Ucraina chiede a Biden di co-presiedere la “Piattaforma Crimea”

Pubblicato il 7 maggio 2021 alle 10:16 in USA e Canada Ucraina

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Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha chiesto, giovedì 6 maggio, al segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, di istituire congiuntamente la Piattaforma Crimea per “liberare la penisola occupata” dalla Russia.

Durante il vertice ucraino-statunitense del 6 maggio, Zelensky ha esortato gli Stati Uniti a diventare co-fondatori della suddetta piattaforma e ha invitato il capo della Casa Bianca, Joe Biden, a prendere parte al primo vertice, calendarizzato per agosto. Il leader ucraino, inoltre, ha definito il 2021 un anno “fondamentale per le relazioni tra Kiev e Washington”. Quest’anno, inoltre, l’Ucraina celebrerà il 30° anniversario dall’indipendenza dall’Unione Sovietica. Motivo aggiuntivo per istituire la Piattaforma Crimea, concepita per promuovere la “disoccupazione” della penisola. Blinken, a sua volta, ha ribadito che gli Stati Uniti sostengono la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. In relazione all’indipendenza dell’Ucraina, è importante ricordare che, il 24 agosto 1991, il Parlamento di Kiev ha adottato l’Atto d’indipendenza dell’Ucraina, rendendo il Paese uno Stato indipendente e democratico.

Per quanto riguarda la Piattaforma Crimea, il Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina ha adottato, il 15 marzo, una strategia per riportare la penisola “occupata” sotto il controllo di Kiev. In risposta, la portavoce degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zacharova, ha affermato che qualsiasi tentativo di Kiev di annettere la Crimea all’Ucraina è “illegittimo” e sarà percepito come “un’aggressione”.

Durante la conferenza stampa a margine del vertice, il segretario di Stato degli USA ha dichiarato che Biden è intenzionato ad incontrare il presidente dell’Ucraina ma non ha fornito ulteriori dettagli sulla questione. A Washington, la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, ha affermato che l’amministrazione presidenziale è pronta ad accogliere ulteriori Paesi nella NATO a patto che questi siano “in grado di far fronte agli impegni e agli obblighi derivanti dall’adesione, in modo da poter contribuire alla sicurezza dell’area Euro-Atlantica”. Zelensky, in aggiunta, ha ringraziato il segretario di Stato americano per le sanzioni anti-russe che Washington ha imposto il 15 aprile.

È importante ricordare che, il 15 aprile, gli USA, oltre a inserire nella lista nera 32 società russe, hanno anche espulso 10 diplomatici russi e hanno imposto una serie di limitazioni per il mercato del debito sovrano di Mosca. Riguardo a quest’ultimo punto, l’ordine esecutivo firmato da Biden ha autorizzato il governo degli Stati Uniti a sanzionare qualsiasi settore dell’economia russa, con la possibilità di limitare la capacità di Mosca di emettere titoli di debito sovrano. Inoltre, la misura ha vietato agli istituti finanziari statunitensi di prendere parte al mercato primario delle obbligazioni sovrane russe denominate in rubli, a partire dal 14 giugno. Il 16 aprile, Mosca ha risposto alle sanzioni punitive USA, dichiarando “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi. La Russia non si è limitata solo a questo, ma ha altresì suggerito all’ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, John Sullivan, di rientrare a Washington per “consultazioni serie”, dopo aver inserito dieci alti funzionari della presente e delle passate amministrazioni presidenziali nella lista nera delle persone che non possono entrare in Russia. Più tardi, il 20 aprile, Sullivan, è stato convocato a Washington per consultazioni. Il giorno seguente, il 21 aprile, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha dichiarato “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi, ordinando loro di lasciare il Paese entro il 22 maggio.

La Crimea è diventata una regione russa il 16 marzo del 2014 a seguito di un referendum in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli votò per l’annessione alla Russia. Il referendum si è tenuto un mese dopo il colpo di stato che ha avuto luogo in Ucraina, il quale ha innescato un conflitto armato interno nel Sud-Est del Paese. Mosca ha ribadito più volte che gli abitanti della penisola hanno votato nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e hanno fatto “una scelta consapevole a favore della Russia”. L’Ucraina, dal canto suo, considera la Crimea territorio ucraino temporaneamente occupato. In seguito all’annessione illegale della Repubblica, Kiev portò Mosca davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU). Nella sentenza europea, emessa il 14 gennaio, si attribuiva alla Federazione Russa la responsabilità per le violazioni dei diritti umani in Crimea. Nel conflitto, sono state riportate quasi 13.000 vittime.

È importante tenere a mente l’organizzazione territoriale e normativa prevista da Kiev per comprendere perché l’Ucraina definisce “Illegittimo” il referendum del 16 marzo del 2014. L’area della Repubblica di Ucraina è suddivisa in 27 regioni, di cui 24 province, una repubblica autonoma, la Crimea, e due città con statuto speciale, Kiev e Sebastopoli. La Crimea, grazie al suo status speciale, ha una propria Costituzione, approvata nel 1998. Quest’ultima è andata a sostituire quella del 1992 che conferiva un maggiore grado di autonomia alla Crimea. Stando a quanto contenuto nel documento normativo del ’98, la Crimea ha continuato ad avere un certo grado di autonomia, tuttavia, il Parlamento ucraino può porre il veto a qualsiasi legge approvata dal Consiglio Supremo della Repubblica autonoma di Crimea.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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