Non solo gas: le strategie energetiche della Russia

Pubblicato il 5 maggio 2021 alle 9:23 in Asia Europa Russia

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Nonostante tutti gli ostacoli, il gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2 è quasi completato. La Russia, però, potrà penetrare il mercato energetico europeo e asiatico anche attraverso differenti fonti di energia poiché nel blocco incrementerà fortemente la richiesta di fonti energetiche pulite.  

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa russa RIA, mercoledì 5 maggio, Mosca potrà guadagnare fino a 100 mila dollari l’anno grazie all’export di idrogeno. Gli obiettivi del Cremlino, in questo senso, possono essere definiti “ambiziosi” perché, entro il 2030, mira a controllare il 20% del mercato energetico globale. Inoltre, il fatto che l’Europa è intenzionata a raggiungere la piena neutralità dal carbonio giocherà a favore di Mosca. Gli esperti del Paese hanno stimato che, entro il 2050, l’export di idrogeno garantirà alla Russia un guadagno fino a 100,2 miliardi di dollari annui, un dato rilevante, soprattutto se confrontato con i 23,6 miliardi attuali. Nello specifico, il progetto istituito per sviluppare le esportazioni di idrogeno ha, tra gli obiettivi, l’incremento dell’export della risorsa da 7,9 a 33,4 milioni di tonnellate. Tuttavia, è importante sottolineare che queste sono ancora previsioni. Nonostante possano essere molto affidabili, è necessario anche valutare il fatto che, ad oggi, il mercato dell’idrogeno è ancora agli inizi.

La Russia è un Paese ricco di fonti energetiche di diversa tipologia e l’idrogeno le garantirà una diversificazione nel mercato globale. Nel 2020, l’idrogeno è stato incluso, per la prima volta, nella strategia energetica e, entro il 2024, Mosca mira ad esportare 0,2 milioni di tonnellate. Tali valori dovranno triplicare entro il 2035, secondo il progetto. Gli obiettivi saranno raggiunti incrementando gli investimenti e la produzione di idrogeno a base di gas naturale, utilizzando fonti rinnovabili ed energia nucleare.

È importante ricordare che il Cremlino non intende limitarsi alla penetrazione del mercato europeo, come ha mostrato l’accordo di cooperazione che la russa Rosatom Overseas e l’Agenzia giapponese per le risorse naturali hanno sottoscritto il 25 settembre 2019. Nel febbraio di quest’anno, Rosatom ha annunciato l’intenzione di avviare la produzione di idrogeno a Sachalin, un’isola giapponese, per incrementare l’export della risorsa. Le aspirazioni della Russia in Asia sono elevate: entro il 2030, la società statale moscovita intende coprire fino al 40% del fabbisogno energetico del Giappone.

Altrettanto degne di nota sono le ambizioni della società statale russa energetica Gazprom in Cina, in Corea del Sud e in Giappone. Il 25 marzo, il vicepresidente del Consiglio di Gazprom, Alexander Ishkov, ha rivelato che l’azienda intende produrre l’idrogeno attraverso il metodo dello steam reforming del gas metano (SMR). Tale processo permette di produrre circa il 48% dell’idrogeno mondiale grazie alla reazione di metano e vapore in presenza di catalizzatori.

Anche l’Europa è un continente molto attraente per la Russia, soprattutto grazie al Green Deal, una strategia elaborata dall’Unione europea per rendere sostenibile l’economia dell’UE. Tra gli obiettivi del piano d’azione, il blocco, entro il 2050, mira ad interrompere la produzione di emissioni di gas a effetto serra e a promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare. Lo scopo è quello di ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento. In tale contesto il Green Deal influenzerà particolarmente il calo dei volumi di carbone, petrolio e gas importati da altri Paesi. Parallelamente, l’accordo verde incrementerà la domanda di altre risorse energetiche, tra cui l’idrogeno.

Il governo della Federazione Russa ha dichiarato, mercoledì 14 aprile, che il Paese sta elaborando una roadmap per esplorare le opportunità offerte dall’economia dell’idrogeno. Il Ministero dello Sviluppo Economico della Federazione Russa ha proposto di fornire ai produttori indipendenti di idrogeno accesso diretto ai gasdotti di Gazprom al fine di ridurre i costi di trasporto. Come risulta dalla roadmap, il Ministero dell’Economia ha proposto di modificare la normativa entro dicembre 2022 per consentire la realizzazione di progetti a idrogeno nelle zone limitrofe ai gasdotti. In questo modo sarà possibile garantire l’accesso ai gasdotti per i produttori indipendenti di idrogeno senza ostacolare il trasporto di gas. Nel documento, tuttavia, non sono indicate le modalità di fornitura della miscela, composta da gas naturale ed idrogeno, all’acquirente finale.

Un aspetto critico dell’utilizzo dell’idrogeno è quello dei costi di trasporto, maggiori rispetto a quelli del gas naturale. Per quanto riguarda invece i costi di produzione, un’opzione che potrebbe ridurre i costi produttivi potrebbe essere la miscelazione dell’idrogeno e del gas, soluzione più economica rispetto alla costruzione di un canale separato. Il Ministero dell’Energia russo ha reso noto che l’iniziativa del Ministero dell’Economia è ancora in studio perché saranno numerose le questioni da prendere in esame. Tra queste, quella dei costi di trasporto dell’idrogeno, della fattibilità economica del processo di estrazione di idrogeno dalla miscela di gas e della sicurezza di funzionamento del sistema di trasporto di gas.

Un Paese come la Russia ha un grande potenziale nell’economia globale dell’idrogeno. Mosca, consapevole di ciò, prevede di occupare il 20% del mercato entro il 2030. Inoltre, l’idrogeno è un’ottima soluzione per diversificare il business di molte società perché, oltre a non produrre inquinamento con emissioni di CO2, può rappresentare un’alternativa diretta alla combustione di idrocarburi. Anche l’interesse crescente tra gli attori energetici globali ha portato la Russia ad inserirsi nell’economia dell’idrogeno. L’Unione Europea, ad esempio, intende introdurre, nel 2022, una tassa sulle emissioni di carbonio. Vale la pena ricordare che, in Russia, la produzione totale di idrogeno ammonta a 5 milioni ti tonnellate, mentre il consumo globale è rappresentato dal valore di 72 milioni di tonnellate.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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