontà del Paese di coinvolgere i partner internazionali con l’obiettivo di raggiungere un accordo giuridicamente vincolante sul riempimento e sul funzionamento della diga. Infine, ha ribadito che la priorità, per Il Cairo, è preservare i diritti egiziani sulle risorse idriche e risparmiare alla regione ulteriori tensioni e instabilità. Il 13 aprile, l’Egitto aveva inviato una lettera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, invitando la comunità internazionale a impegnarsi nel portare avanti i colloqui sulla GERD, attualmente in fase di stallo, e a persuadere l’Etiopia ad astenersi da atti unilaterali.

Il tour di Tshisekedi arriva mentre, da un lato, Addis Abeba insiste per completare il riempimento della diga a luglio e, dall’altro, Il Cairo e Khartoum premono per raggiungere un’intesa prima che l’Etiopia decida di concludere i lavori senza consultare le altre parti interessate. 

Poco prima dell’arrivo del presidente della Repubblica Democratica del Congo in Sudan, il generale Burhan ha incontrato, nella mattinata dell’8 maggio, l’inviato degli Stati Uniti per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, ribadendo la richiesta sudanese di un accordo sul riempimento e il funzionamento del bacino idrico della diga. Feltman ha visitato l’Egitto e l’Eritrea la scorsa settimana ed ha in programma di fermarsi in Etiopia come parte del suo tour regionale, iniziato il 4 maggio e destinato a concludersi il 13.

L’ultimo ciclo di negoziati promossi dall’Unione africana nella capitale del Repubblica Democratica del Congo, Kinshasa, il 5 aprile, non ha portato a significativi progressi sulla questione. La controversia, al momento, si concentra sulla velocità di riempimento e costruzione del bacino, sulla quantità di acqua che andrebbe rilasciata a valle in caso di siccità pluriennale e su come i tre Paesi dovrebbero risolvere eventuali controversie future. L’Egitto e il Sudan chiedono un accordo giuridicamente vincolante che regoli le operazioni della diga, mentre l’Etiopia insiste sulla definizione di linee guida. Inoltre, Khartoum e Il Cairo sostengono che il piano del governo etiope di aggiungere 13,5 miliardi di metri cubi di acqua nel 2021 al bacino della diga sia una minaccia per la loro sicurezza idrica. Sudan ed Egitto chiedono agli Stati Uniti, alle Nazioni Unite e all’Unione Europea di contribuire a raggiungere un accordo legalmente vincolante. L’accordo chiarirebbe le modalità di gestione e riempimento della diga, sulla base del diritto internazionale e delle norme che regolano i corsi d’acqua transfrontalieri.

Il governo di Addis Abeba ha iniziato a riempire la GERD lo scorso luglio. L’Etiopia vuole che la diga idroelettrica fornisca energia alla sua popolazione, che comprende oltre 100 milioni di abitanti, e si aspetta che il progetto aiuti ad alleviare la povertà. La diga è in costruzione sul fiume Nilo Azzurro, uno degli affluenti del Nilo. Il Nilo Azzurro si unisce al Nilo Bianco, a Khartoum, prima di proseguire a Nord e sfociare nel Mar Mediterraneo. Le nazioni che si trovano a valle del corso d’acqua, ovvero l’Egitto e il Sudan, temono che il riempimento del bacino idroelettrico, senza un accordo preliminare che lo regoli, possa avere un forte impatto negativo sul loro rifornimento idrico. Per quanto riguarda la costruzione della GERD, questa è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non ridurre drasticamente il livello del fiume. Per l’Etiopia, invece, i serbatoi vanno riempiti subito, durante la stagione delle piogge, e, secondo Addis Abeba, il progetto idroelettrico sarà essenziale non solo per sostenere la sua economia, in rapida crescita, ma anche per favorire lo sviluppo di tutta la regione.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.