Conflitto in Yemen: Griffiths non riesce a trovare una soluzione

Pubblicato il 6 maggio 2021 alle 10:00 in Medio Oriente Yemen

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L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, ha affermato che continuerà a dialogare con gli attori coinvolti nel conflitto yemenita, al fine di trovare una soluzione alla perdurante crisi. Al momento, però, non è stato ancora raggiunto alcun risultato significativo.

Le dichiarazioni di Griffiths sono giunte il 5 maggio, a margine dell’ultimo round di negoziati, svoltisi in Arabia Saudita e nel Sultanato dell’Oman a partire dal 29 aprile, i quali hanno visto anche la partecipazione dell’inviato degli USA, Timothy Lenderking. L’obiettivo è stato discutere con le parti regionali e internazionali degli ultimi sviluppi in Yemen e degli sforzi congiunti da profondere per giungere a un cessate il fuoco globale e definitivo. Particolare attenzione è stata posta all’invio di aiuti umanitari e alla situazione a Ma’rib, dove la perdurante offensiva rischia di esacerbare il già fragile quadro umanitario, oltre all’avvio di un processo di transizione e alle restrizioni imposte sul porto di Hodeidah e l’aeroporto di Sana’a.

Per Griffiths, la risoluzione di tali questioni potrebbe favorire la creazione di un ambiente favorevole alla ripresa di un processo politico inclusivo e alla fine del conflitto yemenita. Questi dossier, ha sottolineato l’inviato, sono stati discussi per circa un anno, e la comunità internazionale ha più volte mostrato il proprio sostegno, ma ciò non è stato sufficiente a giungere all’accordo desiderato né a porre fine alla guerra, che continua a causare sofferenze per la popolazione civile. Ora, al termine degli ultimi colloqui, Griffiths si è impegnato a continuare a dialogare con tutte le parti interessate alla guerra in Yemen, con il fine ultimo di trovare una base comune da cui partire per progredire sulla strada verso la pace.

Ad ogni modo, le parole dell’inviato, come sottolineato dal quotidiano al-Arab, non fanno riferimento a misure o iniziative concrete, il che dimostrerebbe il fallimento dell’ultimo ciclo di negoziati. Nel frattempo, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) ha continuato a mettere in guardia dalla situazione nella regione di Ma’rib, situata a circa 120 km a Est di Sana’a, che le milizie di ribelli Houthi cercano di conquistare prima di sedersi al tavolo di eventuali negoziati di pace. L’offensiva lanciata nella prima settimana di febbraio, secondo OCHA, rischia di provocare lo sfollamento di altri 385.000 rifugiati verso le regioni vicine, tra cui Hadramawt, mentre i campi hanno ormai raggiunto i limiti di capienza massima.

Come riportato da al-Jazeera, sulla base delle informazioni fornite dal Dipartimento di Stato degli USA, Lenderking ha tenuto colloqui con alti funzionari del governo yemenita e con i rappresentanti delle missioni diplomatiche di Russia, Francia e Regno Unito. L’inviato statunitense, è stato specificato, lavora in coordinamento sia con Griffiths sia con l’ambasciatore degli USA in Arabia Saudita, e il fatto che un inviato sia impegnato in tal modo, a detta del Dipartimento, mostra l’impegno di Washington nel trovare una soluzione duratura del perdurante conflitto in Yemen. Al contempo, gli Stati Uniti si sono detti rammaricati per quanto accade a Ma’rib, dove gli Houthi, anziché “scegliere la pace”, hanno continuato a perpetrare attacchi, nonostante le “devastanti conseguenze umanitarie”.  

Il 5 maggio, anche il primo ministro yemenita, Maeen Abdul Malik, si è recato a Ma’rib, per incontri con funzionari del Ministero della Difesa, dell’esercito e delle tribù locali. Questi si sono svolti a poche ore dal lancio di 2 missili balistici, uno dei quali precipitato nel quartiere residenziale di Rawda, senza causare vittime. Da parte loro, fonti mediatiche Houthi hanno riferito che le forze della coalizione a guida saudita hanno condotto circa 7 raid aerei contro l’asse di Sirwah. In tale quadro, mentre fonti yemenite locali hanno descritto gli attacchi dei ribelli come una forma di “terrorismo sistematico” contro centinaia di migliaia di civili e sfollati, fonti militari hanno riferito che, negli ultimi sette giorni, le violente battaglie sui fronti di Ma’rib sembrano assistere a una fase di de-escalation, probabilmente in concomitanza con la visita di delegati a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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