Egitto e Turchia discutono con “sincerità” dopo 8 anni

Pubblicato il 7 maggio 2021 alle 8:42 in Egitto Turchia

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Al termine dei colloqui esplorativi iniziati il 5 maggio, Egitto e Turchia hanno riferito di aver discusso con sincerità e profondità di questioni di mutuo interesse e di dossier regionali. Si è trattato del primo meeting ufficiale di carattere diplomatico dal 2013.

In particolare, nella dichiarazione congiunta rilasciata il 6 maggio, i due Paesi hanno affermato di aver parlato della situazione in Libia, Siria, Iraq, e di aver messo in luce la necessità di raggiungere pace e sicurezza nella regione del Mediterraneo Orientale. L’incontro, svoltosi al Cairo, ha visto la partecipazione dei viceministri degli Esteri di Turchia ed Egitto, rispettivamente Sedat Onal e Hamdi Loza, posti alla guida di due delegazioni. Ora, i delegati hanno riferito che esamineranno quanto emerso da questo primo ciclo di consultazioni, così da concordare i passi successivi. Ad ogni modo, sono in molti a prevedere l’organizzazione di nuovi colloqui con i ministri degli Esteri, così come annunciato in precedenza dal ministro turco, Mevlut Cavusoglu.

Era stato proprio quest’ultimo ad annunciare l’inizio di “una nuova era” nelle relazioni Turchia-Egitto e a rivelare, il 15 aprile, che una delegazione del suo Paese si sarebbe recata in Egitto nella prima settimana di maggio per discutere della normalizzazione dei rapporti e delle questioni connesse, tra cui la nomina degli ambasciatori. L’annuncio del 15 aprile ha fatto seguito alle dichiarazioni del 12 marzo, giorno in cui Cavusoglu aveva riferito che Turchia ed Egitto avevano ristabilito contatti diplomatici, a livello di intelligence e tra i Ministeri degli Esteri.

In tale quadro, prima degli incontri del 5 e 6 maggio, il ministro del Commercio turco, Mehmet Mus, aveva sottolineato la necessità di rinnovare i legami sia diplomatici sia economici tra Egitto e Turchia, congiuntamente allo sviluppo delle relazioni diplomatiche. Tale idea è stata espressa anche da un portavoce del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale ha affermato: “I nostri colloqui stabiliranno un dialogo politico tra i due Paesi e, per il bene della questione mediterranea, stiamo cercando di trovare nuovi meccanismi per discutere delle questioni tra noi e l’Egitto”. Anche per il vicepresidente turco, Fuat Oktay, l’avvicinamento di Egitto e Turchia va nell’interesse dell’intera regione e, in particolare, della pace e dello sviluppo.  

In un gesto volto ad ottenere la fiducia del Cairo, il mese scorso, la Turchia ha chiesto ai canali televisivi dell’opposizione egiziana, che operano sul suo territorio, di moderare le critiche rivolte al presidente al-Sisi. L’Egitto ha accolto con favore la mossa, ma ha mostrato cautela di fronte alle richieste turche di legami migliori tra i due Paesi. Per Il Cairo, dimostrare semplicemente buona volontà non è sufficiente, ma è necessario che Ankara concretizzi le “raccomandazioni egiziane”. I dossier che vedono le due parti su fronti opposti riguardano, in particolare, la crisi in Libia e il sostegno alla Fratellanza Musulmana.

A tal proposito, fonti dell’intelligence egiziana hanno rivelato, a seguito dei colloqui, che la Turchia si è detta disposta a tenere un incontro tripartito con funzionari di Tripoli e Il Cairo, così da discutere delle questioni libiche lasciate in sospeso, tra cui la presenza di forze e mercenari stranieri. Ankara ha anch’essa messo in luce la necessità di allontanare i combattenti stranieri dalla Libia, ma, al contempo, l’accordo siglato il 27 novembre 2019 con il precedente governo di Tripoli le consente di avere truppe all’interno del Paese Nord-africano. Le medesime fonti hanno poi dichiarato che la delegazione turca ha riferito ai propri interlocutori che Ankara non può consegnare alcuni leader della Fratellanza musulmana ricercati dall’Egitto, in quanto la maggior parte di loro ha legalizzato la propria residenza in Turchia.

Fonti interne ai colloqui hanno riferito che un altro dossier discusso ha riguardato la possibile cooperazione nel settore del gas. In particolare, l’Egitto non si oppone all’adesione della Turchia al Forum del gas del Mediterraneo orientale, ma ha posto alcune condizioni, come il pieno coordinamento per le operazioni di esplorazione e liquefazione e in materia di prezzi di vendita tra tutti i Paesi membri. Ad ogni modo, le questioni tecniche in merito sono state rimandate a una fase successiva, in attesa che Ankara e Il Cairo ristabiliscano completamente le loro relazioni. 

Turchia ed Egitto avevano interrotto i contatti nel 2013, con la destituzione dell’allora presidente egiziano, Mohammed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana, il quale venne sostituito da Abdel Fattah al-Sisi. Per Ankara, un presidente democraticamente eletto non poteva essere deposto da un colpo di stato militare e, sin dalla salita di al-Sisi al potere, ha rivolto critiche contro il presidente egiziano e i suoi sostenitori, tra cui anche alcuni Paesi occidentali e rivali del Golfo. Da parte sua, il governo egiziano ha più volte esortato la Turchia a non intervenire negli affari interni del Paese Nord-africano. In realtà, i due Paesi non hanno mai del tutto interrotto la loro relazione. Cavusoglu ha riferito di aver incontrato “occasionalmente” il suo omologo egiziano, Sameh Shoukry, in diversi incontri a livello internazionale, mentre sono proseguite attività all’interno di ambasciate e consolati di entrambe le parti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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