Siria: Israele ritorna a colpire dopo 24 ore

Pubblicato il 6 maggio 2021 alle 15:37 in Israele Siria

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Israele è stato accusato di aver condotto un nuovo raid aereo, nella notte tra il 5 e il 6 maggio, contro il governatorato di Quneitra, nel Sud della Siria. Si tratta del secondo episodio simile in circa 24 ore.

La notizia è stata riferita da fonti mediatiche siriane, tra cui l’agenzia di stampa SANA, il cui corrispondente ha dichiarato che un elicottero appartenente al “nemico israeliano” ha condotto un attacco missilistico dopo la mezzanotte, colpendo un’area nella città di Jubata al-Khashab, nella periferia settentrionale di Quneitra. Fino ad ora, è stato specificato, non sono state riportate vittime né danni materiali. Stando a quanto specificato da attivisti per i diritti umani, l’obiettivo dei raid israeliani è stato rappresentato dalle postazioni della 90esima Brigata e delle truppe dell’esercito affiliato al presidente siriano, Bashar al-Assad.

Tale ultimo attacco fa seguito a quello intercettato nella notte precedente, che ha interessato diverse zone nel Nord-Ovest della Siria, tra cui la città portuale di Latakia, situata sul Mediterraneo, a circa 25km dalla base militare russa di Hmeimim. In tal caso, il bilancio delle vittime comprende un morto ecirca  6 feriti. Fonti locali hanno riferito al quotidiano al-Araby al-Jadeed che tra gli obiettivi colpiti vi erano depositi di armi e un centro segreto di ricerca scientifica, creato in collaborazione con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), in cui si presume vengano prodotti missili “dotati di testate non convenzionali”. Ad ogni modo, secondo alcuni, con l’attacco del 5 maggio Israele ha voluto altresì inviare un messaggio alla Russia, alleata di Assad nel conflitto siriano, dimostrando come non esistano “linee rosse” che limitino i suoi attacchi e che anche le coste siriane, con una forte presenza di Mosca, sono obiettivi da poter colpire.

Negli ultimi mesi, Israele ha intensificato le proprie operazioni contro postazioni e obiettivi militari in Siria, allo scopo di colpire soprattutto le milizie filoiraniane, stanziate nella Siria orientale, meridionale e Nord-occidentale, oltre che nei sobborghi intorno a Damasco. In realtà, è dal 2011 che Israele è considerato l’autore di attacchi aerei in Siria, volti a prendere di mira i suoi principali nemici nella regione mediorientale. Uno degli ultimi episodi risale alla notte del 21 aprile, quando un missile siriano terra-aria è esploso nel Sud di Israele, attivando le sirene di allarme in un’area vicino al reattore nucleare di Dimona, ma senza provocare vittime o danni materiali. In risposta al razzo, le forze di Difesa israeliane hanno dichiarato di aver attaccato diverse batterie missilistiche in Siria, nei dintorni di Damasco, inclusa quella dalla quale è stato lanciato l’attacco che ha colpito il suo territorio.

Tra gli attacchi più violenti del 2021 vi è quello del 13 gennaio, quando le forze aeree israeliane sono state accusate di aver perpetrato 18 raid aerei contro Deir Ezzor e al-Bukamal, nell’Est della Siria. In tale occasione, sono state provocate circa 57 vittime, tra cui almeno 10 tra le fila dell’esercito di Damasco, mentre gli altri individui deceduti appartenevano ai gruppi armati legati all’Iran, ad Hezbollah e alla Brigata Fatemiyoun, una milizia sciita afgana formata nel 2014 per combattere in Siria.

Oltre all’Iran, nel mirino israeliano vi sono altresì i gruppi palestinesi e l’organizzazione paramilitare libanese Hezbollah, considerati un pericolo per l’integrità dei propri confini territoriali. A detta di Israele, Teheran starebbe provando a intensificare la propria presenza in Siria, creando una base permanente, sebbene le operazioni israeliane abbiano contribuito a limitare l’influenza del nemico iraniano. Inoltre, fonti di intelligence regionali hanno dichiarato che i gruppi armati filoiraniani, tra cui le Quds Force, hanno rafforzato la propria presenza nei dintorni di Sayeda Zainab, nel Sud di Damasco, dove si pensa siano state create diverse basi sotterranee.

Dopo i raid del 13 gennaio, una fonte militare israeliana ha riferito che il proprio Paese è intenzionato a intensificare gli attacchi contro i territori siriani. Come evidenziato, nelle settimane precedenti erano stati condotti 3 attentati in 10 giorni, mentre ancora prima si verificava un attacco ogni tre settimane. Stando a quanto specificato dalla medesima fonte, poi, i raid israeliani mirano a colpire i sistemi missilistici e i radar convenzionali delle forze sia siriane sia iraniane, con l’obiettivo di prevenire eventuali attacchi futuri con “missili indiscriminati”.  A tal proposito, funzionari militari siriani e dell’intelligence occidentale hanno affermato che in cima alla lista dei target di Israele vi sono le infrastrutture che potrebbero consentire all’Iran di produrre missili a guida di precisione sul territorio siriano, erodendo il vantaggio militare regionale di Israele.

In tale quadro, come specificato da Israele in un report del mese di dicembre 2020, sono circa 50 gli attacchi rivendicati nel corso dell’anno, mentre le proprie forze aeree hanno effettuato 1.400 sortite “operative”. Il SOHR, da parte sua, ha monitorato circa 39 attacchi, perlopiù aerei, perpetrati da Israele nei territori siriani nel 2020, i quali hanno provocato la distruzione di circa 135 obiettivi, tra edifici, magazzini, quartieri generali e veicoli. Il bilancio delle vittime ammonta, invece, a 217 persone, tra cui 4 civili e 213 membri delle forze affiliate ad Assad, all’Iran o a Hezbollah. Tra questi, vi sono stati anche 21 combattenti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). I missili lanciati nel corso dell’ultimo anno, ha precisato l’Osservatorio, hanno preso di mira prevalentemente Deir Ezzor, Damasco, Daraa, Quneitra, Homs, Hama e Aleppo. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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