USA: preoccupa la presenza navale della Cina in Africa

Pubblicato il 7 maggio 2021 alle 7:51 in Africa Cina USA e Canada

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Il capo dello United States Africa Command, il generale Stephen Townsend, ha affermato che la Cina potrebbe cercare di stabilire una base navale lungo la costa occidentale dell’Africa e ha affermato che la crescente influenza cinese potrebbe non riguardare soltanto l’Indo-Pacifico. Tali dichiarazioni sono state rilasciate durante un’intervista con Associated Press del 6 maggio.

Townsend ha affermato che Pechino starebbe cercando di istituire un porto per la propria Marina militare in grado di ospitare sottomarini o portaerei in Africa occidentale e, a tal proposito, avrebbe avvicinato Paesi costieri che vanno dalla Mauritania a Sud, fino alla Namibia. Townsend ha affermato che la Cina starebbe cercando un luogo in cui riarmare o riparare le proprie navi da guerra, che potrebbe essere “militarmente utile in un conflitto”. Per il generale statunitense, la Cina avrebbe già intrapreso un lungo percorso per fare lo stesso in Gibuti, dove vi sarebbero circa 2.000 militari cinesi tra cui centinaia di membri della Marina, e, al momento, avrebbe rivolto la propria attenzione anche alla costa atlantica dell’Africa.

Townsend ha quindi affermato che la Cina sta superando gli Stati Uniti in alcuni Paesi africani in termini di influenza.  Un maggior accesso cinese al continente, per il generale, potrebbe essere consentito dai progetti portuali, dalle attività economiche, dalle infrastrutture e dai relativi accordi e contratti che la Cina sta portando avanti in vari Paesi dell’Africa.   Per il generale, ogni sforzo di Pechino di garantirsi un porto navale sulla costa atlantica potrebbe rappresentare un ampliamento della presenza militare cinese ma, l’ambizione oceanica di Pechino, sarebbe primariamente legata a scopi economici, anziché militari.  

Come riferito da South China Morning Post, l’avvertimento del generale Townsend sarebbe arrivato mentre il Pentagono sta rivolgendo la propria attenzione alla regione dell’Indo-Pacifico e alle minacce che, a sua detta, sarebbero poste da avversari quali la Cina e la Russia. L’amministrazione del presidente statunitense, Joe Biden, vedrebbe nella rapida ascesa dell’influenza economica e della forza militare cinesi la principale sfida a lungo termine alla sicurezza degli USA. Al momento, il Pentagono, guidato dal Segretario alla Difesa degli USA, Lloyd Austin, starebbe quindi conducendo una revisione sulla presenza statunitense nel mondo per determinare se le forze armate di Washington siano posizionate dove necessario e nelle giuste quantità per mantenere la propria influenza internazionale. Secondo South China Morning Post, tale revisione sarà conclusa entro l’estate del 2021.

A tal proposito, più generali statunitensi in servizio in diverse regioni del globo avrebbero ammonito Washington che l’influenza e la presenza cinese non stanno crescendo solamente in Asia, durante udienze di fronte al Congresso degli USA. A loro detta, Pechino starebbe accrescendo la propria influenza economica in più Paesi in Africa, Sud America e Medio Oriente, cercando basi e punti di appoggio in tali territori. Oltre ad avvertire Washington, Townsend, così come altri suoi pari, quali i capi degli US Southern Command e US Central Command, l’ammiraglio Craig Faller e il generale Frank McKenzie, starebbero cercando di mantenere invariate le forze militari a loro disposizione nel processo di revisione degli schieramenti militari statunitensi nel mondo, attualmente in corso.

In tale quadro, lo scorso 22 aprile, Townsend ha parlato alla Commissione dei servizi armati del Senato statunitense e ha affermato che la Cina starebbe “continuando ad espandere la propria base militare in Gibuti”, dove avrebbe costruito un nuovo molo “grande a sufficienza per ospitare una portaerei”. Il 6 maggio, Townsend ha affermato che la Cina avrebbe armi e munizioni in tale base, così come veicoli da combattimento armati. Per gli USA, la Cina potrebbe presto posizionarvi elicotteri, compresi mezzi da attacco.

Oltre al Gibuti, alcuni osservatori citati da South China Morning Post avrebbero supposto che la Cina stia cercando di istituire un’altra base in Tanzania, sull’Oceano Indiano, alla luce dei rapporti militari del Paese con Pechino ma, a tal proposito, Townsend ha affermato che non vi sarebbero ancora piani a riguardo. Nel report del 2020 del Dipartimento della Difesa statunitense sulla potenza militare cinese, poi, anche l’Angola è stata indicata tra i Paesi che potrebbero essere stati considerati da Pechino per impiantare strutture militari. Di fronte ai timori avanzati per la presenza cinese in Africa, il senatore statunitense Robert Mendez, avrebbe proposto un disegno di legge per negare aiuti a tutti quei governi che consentiranno all’Esercito popolare di liberazione (EPL)  della Cina di costruire istallazioni militari sul proprio territorio.

Risale all’11 luglio 2017, l’inaugurazione da parte dell’EPL della Cina della sua prima base navale di supporto all’estero in Gibuti, nel Corno d’Africa, di fronte allo Stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden. Pechino ha affermato che tale avamposto serva a rifornire imbarcazioni cinesi durante le loro missioni umanitarie o di peacekeeping. In Gibuti, sono presenti anche basi degli USA, della Francia, del Giappone e dell’Italia.

Rispetto all’allarme per la sua presenza e influenza internazionale, la Cina ha più volte criticato i timori avanzati da Washington per la sua ascesa militare in generale, affermando che gli USA stiano adottando “una mentalità da Guerra fredda”. In Africa, in particolare, Pechino sostiene operazioni di peacekeeping dell’Onu con circa 2.000 uomini. A tal proposito, lo scorso 19 aprile, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, aveva esortato le Nazioni Unite a sostenere l’Unione africana (AU) nei suoi sforzi di peacekeeping per stabilizzare le zone di conflitto del continente e per creare un esercito permanente per la gestione delle crisi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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