Il rappresentante USA per la riconciliazione afghana visita Uzbekistan e Tagikistan

Pubblicato il 6 maggio 2021 alle 15:12 in Tajikistan USA e Canada Uzbekistan

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Il rappresentante speciale per la riconciliazione afghana degli Stati Uniti, l’ambasciatore Zalmay Khalilzad, si è recato in Asia Centrale per incontrare i rappresentanti di Uzbekistan e Tagikistan. Secondo quanto riferito dal quotidiano The Diplomat, giovedì 6 maggio, il tour dell’Asia Centrale di Khalilzad è iniziato, il 2 maggio, a Tashkent, dove è stato accolto dal ministro degli Affari Esteri dell’Uzbekistan, Abdulaziz Kamilov. In seguito, il 4 maggio, si è recato a Dushanbe, per incontrare il presidente tagiko, Emomali Rahmon.

Il tour in Asia Centrale giunge in un momento particolare delle relazioni tra gli USA e l’Afghanistan perché, il 20 aprile, gli Stati Uniti hanno annunciato di aver avviato il ritiro delle truppe statunitensi e NATO dall’Afghanistan. Tale processo, secondo quanto dichiarato dal capo della Casa Bianca, Joe Biden, sarà completato entro l’11 settembre, data che coincide con il ventesimo anniversario degli attacchi terroristici agli Stati Uniti nel 2011 che hanno innescato il coinvolgimento militare di USA e NATO in Afghanistan.  

Mentre è in corso il ritiro degli oltre 9.600 militari impegnati in Afghanistan, numerose questioni sono rimaste irrisolte. Tra queste, a far sorgere dubbi è come Washington intende “riorganizzare le proprie risorse antiterroristiche” presenti sul territorio circostante, tra cui l’Asia Centrale, per evitare che emergano nuove cellule. È importante ricordare che l’Asia Centrale, negli ultimi 20 anni, in più occasioni ha ospitato le basi militari delle truppe statunitensi.

L’Uzbekistan, a partire dall’ottobre 2001, ha stretto accordi con gli Stati Uniti per l’utilizzo di Karshi Khanabad (K-2), una vecchia base sovietica presente sul territorio del Paese. Tuttavia, nel giugno 2005, le relazioni uzbeko-statunitensi hanno iniziato a deteriorarsi e, causa del massacro di Andijan, l’Uzbekistan ha ordinato agli USA di lasciare la base K-2 nell’arco di sei mesi. Inoltre, il 30 agosto 2012, il Parlamento uzbeko ha approvato una legislazione che vieta la presenza di basi militari straniere nel Paese e impedisce all’Uzbekistan di stringere alleanze militari che lo consentano. Tale legge è giunta dopo che Tashkent si era ritirata dall’ l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un blocco militare guidato dalla Russia.

Il massacro di Andijan si è consumato, tra il 12 e il 13 maggio 2005, in Uzbekistan. In tale data, una folla di dimostranti aveva attaccato la prigione locale per liberare 23 detenuti, i quali erano uomini d’affari locali accusati dalle autorità di essere membri del movimento Akramia, considerato affiliato al partito panislamico, l’Hizb ut Tahrir, incentrato sulla liberazione islamica e accusato di legami con Al Qaeda. L’insurrezione popolare, strettamente legata alla situazione di instabilità politica nel Paese, fu repressa dall’Esercito uzbeko, il quale aprì il fuoco contro i manifestanti. Non è chiaro quante vittime furono registrate dato che i media Occidentali furono allontanati per evitare che la notizia sull’uccisione di massa venisse divulgata. A seconda delle fonti, vengono menzionati tra i 140 e 180 decessi, altre invece stimano che furono oltre un migliaio le vittime.

Il Kirghizistan, come il Paese vicino, dal 2001 al 2014, ha ospitato truppe statunitensi. Queste ultime hanno stazionato presso il Manas Transit Center, collocato nei pressi dell’aeroporto internazionale di Manas, non lontano dalla capitale del Paese, Bishkek. La presenza USA nel territorio asiatico è stata più volte utilizzata come leva dal governo kirghiso nei negoziati sia con Mosca sia con Washington. Uno degli aspetti più importanti da sottolineare è il fatto che il Kirghizistan, in tale periodo, ha anche ospitato le forze armate russe, che occupavano strutture militari presenti nel Paese. In tal modo, il territorio kirghiso è stato l’unico ad ospitare contemporaneamente sia truppe statunitense sia russe.

Subito dopo l’annuncio di Biden sul ritiro dei militari dall’Afghanistan, il New York Times ha riferito, il 15 aprile, che i funzionari statunitensi avevano avviato i negoziati con le autorità kazake, uzbeke e tagike per sottoscrivere accordi futuri in relazione alla riorganizzazione delle truppe antiterroristiche USA nei territori oltre il Nord dell’Afghanistan.

Secondo quanto riferito dall’analista statunitense Bruce Pannier, il Tagikistan e l’Uzbekistan sembrano essere i migliori candidati per ospitare le risorse militari USA per numerose ragioni. Pannier ha osservato che entrambi i Paesi confinano geograficamente con territori controllati dai talebani e numerosi tagiki e uzbeki si sono uniti a gruppi estremisti in Afghanistan. Pannier ha notato che consentire agli Stati Uniti di utilizzare temporaneamente le basi militari presenti in Asia Centrale potrebbe essere vantaggioso per i Paesi, fermo restando che la presenza statunitense sia finalizzata a neutralizzare i gruppi estremisti del territorio Centro-asiatico che si sono insediati nel Nord dell’Afghanistan.  

La cooperazione tra USA, Uzbekistan e Tagikistan sembra concretizzarsi ulteriormente se si prendono in analisi i recenti contatti di alto livello tra i Paesi. Il segretario di Stato USA, Anthony Blinken, il 22 aprile, ha tenuto colloqui telefonici con il ministro degli Affari Esteri kazako, Mukhtar Tileuberdi, e l’omologo uzbeko, Abdulaziz Kamilov. Dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa non è chiaro se sia stata discussa la questione, anche se in entrambi i casi è stato menzionato l’Afghanistan. Tuttavia, se tali chiamate vengono poste in correlazione con la visita del 2 e del 4 maggio del rappresentante speciale per la riconciliazione afghana degli Stati Uniti Khalilzad, risulta evidente che la discussione stia procedendo verso tale direzione.

Negli ultimi due decenni, la politica regionale dell’Asia Centrale ha subito significativi cambiamenti che potrebbero influire sui nuovi obiettivi degli Stati Uniti nel territorio. Secondo gli analisti internazionali, a seguito della svolta populista del Kirghizistan e dei continui sconvolgimenti politici, un ritorno a Manas sembrerebbe fuori questione.

Dall’altra parte, l’Uzbekistan, apportando le dovute modifiche a determinate leggi, potrebbe essere più propenso a stringere nuovi accordi con gli USA, soprattutto dopo il 2 settembre 2016, anno in cui è venuto a mancare il presidente Islam Karimov, che era in carica dal 1991. Durante il suo mandato, Karimov non era in buoni rapporti con gli Stati Uniti, a differenza del leader attuale, Shavkat Mirziyoyev.

Analogamente, anche il Tagikistan è un territorio conforme agli obiettivi statunitensi, anche in virtù del fatto che le forze armate USA hanno utilizzato sporadicamente l’aeroporto a Kulob e la loro presenza in Tagikistan non è mai stata tanto costante quanto lo era in Kirghizistan e Uzbekistan. Gli Stati Uniti, inoltre, hanno investito considerevoli fondi nella costruzione del servizio di frontiera tagiko. In tale contesto, tuttavia, non è da trascurare la costante presenza militare russa in Tagikistan che, in passato, ha anche condotto pattugliamenti lungo il confine afghano-tagico.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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