Il fatto più importante della settimana: G7

Pubblicato il 7 maggio 2021 alle 7:00 in UK

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I ministri degli Esteri dei Paesi membri del G7 si sono riuniti a Londra, dal 3 al 5 maggio, per il loro primo incontro in presenza dall’inizio della pandemia. L’evento è stato ospitato dal Regno Unito, che detiene la presidenza di turno del gruppo. L’iniziativa è stata considerata dalle nazioni un’opportunità per riaffermare il ruolo dell’Occidente e affrontare questioni cruciali, come la ripresa dal coronavirus, i cambiamenti climatici e le crescenti tensioni con Russia e Cina.

Il summit ha avuto inizio il 3 maggio, con una cena di benvenuto tra il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, e i sei colleghi di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Stati Uniti. Al tavolo anche il capo della diplomazia UE, Josep Borrell, per un confronto dedicato all’Iran e alla questione nucleare. Le due sessioni ufficiali si sono svolte martedì 4 e mercoledì 5 maggio. Nella prima giornata di incontri formali, si è parlato prevalentemente di Cina, Myanmar, Libia, Siria, Etiopia, Russia e Afghanistan. Oltre alle discussioni generali, vi sono stati alcuni incontri bilaterali a margine. Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha aperto il dossier su Libia e Siria. Nella giornata di mercoledì, invece, è stato dato spazio soprattutto ai Paesi ospiti voluti dal governo britannico di Boris Johnson, ovvero Australia, India, Corea del Sud e Sudafrica, nonchè agli Stati partner dell’Asean.

“Unendoci ai nostri alleati globali, possiamo dare forma a un futuro migliore per tutti noi. Questa settimana, il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ospita la prima riunione faccia a faccia dei ministri degli Esteri e dello Sviluppo del G7 in più di due anni”, ha scritto l’Ufficio Affari Esteri, Commonwealth e Sviluppo del Regno Unito su Twitter. L’incontro, che vede anche la partecipazione del Segretario di Stato USA, Antony Blinken, è considerato preparatorio al primo viaggio all’estero programmato dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, per il vertice G7 di giugno, sempre a Londra, teso a rilanciare la cooperazione con gli alleati tradizionali di Washington dopo anni di attriti sotto la presidenza Trump. Il Regno Unito, ha fatto sapere Raab, è ansioso di intercettare la volontà di Biden per impegnarsi nuovamente negli sforzi globali volti a combattere il cambiamento climatico e a ripristinare l’accordo sul nucleare con l’Iran. Blinken, dal canto suo, secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato USA, “non vede l’ora di discutere i valori democratici che gli Stati Uniti condividono con i loro partner e alleati all’interno del G7” e di “lavorare con altri Paesi per affrontare le principali questioni geopolitiche da portare avanti insieme”. “La partecipazione degli USA a questa riunione del G7 rafforza il nostro impegno per il multilateralismo come veicolo ideale per affrontare le nostre sfide condivise”, si legge ancora nella nota del Dipartimento di Stato. 

Nella giornata di domenica 2 maggio, alla vigilia dell’incontro con gli altri sei colleghi, il ministro degli Esteri britannico Raab ha dichiarato che il gruppo avrebbe esaminato una proposta per istituire un meccanismo di risposta rapida volto a fronteggiare la “propaganda” e la disinformazione di Russia e Cina. In riferimento a Pechino, poi, il capo della diplomazia di Londra ha parlato della necessità di difendere il mercato aperto e la democrazia. “In tutte queste aree vogliamo essere assolutamente fermi e stare al fianco non solo degli americani, per quanto importanti sono, ma anche dei nostri alleati più ampi. Ecco perché il G7 è così importante”, ha sottolineato Raab. Dal canto loro, Russia e Cina considerano l’Occidente una regione dominata da sentimenti ostili, con una mentalità prepotente e post-imperiale.

Al termine degli incontri, i ministri degli Esteri dei Paesi del G7 hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, il 5 maggio, nella quale hanno espresso preoccupazione rispetto a più questioni legate alla Cina. In particolare, i sette Paesi hanno chiesto a Pechino di rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali previsti dalle leggi nazionali e internazionali in merito alle questioni dello Xinjiang e del Tibet. Relativamente ad Hong Kong, il G7 ha chiesto alla Cina di rispettare l’alto livello di autonomia, i diritti e le libertà dell’isola esprimendo preoccupazione per le decisioni cinesi che avrebbero “eroso gli elementi democratici del sistema elettorale” locale. Il G7 ha poi chiesto alla Cina di attenersi alle obbligazioni e alle responsabilità che derivano dal suo ruolo economico globale. Allo stesso modo hanno poi chiesto a Pechino di astenersi dal condurre o incoraggiare furti di proprietà intellettuale con mezzi informatici. Infine, i Paesi del G7 hanno espresso sostegno per la partecipazione di Taiwan al Forum dell’Organizzazione mondiale per la sanità (OMS) e all’Assemblea mondiale della sanità. I ministri degli Esteri del G7 hanno poi dedicato una sezione in particolare al Mar Cinese Meridionale e al Mar Cinese Orientale, esprimendo preoccupazione per la situazione nei due bacini. Il Gruppo dei sette ha quindi ribadito l’importanza della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan e della risoluzione pacifica delle questioni aperte tra “le due sponde”. Infine, nella dichiarazione è stata ricordata la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 12 aprile 2016, con la quale erano state invalidate le rivendicazioni di sovranità cinesi nel Mar Cinese Meridionale.

In seguito a tale dichiarazione, il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, ha affermato che i ministri del G7 hanno rivolto accuse infondate contro la Cina, hanno interferito apertamente nei suoi affari interni e hanno avviato una politica di gruppo anacronistica.  Wang ha quindi affermato che tutto ciò sia una grave interferenza nella propria sovranità e una distruzione “sconsiderata” delle norme delle relazioni internazionali, in controtendenza all’andamento della storia. Wang ha quindi invitato i membri del G7 a promuovere la ripresa mondiale, ricordando che tra i Paesi del gruppo vi siano Nazioni con il più alto tasso di infezioni di coronavirus al mondo ma anche con le più avanzate tecnologie mediche. Per questo ha invitato il gruppo a concentrarsi sulla cooperazione, anche in materia i vaccini.

Anche lcrisi libica e l’accordo sul nucleare iraniano sono stati tra i temi discussi dai ministri degli Esteri dei Paesi membri del G7. In particolare, i partecipanti hanno accolto con favore i risultati raggiunti sin dalla conferenza di Berlino sulla Libia del 19 gennaio 2020, tra cui la recente nomina dei nuovi organismi esecutivi ad interim, il Governo di Unità Nazionale (GNU) e il Consiglio presidenziale, eletti, il 5 febbraio, all’interno del Forum di Dialogo Politico. Ora, il nuovo esecutivo è chiamato a portare avanti i preparativi necessari a tenere elezioni presidenziali e legislative “inclusive e trasparenti” entro la data prevista, il 24 dicembre 2021, oltre a fornire servizi di base migliori per la popolazione, a rispettare i diritti umani e a fornire garanzie per migranti e rifugiati. Al contempo, è stata messa in luce la necessità di unificare le istituzioni libiche, di salvaguardare le infrastrutture petrolifere, e di far sì che le entrate derivanti dal petrolio siano contabilizzate in maniera regolare e distribuite a beneficio dell’intera popolazione.

Oltre alla Libia, anche l’Iran è stato incluso da Borrell tra i luoghi in cui è possibile sperare che “le cose vadano meglio”, alla luce dei recenti negoziati ospitati da Vienna in merito all’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Più nello specifico, i Paesi membri del G7 si sono impegnati a fare in modo che Teheran non sviluppi un’arma nucleare e hanno accolto i recenti colloqui volti a favorire un ritorno di Washington nell’intesa, in cambio del rispetto degli impegni presi da parte iraniana. Il suddetto accordo, è stato affermato, rappresenta la “strada migliore” per preservare la natura pacifica del programma nucleare iraniano. Ad ogni modo, le ultime azioni di Teheran hanno destato particolare preoccupazione, soprattutto se si considerano le possibili implicazioni. Alla luce di ciò, i Paesi del G7 hanno ribadito il sostegno all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e al lavoro da questa svolto per verificare che l’Iran rispetti obblighi ed impegni.

Al contempo, è stato condannato il supporto fornito da Teheran a gruppi armati non statali e a mercenari, ovvero finanziamento, formazione e armi e tecnologia missilistica. A tal proposito, l’Iran è stato esortato a porre fine alle proprie attività legate a missili balistici e ad azioni “destabilizzanti”, impegnandosi in maniera costruttiva a promuovere pace e stabilità a livello regionale. I Paesi del G7 hanno espresso preoccupazione anche per le violazioni dei diritti umani e gli abusi registrati in Iran, riguardanti, tra gli altri, la libertà di riunirsi pacificamente, di associazione, di religione e di espressione. Come specificato, difensori dei diritti umani stranieri o con doppia nazionalità sono stati arrestati o condannati a lunghe sentenze detentive, ma, per i partecipanti al meeting, devono essere rilasciati.

 

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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