UE: Draghi parla di “Lavoro e Occupazione” al Social Summit di Porto

Pubblicato il 7 maggio 2021 alle 19:48 in Europa Italia

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Il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, sta partecipando Social Summit 2021 di Porto, il vertice europeo dedicato ai diritti sociali che si terrà nelle giornate di oggi e domani, 7 e 8 maggio.

Il premier è intervenuto, nel pomeriggio, alla tavola rotonda sul tema “Employment and Jobs”, parlando di disuguaglianze e diritto al lavoro. “Da tempo l’Ue ha fatto del suo modello sociale un punto di orgoglio. Il sogno europeo è di garantire che nessuno venga lasciato indietro”, ha dichiarato Draghi all’inizio del suo discorso, puntualizzando poco dopo: “Già prima della pandemia, però, le nostre società e i nostri mercati del lavoro erano frammentati. Disuguaglianze generazionali, disuguaglianze di genere e disuguaglianze regionali. Questa non è l’Italia come dovrebbe essere, né l’Europa come dovrebbe essere”. Sul tema del lavoro,”lo shock provocato dal Covid 19 ha reso questi divari ancora più profondi. Cosi come durante la Grande Recessione e la crisi del debito sovrano in Europa, sono i nostri giovani e le nostre donne a pagare il prezzo di questa tragedia. Queste fratture hanno profonde radici storiche e culturali. Ma svelano anche evidenti carenze istituzionali e giuridiche”, ha aggiunto il primo ministro, specificando che in molti Paesi europei esiste un mercato del lavoro “a doppio binario, che avvantaggia i garantiti a spese dei non garantiti”. I primi, ha osservato Draghi, sono meglio retribuiti e godono di una maggiore sicurezza del lavoro, mentre i secondi soffrono un vita lavorativa precaria. “Questo sistema è profondamente ingiusto e costituisce un ostacolo alla nostra capacità di crescere e di innovare”, ha detto il premier. 

Nel suo intervento, Draghi ha ricordato che nell’UE un giovane su 7 è disoccupato e non frequenta corsi di istruzione o formazione. In Italia, si parla di una proporzione che si avvicina a uno su 4. Nei Paesi dell’Unione, inoltre, il divario nel tasso di occupazione tra uomini e donne si attesta a 11,3 punti percentuali. In Italia, risulta quasi il doppio. Per quanto riguarda il rapporto tra Nord e Sud della penisola, il premier ha ricordato che un terzo della popolazione italiana vive nelle regioni meridionali, ma la sua quota di occupazione totale è pari a un quarto. 

Parlando del piano italiano per la ripresa dalla pandemia, il cosiddetto Pnrr (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza), il primo ministro ha affermato che l’Italia, grazie a questo strumento, sta cercando di porre rimedio alle difficoltà causate dal Covid e di favorire la ripresa del Paese. “Verranno investiti 6 miliardi di euro per riformare le politiche attive del mercato del lavoro. Il Piano prevede un Programma per l’occupabilità e le competenze, destinato alla formazione e alla riqualificazione di coloro che devono cambiare lavoro o che sono alla ricerca di una prima occupazione, seguendo l’esempio del Programma europeo di garanzia per i giovani”, ha sottolineato Draghi, mettendo in luce la parte del piano dedicata al mondo del lavoro. Collegandosi al tema, il premier ha aggiunto: “Nel Pnrr, 4,6 miliardi di euro sono destinati ad accrescere il numero di asili nido e di scuole materne, alleviando il carico delle madri lavoratrici. Sono previste anche misure di lotta alla povertà infantile. L’Italia sostiene il progetto di proposta della Commissione Ue di Garanzia europea per l’infanzia, nonché i principi contenuti nell’agenda relativi all’assistenza di lungo termine e alle pari opportunità di genere. Oltre 14 miliardi di euro sono previsti per le infrastrutture di trasporto al Sud, per aumentare la produttività e l’accesso al mercato per imprese e lavoratori”. 

Nella sostanza, il Pnrr italiano mira a riparare i danni economici e sociali causati dalla crisi pandemica. Nel 2020 il PIL è sceso dell’8,9%, l’occupazione del 2,8% e le categorie maggiormente colpite sono state i giovani e le donne. Le misure di sostegno all’occupazione e ai redditi dei lavoratori hanno notevolmente attutito l’impatto sociale della pandemia, secondo il presidente del Consiglio. Tuttavia, le ripercussioni maggiori le hanno subite soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione. Con una prospettiva più di medio-lungo termine, il Piano proposto dal premier vuole affrontare “alcune debolezze che affliggono la nostra economia e la nostra società da decenni”: i perduranti divari territoriali, le disparità di genere, la debole crescita della produttività e il basso investimento in capitale umano e fisico. Infine, le risorse del Piano contribuiscono a dare impulso ad una compiuta transizione ecologica.

Le risorse fornite attraverso il Dispositivo di ripresa e resilienza dell’UE sono pari a 191,5 miliardi. Il Governo ha deciso di stanziare ulteriori 30,6 miliardi per il finanziamento di un Piano Nazionale Complementare da affiancare al dispositivo europeo. Sono stati stanziati, inoltre, entro il 2032, ulteriori 26 miliardi da destinare alla realizzazione di opere specifiche. L’Italia, in generale, può disporre di circa 248 miliardi di euro. A tali risorse, si aggiungono poi quelle rese disponibili dal programma REACT-EU che, come previsto dalla normativa UE, vengono spese negli anni 2021-2023. Si tratta di altri fondi per ulteriori 13 miliardi.

Per quanto riguarda gli obiettivi, Draghi prevede che, nel 2026, il PIL italiano sarà di circa 3,6 punti percentuali superiore rispetto a uno scenario di riferimento che non tiene conto dell’attuazione del Piano. Ne beneficia anche l’occupazione, che sarà più elevata di 3,2 punti percentuali rispetto allo scenario base nel triennio 2024-2026. Nello specifico, il Piano si pone“missioni”: Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura; Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica; Istruzione e Ricerca; Sanità; Inclusione e Coesione; Infrastrutture per la mobilità sostenibile. Nel discorso tenuto a Porto, Draghi ha sottolineato che il Piano nazionale di ripresa e resilienza presenta poi “una clausola di condizionalità sugli investimenti” finalizzata ad “incoraggiare le aziende ad assumere più donne e giovani”. “E sarà presa sul serio: ecco perché si chiama clausola di condizionalità”, ha specificato il premier

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Chiara Gentili

di Redazione

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