Egitto: il settore bancario attira l’attenzione di Riad e del Golfo

Pubblicato il 10 maggio 2021 alle 16:17 in Arabia Saudita Egitto

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L’Arabia Saudita si sta preparando ad investire nel settore bancario in Egitto, attraverso il proprio Fondo sovrano. Ciò significherà altresì competere con Abu Dhabi, la quale già possiede il 31,25% delle banche arabe del mercato egiziano.

A riportare tali informazioni, il 10 maggio, è il quotidiano al-Arab, il quale ha specificato che il Fondo sovrano per gli investimenti pubblici (PIF) dell’Arabia Saudita prevede di acquisire una partecipazione di controllo in una delle banche attive in Egitto. La mossa, specifica il quotidiano, deriva dalla ripresa delle trattative nel settore bancario egiziano e dalla corsa di diversi Paesi del Golfo a cogliere le opportunità offerte. Investire acquistando quote rappresenta uno dei modi più rapidi per ritagliarsi uno spazio nell’arena bancaria egiziana, la quale vede la presenza di circa 23.000 individui per filiale, una delle cifre maggiori a livello arabo, dovuta al crescente aumento della popolazione.

L’Arabia Saudita, al momento, possiede una sola banca, la Faisal Islamic Bank, le cui operazioni hanno avuto ufficialmente inizio il 5 luglio 1979. Si è trattato della prima banca islamica in Egitto, la quale opera secondo i precetti della Legge islamica, la Sharia. Tuttavia, sebbene Riad possa vantare una presenza storica nel settore bancario egiziano, sono gli Emirati Arabi Uniti (UAE) a detenere una quota maggiore, pari al 31,25%. Questo perché, negli ultimi anni, il Regno del Golfo non ha puntato a rafforzare la propria presenza nel Paese Nord-africano attraverso l’apertura di filiali dei propri istituti bancari. Dietro tale scelta vi potrebbero essere le difficoltà a livello burocratico, logistico, infrastrutturale e le tempistiche richieste per creare reti di comunicazione tra le filiali. Si tratta di procedure che talvolta richiedono anche più di un anno dalla concessione delle licenze, oltre a progetti di ricerca volti a garantire efficienza e buona concorrenza.

Inoltre, la Banca Centrale egiziana, attualmente, non concede licenze per aprire nuove banche. Pertanto, l’unica possibilità per gli investitori stranieri che desiderano entrare nel settore bancario del Cairo è acquisire banche esistenti che cercano di uscire dal mercato. La Banca centrale crede che il numero di banche attive in Egitto sia sufficiente e che queste prestino servizi bancari in modo accettabile, ma è consapevole della necessità di espandere geograficamente le attività del Paese Nord-africano.

Alla luce di ciò, negli ultimi anni, gli istituti bancari del mondo arabo hanno prestato particolare attenzione alle banche libanesi operanti in Egitto, dopo che la crisi economica di Beirut ha esacerbato le condizioni dei centri finanziari del settore bancario, spingendolo ad uscire dalle sue unità operative all’estero. In tale quadro si colloca la First Abu Dhabi Bank, definita la più grande banca degli Emirati Arabi Uniti, la quale ha acquisito il 100% della libanese Bank Audi in Egitto, con un accordo del valore di oltre 700 milioni di dollari. In tal modo, la First Abu Dhabi Bank è divenuta una delle più grandi banche straniere in Egitto, con asset superiori a 7,6 miliardi di dollari. Inoltre, l’accordo prevede un aumento del numero delle filiali della First Abu Dhabi Bank da 17 a 70, acquisendo quelle dell’istituto libanese. Parallelamente, anche la Arab Banking Corporation del Bahrein è in attesa dell’approvazione della Banca Centrale d’Egitto per acquisire la libanese Blom Bank nelle prossime settimane.

Oltre agli istituti bancari del Libano, anche la Banca Nazionale della Grecia potrebbe presto divenire uno strumento per entrare nel mercato bancario egiziano, vista la volontà di cedere parte delle sue attività per poi abbandonare completamente il Paese Nordafricano. Motivo per cui, potrebbe essere proprio l’istituto greco, il quale possiede 17 filiali in Egitto, a fornire opportunità all’Arabia Saudita. Come spiegato da un esperto di finanza, vi sono una serie di fattori che spingono il Fondo saudita a concludere accordi di acquisizione in Egitto. Tra questi, il fatto che Il Cairo abbia registrato il secondo tasso più elevato di crescita economica a livello internazionale, nonostante la pandemia di Covid-19, pari al 3,6%. Inoltre, il Paese è riuscito ad adempiere ai propri debiti esteri e il settore bancario, in generale, continua a mostrare stabilità. A dimostrare ciò vi è il tasso positivo di sostenibilità finanziaria, pari allo 0,52%.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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