Continuano le tensioni tra Marocco e Germania: Rabat richiama il suo ambasciatore a Berlino

Pubblicato il 7 maggio 2021 alle 16:22 in Germania Marocco

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Il Marocco ha richiamato il suo ambasciatore in Germania, Zohour Alaoui, per consultazioni. Lo ha riferito, giovedì 6 maggio, il Ministero degli Affari Esteri marocchino annunciando che la misura è stata presa in seguito agli “atti ostili” di Berlino. “La Repubblica federale di Germania ha intensificato atti ostili e azioni che sono dannose per gli interessi superiori del Regno del Marocco”, si legge nella dichiarazione, nella quale si specifica che il governo tedesco avrebbe assunto “un atteggiamento negativo” sulla questione del Sahara occidentale, l’area che Rabat si contende con il Fronte polisario, il movimento per l’autodeterminazione del territorio. “Il suo attivismo antagonista, a seguito della proclamazione presidenziale statunitense, che riconosce la sovranità del Marocco sul suo Sahara, è un atto grave e fino ad ora inspiegabile”, ha aggiunto il comunicato. Il riferimento agli USA riguarda la decisione dell’ex presidente americano, Donald Trump, di riconoscere la sovranità di Rabat sui territori contesi dell’ex colonia spagnola, in cambio della ripresa delle relazioni tra Marocco e Israele.

Spiegando che la Germania ha costantemente minato gli interessi del Marocco negli ultimi mesi, il Ministero ha altresì condannato la “complicità” delle autorità di Berlino riguardo al caso di Mohamed Hajib, ex detenuto con doppia nazionalità, tedesca e marocchina, residente sul suolo tedesco dal 2017. L’uomo aveva trascorso sette anni in una prigione marocchina con accuse di terrorismo. Le tensioni tra Marocco e Germania sono aumentate dopo che Berlino si è rifiutata di estradare Hajib. Da quando si è trasferito nel Paese europeo, il giovane ha pubblicato una serie di video su YouTube accusando i servizi di sicurezza marocchini di averlo sottoposto a torture. Il Ministero degli Affari Esteri, dal canto suo, sostiene che le autorità di Berlino abbiano agito in modo inappropriato sul caso, in particolare divulgando informazioni sensibili “comunicate dai servizi di sicurezza marocchini alle controparti tedesche”.

Nella dichiarazione di giovedì, il Marocco ha poi espresso ulteriore insoddisfazione nei confronti della Germania per quanto riguarda i suoi tentativi di “contrastare l’influenza regionale di Rabat, in particolare sulla questione libica”. La nota fa riferimento alla decisione di Berlino di escludere il Marocco da una serie di incontri regionali dedicati al conflitto in Libia, tra cui la famosa Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020. In tale occasione, il Ministero aveva rilasciato una dichiarazione esprimendo il suo “profondo stupore” per il mancato invito all’incontro e aveva ribadito la centralità del Marocco “negli sforzi internazionali per risolvere la crisi libica”. A tal proposito, Rabat aveva ricordato il ruolo chiave assunto nella conclusione dell’accordo di Skhirat, il 17 dicembre 2015, grazie al quale era stato istituito il “governo di accordo nazionale”, sotto l’egida dell’ONU, e delineata una strada verso la soluzione del conflitto in Libia. Nel corso della seconda metà del 2020, dopo il cessate il fuoco libico del 21 agosto, il Marocco aveva poi ospitato diverse tavole rotonde sulla questione della Libia, convocando fazioni libiche rivali durante i round di incontri a Bouznika e Tangeri. Secondo Rabat, i colloqui organizzati nel Paese hanno “notevolmente contribuito al processo politico guidato dalle Nazioni Unite e alla nomina di un governo ad interim”.

“Per tutti questi motivi e per questa ostilità costante e inaccettabile, il Regno del Marocco ha deciso di richiamare per consultazioni l’Ambasciatore di Sua Maestà il Re a Berlino”, ha concluso la nota del Ministero. La decisione arriva circa due mesi dopo l’annuncio marocchino della sospensione di ogni contatto con l’ambasciata tedesca a Rabat, il 2 marzo. “Qualsiasi deroga a questa sospensione può essere fatta solo sulla base di un previo, esplicito, accordo del Ministero degli Affari Esteri”, aveva dichiarato allora Rabat. 

Per quanto riguarda la questione del Sahara occidentale, il Marocco ritiene da anni che le sue rivendicazioni di sovranità sull’ex colonia spagnola non siano negoziabili. Questo nonostante nella regione operi, dal 1973, il movimento separatista del Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria, il quale cerca di stabilire uno Stato indipendente da quando si è concluso il dominio spagnolo, nel 1975. In quell’anno, il Marocco e il Fronte hanno iniziato a scontrarsi in una lunga guerra per il controllo della vasta area desertica, durata almeno 16 anni. Nel 1976, il Fronte Polisario ha annunciato unilateralmente la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui è stato dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. 

La regione figura nell’elenco delle Nazioni Unite sui territori non autonomi, una denominazione assunta anche dall’Unione Africana (UA), dalla Corte internazionale di giustizia e dall’Unione europea. Ad oggi non si è ancora tenuto un referendum per l’autodeterminazione del Sahara occidentale ed uno dei punti più critici in questo senso rimane la formazione delle liste elettorali, soprattutto perché ci sono stati tentativi da entrambe le parti di modificare la demografia nell’area nel tentativo di influenzare i risultati. La regione ospita circa 500.000 persone, la maggior parte delle quali vive nella capitale, Laayoune.

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Chiara Gentili

di Redazione

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