G7: che cosa è stato detto su Libia e Iran

Pubblicato il 6 maggio 2021 alle 14:35 in Iran Libia

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La crisi libica e l’accordo sul nucleare iraniano sono stati tra i temi discussi dai ministri degli Esteri dei Paesi membri del G7, riunitisi a Londra dal 3 al 5 maggio.

In particolare, i partecipanti hanno accolto con favore i risultati raggiunti sin dalla conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, tra cui la recente nomina dei nuovi organismi esecutivi ad interim, il Governo di Unità Nazionale (GNU) e il Consiglio presidenziale, eletti, il 5 febbraio, all’interno del Forum di Dialogo Politico. Ora, il nuovo esecutivo è chiamato a portare avanti i preparativi necessari a tenere elezioni presidenziali e legislative “inclusive e trasparenti” entro la data prevista, il 24 dicembre 2021, oltre a fornire servizi di base migliori per la popolazione, a rispettare i diritti umani e a fornire garanzie per migranti e rifugiati. Al contempo, è stata messa in luce la necessità di unificare le istituzioni libiche, di salvaguardare le infrastrutture petrolifere, e di far sì che le entrate derivanti dal petrolio siano contabilizzate in maniera regolare e distribuite a beneficio dell’intera popolazione.

Anche l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, si è detto ottimista circa la situazione in Libia, affermando che il perdurare del cessate il fuoco rappresenta una “buona notizia”. Tuttavia, i medesimi partecipanti al G7 si sono detti consapevoli dei rischi per la pace e la sicurezza internazionale derivanti dalle violazioni della sovranità libica e dalla presenza di combattenti e mercenari stranieri nel Paese Nord-africano, così come mostrato dal vicino Ciad. Motivo per cui, gli attori coinvolti nella crisi libica sono stati esortati a garantire la piena attuazione dell’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020, che include, oltre a una tregua presso tutti i fronti di combattimento, il rispetto dell’embargo sulle armi e l’allontanamento di tutte le forze straniere.

Non da ultimo, i ministri partecipanti al meeting del 3-5 maggio hanno rivolto l’attenzione verso la situazione militare, con particolare riferimento al Comitato Militare congiunto 5+5 e al Meccanismo di monitoraggio di cessate il fuoco gestito dai libici, i quali verranno entrambi supportati dalle Nazioni Unite e dalla Missione di Sostegno UNSMIL. A tal proposito, i membri del G7 hanno ribadito la necessità di delineare un piano per il disarmo, la smobilitazione e la reintegrazione dei gruppi e attori armati attivi in Libia, non posti sotto il controllo dello Stato, e di una riforma nell’ambito della sicurezza che porti all’istituzione di un apparato unico, responsabile delle sue azioni e soggetto al controllo di autorità civili.

Oltre alla Libia, anche l’Iran è stato incluso da Borrell tra i luoghi in cui è possibile sperare che “le cose vadano meglio”, alla luce dei recenti negoziati ospitati da Vienna in merito all’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Più nello specifico, i Paesi membri del G7 si sono impegnati a fare in modo che Teheran non sviluppi un’arma nucleare e hanno accolto i recenti colloqui volti a favorire un ritorno di Washington nell’intesa, in cambio del rispetto degli impegni presi da parte iraniana. Il suddetto accordo, è stato affermato, rappresenta la “strada migliore” per preservare la natura pacifica del programma nucleare iraniano. Ad ogni modo, le ultime azioni di Teheran hanno destato particolare preoccupazione, soprattutto se si considerano le possibili implicazioni. Alla luce di ciò, i Paesi del G7 hanno ribadito il sostegno all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e al lavoro da questa svolto per verificare che l’Iran rispetti obblighi ed impegni.

Al contempo, è stato condannato il supporto fornito da Teheran a gruppi armati non statali e a mercenari, ovvero finanziamento, formazione e armi e tecnologia missilistica. A tal proposito, l’Iran è stato esortato a porre fine alle proprie attività legate a missili balistici e ad azioni “destabilizzanti”, impegnandosi in maniera costruttiva a promuovere pace e stabilità a livello regionale. I Paesi del G7 hanno espresso preoccupazione anche per le violazioni dei diritti umani e gli abusi registrati in Iran, riguardanti, tra gli altri, la libertà di riunirsi pacificamente, di associazione, di religione e di espressione. Come specificato, difensori dei diritti umani stranieri o con doppia nazionalità sono stati arrestati o condannati a lunghe sentenze detentive, ma, per i partecipanti al meeting, devono essere rilasciati.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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