La Cina accusa il G7 di interferenza

Pubblicato il 6 maggio 2021 alle 13:32 in Cina UK

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La Cina ha accusato i Paesi membri del G7, ovvero Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e USA, di aver interferito nei propri affari interni, il 6 maggio, in risposta ad accuse ritenute “infondate” e ricevute su più questioni che la riguardano.

I ministri degli Esteri dei Paesi del G7 hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, il 5 maggio, nella quale hanno espresso preoccupazione rispetto a più questioni legate alla Cina. In particolare, i sette Paesi hanno chiesto a Pechino di rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali previsti dalle leggi nazionali e internazionali in merito alle questioni dello Xinjiang e del Tibet. Relativamente ad Hong Kong, il G7 ha chiesto alla Cina di rispettare l’alto livello di autonomia, i diritti e le libertà dell’isola esprimendo preoccupazione per le decisioni cinesi che avrebbero “eroso gli elementi democratici del sistema elettorale” locale. Il G7 ha poi chiesto alla Cina di attenersi alle obbligazioni e alle responsabilità che derivano dal suo ruolo economico globale. Allo stesso modo hanno poi chiesto a Pechino di astenersi dal condurre o incoraggiare furti di proprietà intellettuale con mezzi informatici. Infine, i Paesi del G7 hanno espresso sostegno per la partecipazione di Taiwan al Forum dell’Organizzazione mondiale per la sanità (OMS) e all’Assemblea mondiale della sanità.

 I ministri degli Esteri del G7 hanno poi dedicato una sezione in particolare al Mar Cinese Meridionale e al Mar Cinese Orientale, esprimendo preoccupazione per la situazione nei due bacini. Il Gruppo dei sette ha quindi ribadito l’importanza della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan e della risoluzione pacifica delle questioni aperte tra “le due sponde”. Infine, nella dichiarazione è stata ricordata la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 12 aprile 2016, con la quale erano state invalidate le rivendicazioni di sovranità cinesi nel Mar Cinese Meridionale.

In seguito a tale dichiarazione, il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, ha affermato che i ministri del G7 hanno rivolto accuse infondate contro la Cina, hanno interferito apertamente nei suoi affari interni e hanno avviato una politica di gruppo anacronistica.  Wang ha quindi affermato che tutto ciò sia una grave interferenza nella propria sovranità e una distruzione “sconsiderata” delle norme delle relazioni internazionali, in controtendenza all’andamento della storia.

Il portavoce ha ribadito che le questioni dello Xinjiang, del Tibet e di Hong Kong siano affari interni cinesi. Rispetto alle dispute territoriali marittime di Pechino, Wang ha affermato che la Cina abbia basi pragmatiche e legali a sufficienza rispetto alla propria sovranità sulle isole Diaoyu, contese con il Giappone nel Mar cinese Orientale e alle isole del Mar cinese Meridionale, contese con più Paesi. Infine, in merito alla partecipazione di Taiwan alle attività di organizzazioni internazionali, Wang ha affermato che la questione debba essere gestita in base al principio “una sola Cina”, che riconosce il solo governo di Pechino e non quello di Taipei, in linea con quanto previsto dalla Risoluzione 2758 dell’Onu e alla Risoluzione 25.1 dell’Assemblea mondiale della sanità.

Wang ha quindi invitato i membri del G7 a promuovere la ripresa mondiale, ricordando che tra i Paesi del gruppo vi siano Nazioni con il più alto tasso di infezioni di coronavirus al mondo ma anche con le più avanzate tecnologie mediche. Per questo ha invitato il gruppo a concentrarsi sulla cooperazione, anche in materia i vaccini.

Il 3 maggio scorso, è iniziato il summit tra i Paesi membri del G7, a Londra, nel Regno Unito.Al loro incontro del 5 maggio hanno partecipato anche i Paesi ospiti voluti dal governo inglesen, ovvero Australia, India, Corea del Sud e Sudafrica, nonchè agli Stati partner dell’Asean.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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