Yemen: gli Houthi rifiutano di incontrare l’inviato dell’ONU

Pubblicato il 8 maggio 2021 alle 9:46 in USA e Canada Yemen

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I ribelli sciiti Houthi “hanno perso un’importante opportunità” rifiutandosi di incontrare in Oman l’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, secondo il Dipartimento di Stato degli USA.

“C’è un accordo equo sul tavolo dei negoziati che porterà un sollievo immediato al popolo yemenita”, ha riferito il Dipartimento di Stato in una dichiarazione resa pubblica il 7 maggio, al ritorno negli Stati Uniti dell’inviato speciale, Tim Lenderking, da un round di incontri sulla crisi in Yemen che ha tenuto in Oman, Giordania e Arabia Saudita. “Contrariamente alle loro dichiarazioni in merito alla situazione umanitaria nello Yemen, gli Houthi la peggiorano continuando ad attaccare Ma’rib e aggravando le condizioni disastrose in cui versano gli yemeniti già vulnerabili e sfollati”, continuava il comunicato del Dipartimento di Stato degli USA.

“Gli Houthi hanno perso un’importante opportunità per dimostrare il loro impegno per la pace”, secondo gli Stati Uniti, che hanno criticato il rifiuto dei ribelli Houthi di incontrare l’inviato speciale delle Nazioni Unite a Muscat, soprattutto data la disponibilità dichiarata del governo della Repubblica dello Yemen a raggiungere un accordo per porre fine al conflitto. “Con il crescente consenso internazionale e l’impulso verso la fine del conflitto in Yemen senza ulteriori indugi, tutte le parti devono impegnarsi con l’inviato speciale delle Nazioni Unite e affrontare la proposta che è sul tavolo, per il bene del popolo yemenita”, continua la dichiarazione del Dipartimento di Stato.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha incaricato Lenderking di rilanciare gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra nello Yemen, dopo aver annunciato la fine del sostegno militare statunitense alla campagna guidata dai sauditi in Yemen. In Arabia Saudita, il 30 aprile, Lenderking ha tenuto riunioni con alti funzionari del Regno, tra cui il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, che ha esortato ad allentare il blocco saudita del porto marittimo di Hodeidah e dell’aeroporto di Sana’a. Dopo gli incontri in Oman e Giordania, Lenderking è tornato a Riad per nuovi colloqui e ha esortato i sauditi a raggiungere un accordo di cessate il fuoco e a sostenere un dialogo politico con gli Houthi, secondo la dichiarazione degli Stati Uniti.

Arabia Saudita e Iran hanno recentemente tenuto colloqui diretti in Iraq volti ad aprire canali diplomatici tra i due avversari e ridurre le tensioni più ampie nella regione. Il 7 maggio, l’ambasciatore saudita, Rayed Krimly, capo della pianificazione per il ministero degli Esteri saudita, ha dichiarato che i colloqui ospitati da Baghdad sono esplorativi. “Ci auguriamo che abbiano successo, ma è troppo presto e prematuro per giungere a conclusioni definitive. La nostra valutazione si baserà su atti verificabili e non su proclami”, ha affermato Krimly. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno affermato che Lenderking si era incontrato con il ministro degli Esteri dell’Oman, Sayyid Badr al-Busaidi, insieme al senatore statunitense, Chris Murphy, e i due hanno tenuto un incontro separato con l’inviato speciale delle Nazioni Unite Griffiths e gli ambasciatori nello Yemen dell’Unione Europea, della Germania e della Gran Bretagna per discutere la fine della guerra.

La crisi yemenita è scoppiata a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Da gennaio 2020, le tensioni si sono particolarmente acuite presso i fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra cui Ma’rib. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, gli Houthi hanno lanciato una violenta offensiva, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che gli avrebbe consentito di completare i propri piani espansionistici nel Nord dello Yemen. Tuttavia, anni dopo, non sono stati registrati risultati significativi. Gli Houthi, in particolare, hanno provato ad avanzare verso l’Ovest del governatorato, a circa 10 km dal centro della città, ma hanno incontrato la resistenza dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita. Quest’ultima è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, e vede la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania. La guerra continua a causare la “peggiore crisi umanitaria del mondo”, secondo le Nazioni Unite.

Il 6 maggio, il portavoce delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, ha affermato che la situazione umanitaria in Yemen continua a peggiorare. In particolare, sono circa 20 milioni gli yemeniti che necessitano di assistenza, mentre si prevede che altri 16 milioni soffriranno di fame nel corso del 2021, aggiungendosi alle decine di migliaia che vivono attualmente in condizioni di carestia. Non da ultimo, nei fondi internazionali volti a finanziare aiuti in Yemen mancano 2.5 miliardi di dollari. A tal proposito, le organizzazioni e le squadre di assistenza necessiterebbero di 3.85 miliardi di dollari per far fronte a carestia, pandemia di Covid-19 e altre crisi in Yemen, ma i donatori internazionali hanno fornito solo un terzo di tale somma.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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