Crisi politica in Libano: dalla Francia ancora pressioni

Pubblicato il 6 maggio 2021 alle 17:43 in Francia Libano

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Il ministro degli Esteri francese, Jean Yves Le-Drian, si è recato in Libano, giovedì 6 maggio, per una visita volta ad esortare le autorità di Beirut a profondere maggiori sforzi per formare un nuovo governo e porre fine al perdurante stallo politico.

Tra le prime personalità incontrate vi sono state il capo di Stato, Michel Aoun, e il presidente del Parlamento, Nabih Berri. Alla vigilia del suo viaggio, il ministro francese ha affermato che avrebbe espresso la determinazione e la fermezza di Parigi nei confronti dei leader politici libanesi e di quanti ostacolano la formazione di un nuovo esecutivo, e che le restrizioni annunciate il 29 aprile rappresentano soltanto l’inizio. Il riferimento va al divieto di ingresso in Francia per individui libanesi accusati di corruzione o di ostacolare la soluzione della crisi politica di Beirut. Ad oggi, non sono stati ancora rivelati particolari dettagli su tali misure, né sono stati diffusi i nomi delle personalità coinvolte, probabilmente nel tentativo di creare uno stato di allerta nell’intera classe politica libanese. Ad ogni modo, Le Drian ha affermato che Parigi adotterà disposizioni aggiuntive, coordinandosi con i propri partner a livello internazionale.

Durante la sua visita, che durerà fino al 7 maggio, il ministro francese analizzerà con i propri interlocutori quei progetti sostenuti dalla Francia relativi a diversi settori, tra cui sanità e istruzione. Inoltre, Le Drian incontrerà anche rappresentanti dei gruppi di opposizione, protagonisti della mobilitazione popolare nata ad ottobre 2019, volta a rinnovare la classe politica libanese al potere.

A detta del ministro, la road map presentata dal presidente francese, Emmanuel Macron, all’indomani dell’esplosione che ha colpito il porto di Beirut il 4 agosto 2020, è ancora in fase di attuazione, ma spetta ai libanesi stessi concretizzarla, attraverso la rapida formazione di un governo. In particolare, Parigi e i donatori internazionali si sono resi disponibili a sostenere il Libano solo nel caso in cui venga formato un governo indipendente e apartitico, in grado di porre in essere le misure di cui necessita il Paese per uscire dalle perduranti crisi politica, economica e sociale. Lo stesso Macron si è posto alla guida delle iniziative e degli sforzi internazionali volti a porre fine allo stallo e alla grave situazione economica e finanziaria, la peggiore per il Libano dalla guerra civile del 1975-1990. Finora, però, non è stata ancora trovata una via d’uscita, anche a causa delle divergenze tra il primo ministro incaricato, Saad Hariri e il presidente Aoun.

È stato proprio quest’ultimo ad affermare, nel corso dei colloqui del 6 maggio, che realizzare riforme è essenziale per il progresso del Libano e per ripristinare la fiducia sia della comunità libanese sia di quella internazionale. La priorità di Beirut, ha dichiarato il presidente, è formare un esecutivo che ottenga la fiducia del Parlamento e, pertanto, lo stesso Aoun si è impegnato a continuare a profondere sforzi in tal senso, nonostante gli “ostacoli interni ed esterni”.

Il 22 ottobre 2020 Hariri è riuscito a essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005, impegnandosi a risanare una situazione politica sempre più precaria. Da allora, si sono tenuti colloqui tra il premier designato e il presidente, rivelatisi inconcludenti. Mentre Hariri sembra desiderare un mini-governo di specialisti, Aoun e suo genero, Gebran Bassil, sono stati accusati di voler nominare solo ministri cristiani e propri alleati. In tale quadro, fonti politiche libanesi hanno rivelato che Hariri, oltre a lasciare l’incarico, potrebbe dimettersi dalla Camera dei Rappresentanti con i membri del suo blocco parlamentare, il che potrebbe comportare nuove elezioni parlamentari o l’interruzione del lavoro della Camera dei rappresentanti, l’organismo che nomina il presidente della Repubblica.  

Di fronte a uno scenario sempre più precario, Le Drian, secondo alcuni analisti, potrebbe vedere anch’egli i propri sforzi ostacolati da quei partiti politici che non sono disposti ad indietreggiare dal panorama politico libanese. Nel frattempo, però, il quadro economico e sociale continua a peggiorare, con la moneta locale, la lira, che ha perso circa l’85% del proprio valore nei confronti del dollaro. La crescente svalutazione ha provocato un aumento dei prezzi, anche per beni di prima necessità, aumentati di circa il 144%, e di medicinali e materie prime, oltre a una crescente diminuzione dei salari minimi, alcuni dei quali ridotti del 60%.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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