Afghanistan: gli ultimi avvenimenti a Kandahar

Pubblicato il 6 maggio 2021 alle 18:50 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I talebani hanno catturato la diga di Dahla, la seconda più grande dell’Afghanistan, dopo mesi di aspri combattimenti nell’ex roccaforte di Kandahar. Lo hanno riferito sia funzionari locali sia membri del gruppo stesso. “Abbiamo sequestrato la diga di Dahla sul fiume Arghandab”, ha rivelato un portavoce dei talebani, Qari Yousuf Ahmadi. Haji Gulbuddin, governatore di un distretto adiacente, ha confermato che la struttura “è ora sotto il controllo dell’organizzazione”. “Le nostre forze di sicurezza avevano chiesto i rinforzi ma non sono arrivati”, ha aggiunto il funzionario locale.

La diga di Dahla fornisce irrigazione agli agricoltori della zona tramite una rete di canali e distribuisce acqua potabile al capoluogo di provincia. Il mese scorso, i combattenti avevano fatto saltare in aria un ponte che collegava la diga ai distretti adiacenti. La cattura dell’impianto arriva dopo una serie di scontri scoppiati questa settimana nella vicina provincia di Helmand, pochi giorni dopo che gli Stati Uniti hanno iniziato a ritirare formalmente le truppe rimanenti dall’Afghanistan. 

Dahla è stata costruita dagli Stati Uniti quasi 70 anni, fa per fornire acqua utilizzata nell’irrigazione della terra in circa sette distretti di Kandahar. Nel 2019, la Banca asiatica di sviluppo ha approvato una sovvenzione di quasi 350 milioni di dollari da utilizzare, in parte, per espandere il progetto. Il distretto circostante ha visto intensi combattimenti negli ultimi sei mesi. I funzionari avevano annunciato, ad aprile, che l’area era stata sgomberata ma, prima di ritirarsi, i talebani avevano piantato esplosivi in tutta la zona, compresi i complessi residenziali.

Nella stessa giornata in cui è stata diffusa la notizia della presa di Dahla, i media afghani hanno altresì riportato la notizia dell’uccisione, a colpi di arma da fuoco, di Nemat Rawan, ex giornalista televisivo dell’emittente nazionale ToloNews. L’incidente è avvenuto nella città di Kandahar, capoluogo dell’omonima provincia, giovedì 6 maggio. Rawan conduceva un popolare talk show televisivo, prima di entrare a far parte del Ministero delle Finanze come specialista della comunicazione, il mese scorso. “È stato assassinato da uomini armati sconosciuti”, ha riferito il portavoce della polizia della città di Kandahar, Jamal Nasir Barekzai. I media occidentali hanno tuttavia ipotizzato che si tratti dei talebani, dal momento che il gruppo non è estraneo ad attacchi mirati di questo tipo. L’organizzazione è stata più volte accusata di omicidi contro giornalisti negli ultimi mesi. In più, mercoledì 5 maggio, un portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, aveva messo in guardia gli operatori di alcuni media accusandoli di “propaganda e comunicazioni unilaterali”. Mujahid, tuttavia, ha negato che il gruppo militante abbia organizzato l’uccisione di Rawan.

Abdullah Abdullah, capo del consiglio di pace del Paese, ha condannato, giovedì 6 maggio, le minacce dei talebani contro i media e “ogni tentativo di mettere a tacere i giornalisti afghani”. Le uccisioni sono aumentate da quando sono iniziati i colloqui di pace tra il governo e l’organizzazione, lo scorso anno. Secondo un recente bilancio di Amnesty International, almeno 11 giornalisti afghani sono stati uccisi nel 2020. Altri 4 sono rimasti uccisi in attacchi condotti dall’inizio di quest’anno. A marzo, tre lavoratrici nel campo dei media sono state uccise a colpi di arma da fuoco nella città orientale di Jalalabad. L’Afghanistan è da tempo classificato come uno dei Paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti.

Lo Stato ha vissuto decenni di conflitti e violenze, prima con l’invasione sovietica, poi con le lotte interne e la presa del potere dei talebani e successivamente con una sanguinosa guerra civile e l’aumento della minaccia terroristica. Nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso il Paese, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e il luogo dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Dopo quasi due decenni di conflitto, un’importante svolta diplomatica era arrivata con l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020. Tuttavia, l’intesa non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.