Qatar: arrestato il ministro delle Finanze, una “mossa insolita”

Pubblicato il 7 maggio 2021 alle 12:41 in Medio Oriente Qatar

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Il ministro delle Finanze del Qatar, Ali Sherif al-Emadi, è stato arrestato, il 6 maggio, con accuse di abuso di potere e appropriazione indebita di fondi pubblici. Al momento, le indagini sono ancora in corso.

Nella medesima giornata, l’emiro qatariota, Sheikh bin Hamad al-Thani, ha sospeso al-Emadi dal proprio incarico, affidando il ruolo di ministro delle Finanze ad Ali bin Ahmed al-Kuwari, al Ministero del Commercio e dell’Industria da novembre 2018. Come specificato dal pubblico ministero, la decisione di arrestare e interrogare al-Emadi è giunta dopo aver ricevuto documenti e rapporti su “crimini legati al settore pubblico”, a danno delle casse dello Stato, etichettati come abuso di potere e abuso d’ufficio. Tuttavia, sino ad ora, non sono stati diffusi particolari dettagli sulle indagini o sul caso in generale, né è chiaro se le accuse riguardino al-Emadi in prima persona.

Il ministro imputato è salito alla ribalta nel corso del suo mandato come amministratore delegato della Qatar National Bank (QNB), carica ricoperta dal 2005 al 2013, che gli ha consentito di assistere alla trasformazione dell’ente in uno dei maggiori istituti di credito del Medio Oriente. Oltre ad essere alla guida del Ministero delle Finanze dal 2013, al-Emadi è altresì membro del consiglio di amministrazione della Qatar Airways e della Qatar Investment Authority (QIA), un fondo sovrano da 295 miliardi di dollari. Tuttavia, il ministro degli Esteri qatariota, altresì presidente della QIA, Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, ha specificato che le accuse rivolte contro al-Emadi riguardano soltanto il suo ruolo all’interno del Ministero delle Finanze e non quelli correlati alla QIA e alla QNB. Ad ogni modo, sono in corso revisioni all’interno della governance delle suddette entità.

Come sottolineato da più fonti, il ministro ha guidato le politiche economiche del Qatar durante il crollo del prezzo del petrolio registrato tra il 2014 e il 2015 e ha spinto lo Stato del Golfo ad accelerare i piani volti a diversificare l’economia. Ciò gli è valso il titolo di miglior ministro nella regione del Medio Oriente e Nord Africa nel 2020, attribuitogli da una rivista internazionale di finanza, The Banker, la quale ha messo in luce le abilità del ministro nel far fronte a diverse crisi, tra cui anche quella legata alla pandemia di Coronavirus e il blocco legato alla cosiddetta “crisi del Golfo”, scoppiata il 5 giugno 2017 e risolta il 5 gennaio scorso.

Diversi analisti hanno definito l’arresto di al-Emadi una mossa insolita, ma che potrebbe essere l’inizio di una serie di operazioni simili volte a sradicare la corruzione all’interno dell’emirato del Golfo. Questo perché la corruzione continua a rappresentare un fenomeno diffuso tra i ricchi sceiccati del Golfo così come in Medio Oriente. A tal proposito, secondo Transparency International, un’organizzazione internazionale non governativa che svolge ricerche in materia di corruzione non solo a livello politico, il Qatar risulta essere tra i Paesi meno corrotti della regione. Il suo punteggio per il 2020 è stato pari a 63 su 100, dove lo zero sta per “altamente corrotto” mentre 100 viene attribuito a Paesi “molto puliti”.

In tale quadro, a detta di alcuni analisti, il fatto che le autorità qatariote abbiano preso la decisione altrettanto “insolita” di pubblicizzare la detenzione di al-Emadi è indice di una progettualità dietro un comportamento simile, volta a influenzare le mosse di ministri, funzionari governativi e membri del settore privato. Motivo per cui, non sono da escludersi cambiamenti profondi all’interno del sistema.

L’arresto di al-Emadi è giunto in un momento in cui il Qatar si prepara ad ospitare i mondiali di calcio del 2022, attraverso una serie di investimenti da centinaia di miliardi di dollari soprattutto in ambito infrastrutturale. Tuttavia, anche il Paese, definito uno dei principali produttori di gas naturale liquefatto, non è stato immune dalle conseguenze economiche derivanti dalla pandemia di Coronavirus, che ha provocato una contrazione del 3,7%. Ad ogni modo, secondo il Fondo Monetario Internazionale si tratta di una delle percentuali più basse registrate nella regione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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