Praga chiede un risarcimento alla Russia di 40 milioni per l’esplosione di Vrbetice del 2014

Pubblicato il 10 maggio 2021 alle 8:42 in Repubblica Ceca Russia

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La Repubblica Ceca intende chiedere alla Russia almeno un miliardo di corone, corrispondenti a circa 39 milioni di euro, come risarcimento dei danni materiali per l’esplosione in un magazzino di Vrbetice, avvenuto il 16 ottobre 2014. In tale occasione, 50 tonnellate di munizioni erano esplose, e i frammenti si erano sparsi in un raggio di 800 metri da dove si trovava il deposito. Due dipendenti della società locale Imex Group, che aveva affittato il magazzino dall’Istituto Tecnico Militare di Stato, sono rimasti uccisi, mentre tutti gli abitanti del paese erano stati evacuati con urgenza. In questo episodio, Praga accusa i Servizi Speciali russi SVR e GRU di essere coinvolti. Nello specifico, si tratta di due uomini con passaporto russo, Alexander Petrov e Ruslan Boshirov.

In relazione al metodo con cui ottenere il risarcimento da Mosca, il ministro delle Finanze ceco, Alain Shillerov, ha affermato che il modo più semplice è quello di seguire le norme del diritto internazionale. Esaminare l’istanza attraverso un procedimento penale, invece, potrebbe richiedere più tempo.

Già lo scorso 20 aprile, il primo ministro del Paese, Andrej Babis, in un discorso ai deputati della Camera bassa del Parlamento, ha annunciato che il Ministero delle Finanze stava preparando una richiesta di danni materiali contro i sospetti coinvolti nelle esplosioni di Vrbetice nel 2014. Tuttavia, il 19 aprile scorso, le autorità ceche hanno riferito che tali danni superano il miliardo di corone. Questi includono sia il valore dei beni distrutti nei magazzini sia il lavoro di smaltimento degli ordigni inesplosi che è stato effettuato nelle vicinanze di Vrbetice dalla fine del 2014 all’autunno 2020. Inoltre, i responsabili dovranno risarcire le famiglie delle due vittime. Pertanto, un miliardo di corone potrebbe non essere l’importo finale rivendicato da Praga. Le autorità locali della regione in cui è avvenuto l’episodio potranno avanzare ulteriori istanze finanziarie.

Il risultato di tali tensioni tra la Federazione Russa e la Repubblica Ceca è stato l’espulsione di numerosi diplomatici dai rispettivi Paesi. In risposta all’espulsione di 18 diplomatici russi da Praga, avvenuta lo scorso 18 aprile, la Federazione Russa ha dichiarato 20 funzionari dell’Ambasciata ceca a Mosca “persona non grata”, il 19 aprile scorso. Secondo una comunicazione del Ministero degli Affari Esteri russo, a tali diplomatici è stato ordinato di lasciare il Paese prima della fine della giornata. Successivamente, lo scorso 22 aprile, il Governo della Repubblica Ceca ha deciso di espellere 63 dipendenti dell’Ambasciata russa a Praga. A riferirlo alla televisione nazionale è stato il ministro degli Esteri ceco, Jakub Kulhanek, il quale ha altresì specificato che la mossa si inserisce all’interno dell’iniziativa di Praga di ridurre il numero di dipendenti dell’Ambasciata della Federazione Russa nel Paese, per corrispondere al numero di diplomatici cechi a Mosca. Secondo i calcoli, dal 27 aprile, il personale dell’ambasciata di Mosca nel Paese europeo è composto da 27 diplomatici e 67 tecnici, mentre quella ceca nella Federazione Russa è composta da 5 diplomatici e 19 tecnici.

Nonostante tutto, Mosca ha negato il coinvolgimento dei due individui, e ha informato che non procederà con l’estradizione dei due uomini. Tali accuse, a detta della nazione, risultano essere ancora più “assurde” alla luce del fatto che, in precedenza, le stesse autorità della Repubblica Ceca avevano incolpato per l’attentato le aziende proprietarie del magazzino. Inoltre, per il presidente della Commissione per gli Affari Internazionali della Duma di Stato, Leonid Slutsky, i motivi dietro la mossa di Praga non sono per nulla ricollegabili all’episodio dell’esplosione, ma sarebbero semplicemente dovuti al voler seguire la “linea russofobica” di Washington.

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Mariela Langone

di Redazione

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