Cina: l’import-export di aprile cresce del 28,5%

Pubblicato il 8 maggio 2021 alle 7:05 in Asia Cina

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L’Amministrazione generale delle dogane della Cina ha rilasciato dati statistici in base ai quali, nel mese di aprile 2021, l’import-export commerciale di beni della Cina avrebbe totalizzato 11,62 trilioni di yuan, crescendo del 28,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 21,8% rispetto allo stesso mese del 2019.

All’interno del dato complessivo, le esportazioni cinesi hanno raggiunto il valore di 6,32 trilioni di yuan, con un aumento del 33,8% anno su anno e del 24,8% rispetto al 2019. Le importazioni, invece, sono state pari a 5,3 trilioni di yuan, crescendo del 22,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 18,4% rispetto ad aprile del 2019. Il disavanzo commerciale è stato di 1,02 trilioni di yuan ed è cresciuto del 149,7% rispetto allo stesso periodo del 2020.

I dati relativi al mese di aprile dell’import-export cinese hanno confermato la tendenza positiva già evidenziata nel primo trimestre dell’anno.  In tale periodo, le esportazioni commerciali di beni avevano raggiunto un valore complessivo di 8,47 trilioni di yuan, crescendo del 29,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Commentando tali dati, l’Amministrazione generale delle dogane aveva affermato che i dati avessero rappresentato “un buon inizio”, mantenendo il trend di crescita positivo iniziato dalla metà del 2020.

Sempre in riferimento al primo trimestre 2021, anche il PIL della Cina aveva mostrato un trend positivo, raggiungendo un valore di 24,931 trilioni di yuan, e registrando una crescita del 18,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e dello 0,6% rispetto all’ultimo trimestre del 2020. Nel 2020, il PIL cinese, aveva registrato una perdita del 6,8% nel primo trimestre dell’anno rispetto al 2019, nei tre mesi successivi era però tornato a crescere con un aumento del 3,2% del dato, che aveva invertito il trend in diminuzione. Tale tendenza era stata poi confermata nel trimestre luglio-settembre, quando il PIL aveva avuto un aumento del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2019. Infine, nel quarto ed ultimo trimestre del 2020, il dato aveva registrato un’ulteriore crescita rispetto all’anno precedente, attestandosi al 6,4%.

Il 2020 è stato contrassegnato dalla diffusione della pandemia di coronavirus che ha determinato una crisi economica a livello mondiale. Anche la Cina ha risentito di tali circostanze e, sebbene sia stata l’unica tra le grandi economie mondiali a mostrare una crescita positiva, il tasso complessivo annuale di crescita del PIL pari al 2,3% è stato il più basso mai registrato nel Paese dal 1976, quando, a termine della Rivoluzione culturale, il dato si attestò all’1,6%.

Per il 2021, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo ha fornito una stima dell’8,1% per la crescita economica cinese. Pechino, da parte sua, ha posto un obiettivo flessibile che vada dal 6% in su. In particolare, tale fine è stato specificato nel piano quinquennale per l’economia 2021-25, nel quale la Cina non ha posto un obiettivo specifico del PIL relativo al quinquennio, diversamente da quanto sempre fatto, e ha deciso di mantenere la crescita annua a livelli “ragionevoli”. In seguito all’impatto sull’economia della diffusione della pandemia di coronavirus e visti i rischi crescenti di indebitamento per raggiungere obiettivi non sempre attuabili, più accademici e consiglieri avevano chiesto a Pechino di rivedere le proprie valutazioni macroeconomiche e il sistema degli obiettivi annuali del PIL. Nel 2020, alla luce delle circostanze straordinarie determinate dalla pandemia di coronavirus, la Cina aveva già abbandonato l’obiettivo annuale di crescita, non fissandone uno e, durante le Due sessioni, ovvero le sedute plenarie annuali della Conferenza politica consultiva del popolo (CPCP) e dell’Assemblea nazionale del popolo (ANP), ha deciso di fare lo stesso per il quinquennio 2021-25. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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