L’Indonesia schiera 400 militari a Papua

Pubblicato il 7 maggio 2021 alle 11:24 in Asia Indonesia

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L’Esercito dell’Indonesia invierà 400 militari nella provincia di Papua per accerchiare e reprimere i gruppi criminali armati locali e garantire la sicurezza nell’area.

Il 6 maggio, il portavoce dell’Esercito, il brigadiere generale, Prantara Santosa, ha annunciato che, dopo l’interruzione del dialogo con i separatisti di Papua, Jakarta invierà nella provincia il Battaglione 315/Garuda, i cui uomini sono definiti le “Truppe di Satana”. Santosa ha specificato che si tratta di militari di fanteria addestrati e non di forze speciali, tuttavia non è stato indicato il luogo esatto in cui saranno schierati.

Un leader del movimento per l’indipendenza della provincia di Papua che ha affermato di guidare un governo ad interim in esilio, Benny Wanda, ha dichiarato che l’operazione annunciata il 6 maggio sarà la più ampia operazione militare nella provincia dagli anni Settanta. Wanda ha affermato che, al momento, a Papua, sia stato interrotto Internet, che l’Esercito stia inviando centinaia di uomini e che civili della vicina provincia di Papua Occidentale stiano abbandonando i propri villaggi. Alcuni attivisti per i diritti umani hanno confermato che i servizi di connessione ad Internet sono stati bloccati, a partire dal 30 aprile scorso. A tal proposito, il 6 maggio, un portavoce del Ministero delle Comunicazioni indonesiano, Dedy Permadi, ha dichiarato che le interruzioni della connessione siano state dovute a danni riportati da un cavo sottomarino per le comunicazioni.

L’invio dei 400 uomini è stato deciso dopo che, lo scorso 29 aprile, l’Indonesia ha designato formalmente i separatisti e i gruppi armati criminali della provincia di Papua “terroristi”. La decisone del governo di Jakarta è arrivata dopo che, lo scorso il 25 aprile, il generale a capo dell’intelligence indonesiana regionale di Papua, Gusti Putu Danny Karya Nugraha, è stato ucciso in un’imboscata dei separatisti della Free Papua Organisation (OPM), nel distretto di Puncak della provincia, situata nell’isola di Nuova Guinea. In seguito a tale evento, il presidente indonesiano, Joko Widodo, aveva chiesto alla polizia e all’Esercito di inseguire e arrestare tutti i membri dei gruppi ribelli presenti nella provincia.

La provincia di Papua, situata al confine con la Papua Nuova Guinea, fa parte ufficialmente dell’Indonesia dal 2 agosto 1969, quando 1.025 abitanti locali hanno scelto di far rientrare il territorio sotto il controllo indonesiano con un voto, noto come Atto di libera scelta e che era stato supervisionato dalle Nazioni Unite.  Da allora, però, le autorità indonesiane hanno combattuto la popolazione indigena malese, che conta circa 2,5 milioni di persone e che vuole l’indipendenza. Secondo varie fonti, negli anni, durante la lotta contro i separatisti le forze di sicurezza indonesiane avrebbero violato i diritti della minoranza malese locale con atti quali uccisioni extragiudiziarie degli attivisti e dei manifestanti pacifici.

Tra i separatisti vi è il gruppo armato Free Papua Organisation (OPM) che, secondo organizzazioni per i diritti umani, dall’inizio del 2020 al 6 aprile, avrebbe ucciso 11 civili e ne avrebbe feriti altri 4. L’organizzazione è particolarmente attiva nell’area di Intan Jaya, dove vivono circa 40.000 persone, da due anni a questa parte. Il gruppo considera legittima la propria ribellione in quanto i Paesi Bassi, l’ex potenza coloniale che dominava l’isola, aveva promesso indipendenza alla Papua prima che venisse annessa all’Indonesia nel 1963. Per Sambom, il voto del 2 agosto 1969 non rispecchierebbe la volontà della popolazione locale. 

Il territorio della provincia indonesiana di Papua è ricco di risorse naturali ma è una tra le aree più povere del Paese. Negli ultimi vent’anni il governo di Jakarta vi ha riversato 7,4 miliardi di dollari in finanziamenti, ciò nonostante non è riuscito a migliorare le condizioni della popolazione locale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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