Turkmenistan: cresce il potere del presidente

Pubblicato il 8 maggio 2021 alle 6:41 in Turkmenistan

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In Turkmenistan gli organi legislativi hanno subito profondi cambiamenti che hanno favorito l’affermarsi di un potere sempre più verticale e “ultra-centralizzato”. A seguire, una breve panoramica sull’evoluzione delle strutture parlamentari del Paese sotto la presidenza dell’ex leader, Saparmurat Niyazov, e l’attuale presidente, Gurbanguly Berdymuhamedov.

Per la prima volta nella storia del Turkmenistan in quanto Paese indipendente, il 28 marzo, il campo elettorale turkmeno ha nominato i 56 membri della Camera Alta del Parlamento del Paese, anche nota come Halk Maslahaty, ovvero il Consiglio del popolo. Secondo quanto riferito dal quotidiano internazionale The Diplomat, i Consigli regionali del Turkmenistan hanno eletto 48 deputati, mentre i restanti 8 funzionari sono stati nominati direttamente dal presidente del Paese, Gurbanguly Berdymuhamedov.

Le elezioni non hanno avuto un’ampia copertura mediatica, se non fosse per una questione particolarmente rilevante. Berdymuhamedov è stato prima dichiarato “membro eletto della Camera” e, circa due settimane dopo, durante la prima sessione, è stato eletto presidente del Consiglio, violando gli articoli 73 e 87 della Costituzione turkmena. Si tratta di articoli che vietano al presidente in carica di essere membro di una delle Camere del Parlamento. Alcuni osservatori hanno commentato quanto accaduto e hanno sottolineato che tale mossa inaugurerebbe la fase finale del processo di transizione di potere, che passerebbe da Berdymuhamedov al figlio Serdar. Oltre a ciò, la violazione della Costituzione del Turkmenistan ha anche confermato il ruolo subordinato svolto dagli organi di assemblea del Paese, sempre più “assoggettati alla volontà del presidente in carica”.

Durante la sua presidenza, Saparmurat Niyazov, il primo capo di Stato del Turkmenistan, ha modificato la distribuzione di potere tra gli organi dell’Assemblea per istituire un “potere verticale ultra-centralizzato”. L’ex presidente, durante il suo mandato, si era anche adoperato per marginalizzare il ruolo di altre istituzioni politiche con lo scopo di creare “uno spazio apolitico” per garantire che nessun gruppo o partito potesse consolidarsi in modo indipendente e arrivare a sfidare il suo esecutivo. È anche a tal fine che Niyazov ha dedicato parte della sua carriera a svolgere importanti incarichi per gestire autonomamente tutti i processi politici, economici e sociali nello Stato. È importante sottolineare che Niyazov gestiva interamente il Mejlis, ovvero la Camera Bassa. Quest’ultima era composta dai deputati dell’unico partito politico autorizzato all’epoca, il Partito Democratico del Turkmenistan (DPT), guidato anch’esso da Niyazov. Fino al 2008, il DPT è stato l’unico partito a partecipare alle elezioni parlamentari. In seguito, però, lo Stato ha introdotto un altro gruppo politico, il Galkynysh National Revival Movement, per dare una parvenza di pluralismo partitico nel Paese. Anche il Consiglio del popolo era sotto il pieno controllo di Niyazov, il quale ne controllava la composizione e il funzionamento. In tale contesto, si ricorda che il suddetto Consiglio rappresenta il “massimo organo rappresentativo del voto popolare” ed è formalmente separato dalla legislatura. La maggior parte dei suoi membri erano funzionari e burocrati nominati direttamente da Niyazov, mentre solo una piccola parte dei deputati erano eletti dal popolo.

Il Consiglio ha subito due trasformazioni istituzionali significative durante la presidenza di Niyazov. La prima è avvenuta nel 1999 e l’altra nel 2003 ed entrambe hanno avuto un impatto diretto sulla legislatura. Queste riforme hanno spostato gli equilibri di potere a favore del Consiglio, marginalizzando ulteriormente il Mejlis e riducendo al minimo la sua autorità. In questo modo, con la riforma del 2003, il Consiglio del popolo è diventato l’istituzione suprema del Paese. Secondo quanto riferito da The Diplomat, il trasferimento dei pieni poteri al Consiglio, che Niyazov presiedeva personalmente, è stata una mossa finalizzata a conferire al presidente in carica ancor più potere, che sarebbe stato fondamentale nel caso di una potenziale crisi politica. Inoltre, il fatto che Niyazov fosse il “presidente a vita” di un’istituzione plenipotenziaria gli avrebbe permesso di nominare qualsiasi figura per la carica presidenziale senza ripercussioni, se mai avesse deciso o fosse stato costretto a dimettersi dalla carica.

La discrepanza tra i poteri formali del legislatore e il modo in cui li esercita è passata alla presidenza di Berdymuhamedov dopo la morte di Niyazov, il 21 dicembre 2006. Come il suo predecessore, Berdymuhamedov non è interessato a conferire potere ad istituzioni di governo per evitare che queste prendano parte concreta al processo decisionale. Inoltre, proprio come Niyazov, l’attuale presidente turkmeno ha istituito un potere ultra centralizzato e verticale.

Per quanto riguarda le differenze salienti tra i due mandati presidenziali, Berdymuhamedov ha creato una vasta rete che gli ha permesso di affidare a familiari e parenti incarichi importanti e redditizi. Inoltre, Berdymuhamedov è stato definito dagli osservatori internazionali più “attento” rispetto all’ex presidente nel creare un fittizio pluralismo politico che ha permesso di avviare una serie di riforme sulle istituzioni rappresentative. La prima modifica, avvenuta nel 2008, ha sovvertito significativamente il panorama istituzionale poiché ha portato all’abolizione del Consiglio popolare e, dall’altra parte, al trasferimento di quelli che erano prima i suoi poteri al Mejlis. Il Consiglio, in questo modo, è diventato un mero organo consultativo. Tra le altre modifiche, vale la pena menzionare quella apportata al Mejlis. Il numero dei deputati è salito a 125 e sono stati ampliati i suoi poteri. Sulla carta, tali cambiamenti sembravano far pensare che il Turkmenistan stesse rafforzando il ruolo decisionale del Parlamento. Tuttavia, la realtà era ben diversa perché si trattava solo di modifiche “formali” dato che, ad oggi, il ruolo del Mejlis è piuttosto limitato.

Nessuna delle elezioni parlamentari in Turkmenistan può essere considerata libera, equa e competitiva, indipendentemente dal fatto che, nel 2013, il Paese è passato a un sistema multipartitico. Analogamente a numerose altre “riforme”, anche quest’ultima è stata solo “formale” per essere in linea con gli standard internazionali. I nuovi partiti politici, come il “Partito degli industriali e degli imprenditori” e il “Partito agrario”, in realtà, non hanno piattaforme indipendenti e sostengono il presidente e la sua linea politica. Non possono essere considerati veri e propri partiti perché sono un “mezzo del regime al potere” per assicurarsi l’appoggio di gruppi sociali specifici, come, ad esempio, quello degli imprenditori. Ad oggi, in quanto presidente della Camera Alta, organo che ha maggiori funzioni concrete, Berdymuhamedov segue ancora una volta le orme del suo predecessore, poiché ha il pieno controllo sia sul ramo esecutivo sia su quello legislativo. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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