Cina -Australia: la questione di Taiwan

Pubblicato il 7 maggio 2021 alle 17:28 in Australia Cina Taiwan

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La Cina ha messo in guardia il ministro degli Esteri di Taiwan, Joseph Wu, il 7 maggio, rispetto alle affermazioni sull’indipendenza taiwanese rilasciate ai media australiani, ai quali aveva altresì rivolto un appello, viste le “minacce” poste da Pechino nei confronti dell’isola. Il 6 maggio, commentando tali parole, il premier di Canberra, Scott Morrison, ha affermato che la politica del proprio Paese verso Taiwan è rimasta invariata.

Il 7 maggio, il portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan del Consiglio di Stato della Cina, Zhu Fenliang, ha risposto ad una domanda riguardante l’intervista rilasciata da Wu ai media australiani, nella quale, a detta di Xinhua, Wu avrebbe “esagerato la cosiddetta minaccia militare cinese” nei confronti dell’isola. In particolare, Wu avrebbe diffuso commenti per l’indipendenza di Taiwan e richiesto l’aiuto delle forze “anti-cinesi”.  Zhu ha quindi affermato che, al mondo, c’è una sola Cina di cui Taiwan è una parte, e non vi sarebbero persone o forze in grado di cambiare tale stato delle cose. Per la Cina, con la sua intervista Wu avrebbe cercato di promuovere discorsi sull’indipendenza di Taiwan e, per tale ragione, Zhu ha invitato le autorità del Partito progressista democratico (PPD), a capo delle autorità di Taipei, e Wu a non fraintendere la situazione, affermando: “L’indipendenza di Taiwan è un vicolo cieco”. Il portavoce ha ricordato che Pechino dispone di tutti i mezzi per interrompere tutte le attività separatiste degli indipendentisti taiwanesi e per difendere la sovranità nazionale, così come l’integrità territoriale cinesi. Non sarà mai lasciato spazio ad alcuna forma di indipendenza taiwanese, ha affermato Wu.

In tale contesto, come specificato da South China Morning Post, il governo australiano starebbe mantenendo un’ambiguità strategica rispetto alla questione di Taiwan, riconoscendo le rivendicazioni sovranità di Pechino sull’isola ma incoraggiando una maggiore partecipazione di Taipei nel contesto internazionale. Parlando della questione, il 6 maggio, il premier australiano ha affermato che l’Australia continuerà a seguire il principio “un Paese, due sistemi”. Quest’ultimo in realtà regola le relazioni tra Hong Kong e la Cina e non quelle con Taiwan, considerata da Pechino una sua provincia e non un Paese indipendente, in base al principio “una sola Cina”.

I commenti di Morrison sono arrivati in seguito ad un’intervista rilasciata dal ministro degli Esteri dei Taiwan al The Australian Financial Review, nella quale ha affermato che, al momento, sembrerebbe che la Cina si stia preparando a lanciare “un assalto finale” contro l’isola. Wu aveva quindi chiesto a Canberra di intensificare le proprie relazioni con Taipei continuando a sostenerla di fronte alle “minacce poste da Pechino”.

Oltre all’intervista di Wu, il 25 aprile scorso, il ministro della Difesa dell’Australia, Peter Dutton, aveva affermato che la possibilità di un conflitto con la Cina a causa di Taiwan non fosse da sottovalutare, attirando l’attenzione internazionale. A tal proposito la Cina aveva affermato di sperare che l’Australia si attenesse al principio “una sola Cina” e che fosse più prudente con i fatti e con  le parole, senza inviare segnali erronei alle forze indipendentiste dell’isola.

La Cina la considera una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020. Tsai si è altresì impegnata ad intensificare i rapporti dell’isola con Washington, suo maggior fornitore di armi da difesa. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

In tale contesto, anche le relazioni tra l’Australia e la Cina hanno assistito ad un progressivo deterioramento, dovute a tensioni commerciali e politiche iniziate nel 2020.  Tale situazione, ha portato Canberra a decidere di revocare la partecipazione dello Stato australiano di Victoria al progetto delle Nuove Vie della Seta, promosso da Pechino a partire dal 2013, in quanto non in linea con la politica estera australiana, il 21 aprile scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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