Istanbul Kanal potrebbe sconvolgere gli equilibri geopolitici in Asia centrale

Pubblicato il 9 maggio 2021 alle 6:48 in Asia Turchia

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La Turchia ha annunciato che, nel 2021, prevede di dare il via alla costruzione di Kanal Istanbul, il tanto discusso canale artificiale che connetterebbe il Mar Nero al Mar di Marmara. Il progetto infrastrutturale è stato più volte oggetto di controversie sia per il costo, sia per il suo impatto ambientale sia perché potrebbe alimentare la corruzione nel Paese. Da un punto di vista geopolitico, il Kanal Istanbul potrebbe avere ripercussioni per via dell’impatto che avrebbe sugli equilibri militari regionali, nonché sul commercio marittimo con il Caucaso e con l’Asia Centrale.

 Il progetto del canale di 45 chilometri sembra prendere sempre più forma, soprattutto a seguito  delle recenti dichiarazioni rilasciate dal presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. Quest’ultimo, il 5 aprile, aveva reso noto che sarebbe stata aperta la gara d’appalto per avviare la costruzione dell’opera. Il Kanal Istanbul era stato annunciato ai media locali da Erdogan, quando, nel 2011, lo aveva definito un “progetto fuori dagli schemi”. L’obiettivo chiave del canale è quello di creare una rotta di transito più sicura che, dal Mar Nero, faciliterebbe il passaggio alle petroliere che trasportano greggio verso i mercati globali. In tal modo, eviterebbero di transitare attraverso lo Stretto del Bosforo. Secondo le stime, la costruzione del canale e le infrastrutture ad esso associate comporterebbe un costo di oltre 20 miliardi di dollari. Gli analisti internazionali hanno affermato che il progetto potrebbe avere un impatto effettivo sul commercio e sulla sicurezza regionale, anche se non è chiaro in quali modalità questo potrebbe avvenire.

Recentemente, la costruzione di Kanal Istanbul è stata oggetto di controversie politiche quando un gruppo di 104 ammiragli in pensione, il 4 aprile, ha criticato il progetto perché avrebbe “messo a rischio le disposizioni della Convenzione di Montreux”. Quest’ultima prevede che qualsiasi nave che intende transitare nelle acque invii un preavviso di 14 giorni per l’eventuale ingresso nel Mar Nero. La suddetta intesa, sottoscritta il 20 luglio 1936, ha lo scopo di regolamentare la navigazione attraverso lo Stretto dei Dardanelli, il Mar di Marmara e il Bosforo. La Convenzione, per garantire la sicurezza agli Stati che si affacciano sul Mar Nero, prescrive una serie di regole di transito per stabilire che il tonnellaggio navale dei Paesi non bagnati dalle acque del Mar Nero non superi le 15.000 tonnellate. È altresì previsto un tempo limite di permanenza per le flotte straniere, che non può essere maggiore di 21 giorni.

Il presidente della Turchia, in risposta alla lettera degli ammiragli, ha reso noto che Istanbul sarebbe rimasta fedele alle disposizioni della Convenzione di Montreux. Tuttavia, ha aggiunto che il governo del Paese non prevede di applicare le suddette regolamentazioni al traffico marittimo del nuovo canale. Tali dichiarazioni hanno concretizzato i timori sollevati dagli ammiragli sul fatto che Istanbul Kanal potrebbe ampliare il diritto di accesso di navi militari nel Mar Nero. In tal senso, potrebbe sconvolgere l’equilibrio della sicurezza regionale e mettere Ankara contro i Paesi vicini e gli altri attori internazionali.

Le limitazioni imposte dalla Convenzione di Montreux sono state elaborate al fine di limitare la presenza navale nel Mar Nero sia dei Paesi membri della NATO, sia della Russia. Se il Kanal Istanbul non dovesse essere soggetto alle disposizioni di Montreux, permetterebbe alla Turchia di collocare nel Mar Nero, per un tempo indefinito, navi più grandi e potenti, come le portaerei.

Il fatto che la questione relativa alle disposizioni di Montreux sia importante e delicata è stato messo in luce dai recenti avvenimenti che hanno visto protagonisti gli Stati Uniti, la Russia, l’Ucraina e il Mar Nero. Il 9 aprile, gli USA avevano dichiarato di voler trasferire due navi da guerra nelle acque del Mar Nero come risposta al dispiegamento di 100.000 militari russi in Crimea. La sera del 9 aprile, Ankara aveva informato Mosca che, la settimana dal 12 al 18 aprile, Washington avrebbe inviato due navi da guerra che sarebbero rimaste nel Mar Nero fino al 4 maggio. Il Cremlino non aveva accolto positivamente la notizia, affermando che tale azione “avrebbe potuto aggravare ulteriormente la situazione nel Donbass”. Nonostante ciò, il 15 aprile, sulla base delle disposizioni della convenzione di Montreux che regolano il traffico marittimo nel Mar Nero, Washington ha annullato l’ingresso delle due navi da guerra, Donald Cook e Roosvelt, nel Mar Nero.

Pertanto, nonostante Washington non abbia schierato le navi da guerra e la Russia abbia ordinato, il 22 aprile, il ritiro delle truppe dalla Crimea, tale episodio ha messo in luce il potere che Ankara avrebbe se non fosse più obbligata a rispettare gli obblighi di Montreux.

Il Progetto è stato definito “fuori dagli schemi” per una serie di motivi. Il  primo fa riferimento al fatto che, stando alle analisi del Directorate of Maritime Affairs della Turchia, negli ultimi 15 anni, il numero di petroliere che transitano sul Bosforo è sceso del 31%. Inoltre, i gasdotti presenti nel Mar Nero non sono le uniche vie per trasportare il greggio in Occidente. Tra queste, vale la pena menzionare il gasdotto Druzhba e il Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC).

La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è la seguente: Perché i Paesi dovrebbero scegliere di pagare una tassa di transito per usare il Kanal Istanbul quando lo stretto del Bosforo offre lo stesso servizio gratuitamente?

Dal canto loro, le autorità di Ankara hanno riferito che il nuovo canale offrirebbe una via di transito più sicura, non soggetta ai ritardi che spesso, a causa del traffico, rallentano il passaggio sul Bosforo. Nonostante ciò, gli analisti internazionali hanno chiarito che gli incidenti che causano il blocco o il rallentamento del traffico marittimo non sono così frequenti come sembrerebbe. L’ultimo episodio sul Bosforo, ad esempio, è stato registrato nel 1999, quando una petroliera russa è rimasta bloccata nel tratto.

La Turchia, inoltre, ha reso noto che nel nuovo canale non ammetterà il passaggio di imbarcazioni che trasportano Gas Naturale Liquefatto (GNL). Tale imposizione violerebbe una clausola della Convenzione di Montreux, anche se tale aspetto non è mai stato testato dato che nessun Paese bagnato dal Mar Nero possiede un terminal per importare o esportare il GNL.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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