Libia: gruppi armati protestano contro l’esecutivo a Tripoli

Pubblicato il 8 maggio 2021 alle 11:26 in Africa Libia

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L’8 maggio, la portavoce dell’esecutivo ha riferito che un gruppo di uomini armati ha preso d’assalto il Corinthia Hotel di Tripoli, dove si riunisce il nuovo Consiglio Presidenziale libico, sottolineando i continui rischi per il governo di unità nazionale.

L’assalto si è verificato il 7 maggio, secondo l’agenzia di stampa Reuters, che fa riferimento anche ad immagini, non ancora verificate, che circolano sui social media e mostrano uomini armati e in divisa all’ingresso del Corinthia Hotel. Secondo le fonti, questi hanno espresso rabbia nei confronti del ministro degli Esteri dell’esecutivo, Najla el-Mangoush. La portavoce del Consiglio di Presidenza, Najwa Wahiba, ha però aggiunto nell’edificio non c’era nessuno, poiché venerdì è il giorno di riposo settimanale in Libia. 

La dimostrazione di forza arriva dopo che, il 3 maggio, al-Mangoush, che viene dalla regione della Cirenaica, ha lanciato un appello alla Turchia affinché ritiri le truppe dispiegate durante la guerra civile. Tali milizie sono state fondamentali per respingere il generale della Cirenaica, Khalifa Haftar. Nel suo appello, il ministro degli Esteri è stato supportato da alcuni Paesi, come Russia ed Emirati Arabi Uniti, che avevano a loro volta sostenuto la fazione guidata da Haftar. Secondo la stessa portavoce del Consiglio Presidenziale, i fatti del 7 maggio sottolineano i continui rischi per il Governo di unità nazionale libico. Prima che l’hotel venisse preso d’assalto, il 7 maggio, un gruppo di milizie armate di Tripoli ha riferito sui social media di essersi incontrato per discutere le “dichiarazioni irresponsabili” di Mangoush e successivamente ha invitato l’esecutivo a respingere formalmente Haftar.

Secondo quanto riferisce Al-Jazeera English, nella Libia orientale, la regione nota come Cirenaica, Haftar e il suo sedicente Esercito Nazionale Libico (LNA) continuano a dominare, quasi un anno dopo che la loro offensiva di 14 mesi per impadronirsi della capitale è stata respinta grazie all’intervento di Ankara. A Tripoli, i gruppi armati che hanno combattuto contro il generale controllano ancora le strade. La Turchia afferma che la sua presenza militare in Libia è diversa da quella di altre forze straniere, perché è stata invitata dal precedente esecutivo, riconosciuto dalle Nazioni Unite, noto come il Governo di Accordo Nazionale (GNA). Quindi le autorità turche affermano che le loro milizie non si ritireranno fino a quando gli altri non lo faranno per primi.

Per quanto riguarda la presenza militare turca in Libia, durante la fase di divisione e combattimenti che ha preceduto la configurazione attuale, dal mese di gennaio 2020, la Turchia aveva dispiegato in Libia ingenti mezzi militari per sostenere, inizialmente, la resistenza di Tripoli contro un assedio contro la capitale lanciato dalle forze di Haftar, il 4 aprile 2019. Il GNA con l’aiuto turco era riuscito a respingere definitivamente le forze dello LNA da Tripoli il 4 giugno 2020 e gli aveva poi sottratto altri territori. Secondo quanto pattuito con il GNA, in cambio del suo aiuto, alla Turchia sarebbero stati concessi da Tripoli ampi diritti nel Mediterraneo orientale e vantaggi economici in Libia.

Al momento, secondo stime delle Nazioni Unite, in Libia, vi sarebbero circa 20.000 combattenti stranieri, composti per lo più da soldati turchi e da mercenari provenienti da Russia, Siria, Ciad e Sudan. A tal proposito, la Lega Araba, l’Onu, l’UE e l’AU, durante una videoconferenza, hanno chiesto “piena adesione” ad un embargo sulle armi in Libia risalente al 2011 e il ritiro “immediato e incondizionato” di tutte le forze straniere e dei mercenari dalla Libia. L’ esecutivo transitorio al momento al potere in Libia è stato nominato lo scorso 5 febbraio dal Forum di dialogo politico libico, riunitosi a Ginevra sotto l’egida delle Nazioni Unite. Tale governo dovrà guidare il Paese fino alle elezioni del 24 dicembre 2021 e ha sostituito le due amministrazioni rivali fino a quel momento presenti nel Paese, il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli e la Camera dei rappresentanti di Tobruk.

La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. Prima della formazione dell’esecutivo transitorio, oltre alla presenza di sue amministrazioni separate, a livello militare, in Libia si sono fronteggiate le milizie legate al GNA e di quelle dell’Esercito Nazionale Libico del generale Khalifa Haftar, vicine all’amministrazione di Tobruk. Il GNA è stato il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia sin dalla sua nascita, avvenuta il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, in Marocco, scaduti, però, il 17 dicembre 2017. Il GNA è stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Le forze dello LNA sono state invece sostenute da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

Ad oggi, dal punto di vista militare, in Libia è attivo un cessate il dallo scorso 23 ottobre, come concordato in seguito ad un incontro tra le delegazioni libiche del LNA e del GNA, riunitesi a Ginevra nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. A livello politico, invece, tutte le parti hanno espresso sostegno per l’esecutivo ad interim nominato il 5 febbraio scorso.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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