Gli USA sequestrano armi destinate agli Houthi

Pubblicato il 10 maggio 2021 alle 10:25 in Medio Oriente USA e Canada

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La Marina statunitense ha annunciato, il 9 maggio, di aver sequestrato un carico di armi nascosto a bordo di una nave ormeggiata nel Mar Arabico.

In particolare, secondo quanto specificato dalla Quinta Flotta statunitense, la spedizione è stata scovata a seguito di un’operazione iniziata il 6 maggio scorso per mezzo dell’incrociatore missilistico USS Monterey. L’imbarcazione rinvenuta, definita un dau di provenienza al momento sconosciuta, si trovava nelle acque internazionali del Mar Arabico, al largo delle coste dell’Oman e del Pakistan. I marinai statunitensi hanno scoperto armi avvolte in plastica verde, sottocoperta. Nello specifico, il carico ritrovato era composto da circa 3000 fucili d’assalto di manifattura cinese Type 56, una variante del Kalashnikov, e da centinaia di mitragliatrici pesanti PKM e fucili di precisione, oltre a decine di missili guidati anticarro avanzati di fabbricazione russa, centinaia di lanciagranate con propulsione a razzo e mirini ottici per armi. Dopo aver valutato l’idoneità alla navigazione del dau, l’equipaggio è stato rilasciato.

La Quinta Flotta ha specificato di aver sequestrato la spedizione, definita “illegale”, ma non ha fornito informazioni sulla possibile origine e destinazione dell’imbarcazione. Tuttavia, secondo quanto riferito dalla portavoce Rebecca Rebarich, sono state avviate indagini in merito, nel rispetto delle norme del Diritto internazionale. È stata la stessa Rebarich a mettere in luce come il carico d’armi rinvenuto sia simile ad altre spedizioni ritrovate in passato e destinate ai ribelli sciiti Houthi in Yemen, nel quadro di operazioni di contrabbando. Pertanto, anche questa volta non si esclude l’ipotesi secondo cui sia stato l’Iran ad inviare le suddette armi al gruppo sciita da esso sostenuto. Tale idea è stata riportata da altre fonti del Pentagono, le quali hanno basato le proprie supposizioni anche sulle risposte fornite dai membri dell’equipaggio, mentre Teheran non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito, sebbene in passato abbia più volte negato di aver fornito armi ai ribelli Houthi.

L’operazione del 6 e 7 maggio si inserisce nel quadro delle operazioni di pattugliamento condotte con frequenza dalla Quinta Flotta statunitense nelle acque del Golfo Persico, volte a garantire la libertà di commerciare beni legittimi e, al contempo, ostacolare il traffico di merci illegali, talvolta impiegate per finanziare il terrorismo e attività illegittime. Ad ogni modo, tale ultima operazione è la prima svolta dalla Flotta degli USA, con sede in Bahrein, dalla nomina del presidente Joe Biden, insediatosi alla Casa Bianca il 20 gennaio scorso. È stato lo stesso Biden a dirsi determinato a porre fine alla crisi yemenita, il che l’ha portato a nominare un inviato speciale, Timothy Lenderking, già recatosi in Medio Oriente cinque volte, dal 4 febbraio scorso, per incontrare gli attori coinvolti nel conflitto.

Lenderking, da parte sua, ha accusato l’Iran di sostenere i ribelli Houthi, fornendo addestramento e aiutandoli a “mettere a punto” i propri programmi missilistici e di droni. Motivo per cui, Teheran, ad oggi, non avrebbe svolto alcun ruolo positivo in Yemen. Inoltre, l’assistenza iraniana agli Houthi viola la Risoluzione 2140 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, con cui è stato imposto un embargo sulle armi per i ribelli Houthi, mentre sono state adottate misure volte a prevenire qualsiasi tipo di assistenza tecnica, militare o economica al gruppo sciita, incluso l’invio di materiale bellico e mercenari.

Al contempo, come affermato da Biden, gli Stati Uniti sono consapevoli delle minacce poste contro l’Arabia Saudita, la quale continua a far fronte ad attacchi missilistici e per mezzo di droni, perpetrati dalle forze sostenute dall’Iran. A ragione di ciò, gli USA si sono impegnati a continuare a sostenere Riad e a fornirle sostegno per far sì che questa possa difendere la propria sovranità e integrità territoriale, oltre che alla sua popolazione. 

Tra le azioni della nuova amministrazione statunitense, il 16 febbraio, le milizie Houthi sono state rimosse dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli Specially Designated Global Terrorist (SDGT). Come affermato precedentemente dal segretario di stato USA, Antony Blinken, i responsabili degli attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita saranno designati come terroristi individualmente. Era stata la precedente amministrazione, guidata da Donald Trump, ad annunciare la classificazione del gruppo sciita, altresì noto come Ansar Allah, come un’organizzazione terroristica internazionale. La mossa, però, aveva sollevato crescenti preoccupazioni a livello internazionale, riguardanti soprattutto un eventuale esacerbarsi della situazione umanitaria in Yemen, il che ha portato Joe Biden a rivedere la decisione del suo predecessore. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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