Sud Sudan: il presidente scioglie il Parlamento

Pubblicato il 9 maggio 2021 alle 19:37 in Africa Sud Sudan

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Il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, ha sciolto il Parlamento, come previsto dall’accordo di pace, aprendo la strada alla nomina di rappresentanti delle fazioni precedentemente in guerra nel Paese.

L’8 maggio, il presidente ha sciolto il Parlamento e la nuova assemblea sarà formata a breve. “Ci vorrà tempo, non troppo a lungo”, ha riferito a Reuters il suo portavoce, Ateny Wek Ateny. Secondo l’accordo che ha posto fine alla guerra civile, il Parlamento deve essere ampliato da 400 membri a 550 e deve includere membri di tutte le parti dell’intesa. 

Quando il Sud Sudan ha dichiarato la sua indipendenza dal Sudan, nel 2011, c’erano grandi speranze di pace e stabilità. In breve tempo, tuttavia, il Paese è scivolato nella violenza etnica, con le forze fedeli a Kiir che hanno iniziato, nel dicembre 2013, a combattere contro quelle fedeli a Machar, appartenente al gruppo etnico Nuer. Numerosi tentativi di pace sono falliti nel corso degli anni, incluso un accordo che aveva visto il leader dei ribelli tornare come vicepresidente, nel 2016, e poi rifuggire mesi dopo a causa di nuovi combattimenti.

La guerra civile sud-sudanese ha causato la morte di quasi 400.000 persone e provocato milioni di sfollati, dal dicembre 2013 al febbraio 2020, quando è stata firmata l’ultima intesa tra il governo e il movimento d’opposizione. La pressione internazionale è riuscita a fare in modo che, circa un anno fa, le parti firmassero un accordo di pace in base al quale, il 22 febbraio 2020, è stato istituito un governo di coalizione guidato da Kiir, con Machar come suo vice. Tuttavia, il nuovo esecutivo non è riuscito a realizzare molte riforme, tra cui il completamento dell’unificazione del comando dell’esercito, il potenziamento di una forza unificata e la ricostituzione dell’Assemblea legislativa nazionale di transizione.

Le divisioni politiche, militari ed etniche nella nazione si stanno allargando, secondo le Nazioni Unite, portando ad una serie di incidenti violenti tra fazioni, alla possibilità di una nuova guerra e al deterioramento delle condizioni economiche e sociali di oltre 100.000 nuove persone, costrette ad affrontare “condizioni simili alla carestia”. In un rapporto del 26 aprile, della lunghezza di 81 pagine, il gruppo di esperti ha affermato che le lente riforme del presidente Salva Kiir e le lunghe controversie politiche e i disaccordi sulle modalità di attuazione dell’accordo di pace del 2018 e del cessate il fuoco del febbraio 2020 rischiano di logorare ulteriormente i rapporti tra il capo di Stato e il suo vice, l’ex leader ribelle Riek Machar. 

Inoltre, il malcontento tra il Movimento di liberazione del popolo sudanese (SPLM), che fa capo a Kiir, e la sua base di potere, che risiede principalmente nel gruppo etnico Dinka, per la gestione della transizione, “sta portando alla richiesta di una nuova leadership”, si legge nel rapporto. Il documento, ad esempio, cita diverse fonti riservate, tra i seguaci di Kiir, secondo cui “si sarebbero formate divisioni sulla distribuzione delle posizioni governative e sul fatto che i tentativi del presidente di gestire le tensioni interne sarebbero falliti e avrebbero provocato incidenti e problemi di sicurezza fuori dalla capitale”.

Per quanto riguarda il vice-presidente Machar, il gruppo di esperti ha affermato che la sua poca capacità di riuscire a influenzare il processo decisionale del governo o di stimolare l’attuazione del cessate il fuoco ha portato il suo Movimento-Esercito di Opposizione per la liberazione del popolo del Sudan (SPLM-IO) a “sgretolarsi” gradualmente. Alcuni leader politici e militari vicini a Machar stanno sfidando la sua leadership e alcuni ufficiali hanno abbandonato il governo, hanno spiegato gli esperti.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione