Afghanistan: attentato in una scuola sciita di Kabul

Pubblicato il 8 maggio 2021 alle 19:50 in Afghanistan Asia

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Un’esplosione nei pressi di una scuola in un distretto sciita di Kabul ha ucciso almeno 63 persone, molte delle quali erano giovani studentesse, sabato 8 maggio.

Secondo quanto riferito da Al-Jazeera English, le ambulanze si sono precipitate per evacuare i feriti dalla scena dell’esplosione vicino alla scuola di Syed Al-Shahda, nel quartiere a maggioranza sciita di Dasht-e-Barchi. Almeno altre 150 persone sono rimaste ferite nell’esplosione. Al momento, nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione. Ghulam Dastagir Nazari, portavoce del Ministero della Salute, ha riferito che finora 46 persone sono state portate in ospedale. 

Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha rilasciato una dichiarazione in cui condanna l’attacco, incolpando i talebani, che da parte loro hanno negato di essere coinvolti nell’assalto. Da parte sua, il presidente non ha fornito alcuna prova. “I talebani, intensificando la loro guerra e le violenze illegittime, hanno dimostrato ancora una volta di essere riluttanti non solo a risolvere la crisi attuale in modo pacifico e fondamentale, ma complicando la situazione”, ha dichiarato Ghani.

L’8 maggio, i testimoni presenti hanno riferito di tre esplosioni una dopo l’altra nei presso di una scuola per ragazze e ragazzi, che studiano in tre turni, il secondo dei quali è per studentesse. La missione dell’Unione Europea in Afghanistan ha condannato l’assalto che ha definito un “attacco orrendo”. La Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) ha espresso la sua “profonda repulsione” per l’esplosione. Kabul è in allerta da quando Washington ha annunciato, il 14 aprile, il ritiro di tutte le truppe statunitensi entro l’11 settembre, con funzionari afgani che affermano che i talebani hanno intensificato i loro attacchi in tutto il Paese.

A cinque mesi dal ritiro totale delle proprie truppe dal Paese, gli Stati Uniti hanno ordinato al personale non essenziale della propria ambasciata di lasciare l’Afghanistan, citando l’aumento delle minacce alla sicurezza. La notizia è stata resa nota il 27 aprile dal Dipartimento di Stato degli USA, che ha pubblicato un avviso nel quale comunica un livello di allerta alto per l’Afghanistan e richiede ai cittadini statunitensi di lasciare il Paese il prima possibile. Tra le minacce rilevate si legge: “Gruppi terroristici e ribelli continuano a pianificare ed eseguire attacchi in Afghanistan”.

Ross Wilson, l’ambasciatore ad interim degli Stati Uniti a Kabul, ha commentato la questione affermando che la decisione arriva “alla luce della crescente violenza e delle notizie di minacce a Kabul”. Per quanto riguarda l’ambasciata, tuttavia, questo ha affermato che l’ordine ha interessato un “numero relativamente piccolo” di dipendenti, senza specificare quanti, e ha aggiunto che l’ambasciata sarebbe rimasta operativa. Il 27 aprile, anche il generale Kenneth McKenzie, a capo del comando centrale degli Stati Uniti, ha affermato che l’amministrazione rimane impegnata a mantenere un’ambasciata funzionante a Kabul. “Avremo una presenza militare molto, molto minima, quella che è strettamente necessaria per difendere l’ambasciata”, ha aggiunto. 

L’Afghanistan ha vissuto decenni di conflitti e violenze, prima con l’invasione sovietica, poi con le lotte interne e la presa del potere dei talebani e successivamente con una sanguinosa guerra civile e l’aumento della minaccia terroristica. Nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso il Paese, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e il luogo dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Dopo quasi due decenni di conflitto, un’importante svolta diplomatica era arrivata con l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020. Tuttavia, l’intesa non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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