Reclutatori in Italia per truppe filorusse nel Donbass, arrestato 28enne di Messina

Pubblicato il 7 maggio 2021 alle 11:36 in Italia Russia Ucraina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I carabinieri del Ros hanno arrestato, giovedì 6 maggio, un 28enne messinese che combatteva come mercenario per le forze armate filorusse e separatiste nel conflitto in Ucraina. L’ordinanza di custodia è stata eseguita con il supporto dei Comandi Provinciali di Messina e Lodi.

Le indagini si sono svolte nelle due ultime città di residenza della famiglia del 28enne, a Messina e a Lodi. Il ricercato condivideva sui social le proprie attività militari con il proprio seguito per reclutare ulteriori combattenti. Nello specifico, stando a quanto riferito dalla stampa, alcuni individui gli avrebbero richiesto consigli e indicazioni per intraprendere lo stesso percorso militare.

Secondo quanto reso noto dalla stampa, l’uomo era stato reclutato in Italia e, dal 2016, combatteva nel Donbass ed era membro di un’associazione criminale. Le forze dell’ordine italiane stanno conducendo indagini per monitorare quella che pare essere una struttura organizzativa di reclutamento di mercenari, sia italiani italiani sia stranieri, per prendere parte agli scontri in Ucraina con lo scopo di integrare le fila delle milizie separatiste filorusse nella regione del Donbass, situata nell’Ucraina Orientale. A detta dei carabinieri del Ros, è probabile che dietro l’organizzazione criminale vi siano strutture che avrebbero agevolato e sostenuto, anche da un punto di vista economico, le attività mercenarie nella suddetta area ucraina. I mercenari proverrebbero da diversi Paesi e sarebbero stati reclutati anche sui social. La figura mediatrice della struttura criminale che si occupa di occupare i cittadini italiani sarebbe, secondo fonti investigative, il livornese Andrea Palmieri, tuttora ricercato. Nel corso delle indagini, avviate nel 2019 e coordinate dalla Dda di Messina, su direzione del procuratore Maurizio de Lucia, le forze dell’ordine hanno monitorato i flussi finanziari internazionali e i dati forniti da Facebook. Questo ha permesso di documentare le attività di combattimento illegittimo svolte dal giovane messinese.

È importante ricordare che in precedenza, il 3 luglio 2019, il Tribunale della città di Genova aveva condannato tre mercenari che avevano preso parte agli scontri nel Donbass al fianco delle forze separatiste delle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Si tratta del 35 enne Antonio Cataldo, il 39enne Olsi Krutani e il 26enne Vladimir Verbitsky, i quali sono stati condanati per “reclutamento e conduzione di azioni militari illegali a favore di uno Stato straniero”. Le indagini del 2019 avevano rivelato che i mercenari, per prendere parte al conflitto, ricevevano tra i 300 e i 400 euro mensili.

Il teatro d’azione, dal 2014, è stato il Donbass, regione Orientale dell’Ucraina, le cui città principali sono Donetsk e Lugansk, contesa fra l’esercito regolare di Kiev e le formazioni separatiste che vorrebbero tornare sotto il controllo di Mosca, seguendo la sorte della Crimea. Ad oggi, la situazione nella Donbass è tornata ad essere critica dal 26 marzo 2021, quando quattro militari delle forze armate ucraine sono stati uccisi nei pressi di Skumy, un piccolo paese situato nella regione. Kiev ha accusato le milizie di Donetsk che, però, hanno negato il proprio coinvolgimento nella vicenda. Il giorno dopo, il 27 marzo,  le forze armate dell’Ucraina hanno bombardato l’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LRD). Successivamente, il 3 aprile, l’attacco di un drone ucraino nella DPR ha causato la morte di due civili, nello specifico di un bambino e di una donna. Secondo quanto riportato dai media locali, l’obiettivo delle forze armate ucraine sarebbe stata la zona residenziale nel villaggio di Aleksandrovsky, situato nel Donbass. Gli attacchi sono continuati e, il 12 aprile, l’esercito ucraino ha bombardato il villaggio urbano di Oleksandrivka, situato nel Nord-ovest dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR). In tale data i separatisti non hanno registrato nessuna vittima mentre l’Esercito di Kiev ha dichiarato di aver perso un soldato.

A seguito di quanto accaduto il 12 aprile, il presidente dell’Ucraina ha invitato l’omologo statunitense, Joe Biden, ad intensificare il sostegno militare e a favorire il rapido ingresso di Kiev nell’Alleanza Atlantica. L’Unione Europea, la NATO ed altre istituzioni internazionali stanno monitorando da vicino il peggioramento della situazione nell’Ucraina dell’Est, con particolare attenzione ai movimenti delle truppe russe lungo la linea di contatto. L’UE ha chiesto alle autorità russe di astenersi da qualsiasi azione che possa portare all’aggravamento delle tensioni.

Come è stato anticipato, a partire dall’ultima settimana di marzo, la Russia ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, l’SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.