Gli accordi di Israele in materia di armi

Pubblicato il 9 maggio 2021 alle 7:00 in Israele Medio Oriente

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Il recente accordo ventennale siglato da Israele con la Grecia, in materia di Difesa, ha suscitato interrogativi sulle altre intese raggiunte da Tel Aviv nel campo delle armi. Secondo quanto riportato da al-Jazeera, sono circa un migliaio le società israeliane che hanno concluso accordi con partner internazionali, ma si tratta, il più delle volte, di contratti che il governo israeliano tenderebbe ad “offuscare”.

Stando ai dati riportati dal quotidiano, il Paese mediorientale è stato classificato all’ottava posizione tra i maggiori esportatori di armi a livello internazionale. Sono 130 gli Stati con cui Israele ha raggiunto accordi, per un valore complessivo pari a circa 9 miliardi di dollari all’anno, mentre sono 250.000 gli israeliani impiegati nel settore proprio a seguito di tali contratti. In termini di percentuali, il 35% delle intese riguarda Paesi europei e il Nord America, il 2% l’America Latina, mentre il restante 63% include Paesi dell’Africa, dell’Asia e del Pacifico. Ad essere esportati sono soprattutto robot, droni, sistemi di controllo, radar, attrezzature per la guerra elettronica e prodotti per la difesa aerea e missilistica, a cui si aggiungono velivoli pilotati, apparecchi per attività di monitoraggio e sistemi di comunicazione e di intelligenza artificiale.

Tra i maggiori accordi siglati da Israele, al-Jazeera cita quello del 2018 con gli Stati Uniti, riguardante la vendita del sistema d’arma mobile per la difesa antimissile a corto raggio, Iron Dome, in italiano “Cupola di Ferro”, volto a proteggere le truppe di Washington da eventuali minacce “balistiche e aeree”. Tra le intese più recenti vi è quella annunciata il 18 aprile dal Ministero della Difesa di Tel Aviv, considerata il più grande accordo mai raggiunto con la Grecia. In particolare, la società di elettronica israeliana, specializzata nella difesa internazionale, Elbit Systems Ltd., gestirà un centro di addestramento per l’aviazione militare greca con un contratto dal valore di circa 1,65 miliardi di dollari. La struttura sarà allestita a Kalamata, nel Peloponneso meridionale, presso la 120 Air Training Wing. Non da ultimo, Israele si è impegnato a fornire all’Aeronautica Militare ellenica 10 nuovi aerei da addestramento M-346, oltre ad assistenza a livello logistico.

Ad ogni modo, specifica al-Jazeera, accordi di armi israeliane sono distribuiti in tutto il mondo e non escludono nessun continente. L’India, al momento, rappresenta il maggiore acquirente, considerato che il 49% delle importazioni di armi del Paese asiatico proviene da Israele, con cui ha siglato contratti del valore di 15 miliardi di dollari. Tel Aviv rappresenta il secondo maggiore fornitore di armi per Nuova Delhi, dopo la Russia. A tal proposito, è stata Israel Aerospace Industries a vendere all’India un sistema di difesa aerea da 777 milioni di dollari, Barak 8, che fornisce protezione da minacce provenienti via terra, via mare e via aerea. A seguire vi sono il Vietnam, definito dal quotidiano una delle destinazioni sempre più preferite da Israele per esportare tecnologia militare di tipo avanzato e sistemi di combattimento, e l’Azerbaijan, un Paese a cui sono stati venduti cannoni e sistemi di lancio di missili per un costo pari a quasi 5 miliardi di dollari, oltre a droni e diversi mezzi di combattimento.

Al-Jazeera afferma, poi, che le industrie di difesa israeliane hanno venduto armi anche a Paesi accusati di violazioni dei diritti umani e crimini di guerra, tra cui il Myanmar, Haiti, Colombia e Honduras. Al contempo, il quotidiano accusa Israele di aver contribuito, attraverso le proprie armi, ad alimentare conflitti civili nel continente africano, dal Camerun al Ruanda, alla Costa d’Avorio. A tal proposito, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, nel dicembre 2018, aveva imposto sanzioni contro il generale israeliano Israel Ziv, per il suo coinvolgimento nella fornitura di armi al governo e all’opposizione del Sudan meridionale, attraverso accordi dal valore di 150 milioni di dollari. Le sanzioni sono state poi annullate il 26 febbraio 2020.

Parallelamente, alla luce degli accordi di normalizzazione siglati da Israele nel corso del 2020 con Emirati Arabi Uniti (UAE), Bahrein, Marocco e Sudan, alcuni prevedono che la vendita di armi israeliane nella regione è destinata ad aumentare. Ad ogni modo, obiettivo di Tel Aviv è fare in modo che la propria “superiorità” a livello militare non venga minata.

A tal proposito, nell’ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), è stato evidenziato che la spesa militare israeliana, nel 2020, è stata di 21,7 miliardi di dollari, il 2,7% in più rispetto al 2019. L’aumento ha fatto seguito all’annuncio del Momentum Plan, un ambizioso programma pluriennale che mira a ristrutturare le capacità militari di Israele.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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