Maldive: ex presidente ferito in un attacco bomba

Pubblicato il 6 maggio 2021 alle 20:33 in Asia Maldive

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L’ex capo di Stato delle Maldive e attuale presidente del Parlamento, Mohamed Nasheed, è rimasto ferito in un’esplosione avvenuta fuori dalla sua abitazione, giovedì 6 maggio. Lo ha riferito la polizia in una dichiarazione in cui specifica che l’uomo sta attualmente ricevendo le cure necessarie presso l’ADK Hospital di Male, capitale del Paese. Nessun dettaglio è ancora stato reso noto sull’entità delle ferite.

Il ministro degli Esteri delle Maldive, Abdulla Shahid, ha condannato fermamente l’attacco. In un post pubblicato su Twitter ha scritto: “Attacchi codardi come questo non hanno posto nella nostra società. I miei pensieri e le mie preghiere vanno al presidente Nasheed e agli altri feriti, così come alle loro famiglie”. Il quodiano al-Jazeera ha specificato che anche una delle guardie del corpo dell’ex presidente è stata portata in ospedale. 

L’esplosione è avvenuta mentre Nasheed, 53 anni, stava salendo nella sua auto. “Potrebbe essere una sorta di ordigno improvvisato, probabilmente montato su una motocicletta parcheggiata nelle vicinanze”, ha riferito un funzionario del Maldivian Democratic Party (MDP), aggiungendo che sono in corso indagini per chiarire la dinamica dell’incidente. I residenti di Male hanno affermato che l’esplosione sarebbe stata udita in gran parte la capitale.

Nasheed era diventato il primo presidente democraticamente eletto del Paese dopo aver vinto le prime elezioni multipartitiche delle Maldive, nel 2008. Pochi anni dopo, nel 2012, era stato rovesciato da un colpo di stato. Questo e le condanne ricevute a seguito della sua destituzione gli avevano impedito di partecipare alle elezioni presidenziali del 2018. Tornato nel Paese dopo un esilio autoimposto, è riuscito ad entrare in Parlamento grazie alla vittoria ottenuta dal suo partito alle elezioni del 2019 e a diventarne presidente, la seconda posizione politica più importante nella nazione dell’Oceano Indiano.

Le Maldive rappresentano una realtà critica per l’estremismo jihadista in Asia e sono il Paese che ha inviato il maggior numero di foreign fighters, rispetto alla propria popolazione, verso la Siria, ai tempi del califfato dell’ISIS.

I maldiviani partiti per lo Stato Islamico erano, generalmente, individui che vivevano in condizioni estremamente difficili, accomunati in larga parte da esperienze in prigione. L’iter generico di radicalizzazione alle Maldive passa per la criminalità organizzata. Il turismo è particolarmente sviluppato nell’arcipelago, ma è anche largamente gestito da grandi compagnie estere di lusso. Tale situazione crea enormi difficoltà per l’economia locale e ha causato un aumento dei prezzi, specialmente di immobili e terreni, ben oltre le possibilità degli abitanti medi. A Male, i giovani maldiviani non hanno molte alternative: possono lavorare per l’industria turistica, in condizioni difficili e sottopagati, oppure possono unirsi a gruppi di gangster e trafficanti. Quando finiscono in prigione, questi individui possono entrare a contatto con gli imam e avviare un percorso di radicalizzazione. 

Il 6 febbraio 2020 si era verificato l’ultimo attacco, ai danni di 3 turisti. Un gruppo estremista locale, che afferma di essere affiliato all’ISIS, aveva dichiarato la propria responsabilità in un video pubblicato online. Nel filmato si vedevano 3 uomini mascherati che accusano il governo maldiviano di essere guidato da infedeli. I militanti affermavano poi che i loro attacchi avevano lo scopo di minare il turismo del Paese e avvertivano che altri attentati sarebbero arrivati. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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