Myanmar: il governo di unità nazionale forma un corpo armato

Pubblicato il 5 maggio 2021 alle 13:15 in Asia Myanmar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo di unità nazionale (GNU) del Myanmar, nato lo scorso 16 aprile, ha affermato di aver formato un proprio corpo armato, la Forza di difesa del popolo, il 5 maggio, per proteggere i propri sostenitori dagli attacchi e dalle violenze militari, promossi dalla giunta militare al potere dal primo febbraio scorso.

Il GNU ha rilasciato una dichiarazione per comunicare la notizia e ha altresì specificato che tale mossa farà da precursore alla formazione di un Esercito dell’Unione Federale. L’esecutivo parallelo alla giunta militare ha affermato di avere la responsabilità di produrre riforme efficaci nel settore della sicurezza per “porre fine a settant’anni di guerra civile”.

Il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste contro la giunta militare al potere in corso in Myanmar e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale. L’organo è stato poi dichiarato illegale dalla giunta militare al potere il 20 aprile ma i suoi componenti hanno continuato a chiedere che esso venga riconosciuto come l’esecutivo legittimo del Myanmar. Lo scopo annunciato dal governo di unità nazionale è quello di sbarazzarsi dell’ordine militare, ripristinare la democrazia e istituire un’unione federale democratica.

La formazione del GNU e della sua forza armata si inseriscono in un contesto di instabilità che ha caratterizzato il Paese a partire dal primo febbraio scorso. In tale data, L’Esercito del Myanmar ha preso il potere e ha arrestato la leader Aung San Suu Kyi e altre figure di primo piano del governo civile fino a quel momento al governo, tra i quali il presidente Win Myint. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni dello scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito fino a quel momento al governo con a capo Aung San Suu Kyi. 

Da tale evento in poi il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. Da un lato, Dal 6 febbraio, sono nati un movimento di disobbedienza civile e proteste della popolazione che l’Esercito ha represso con la violenza e che, ad oggi, avrebbero causato oltre 760 morti, secondo quanto riferito dall’associazione locale nota come Assistance Association for Political Prisoners. Le stime fornite dalla giunta militare al potere sarebbero inferiori e, al 15 aprile, erano di 248 morti. Dall’altro lato, oltre agli scontri con i manifestanti, l’Esercito avrebbe ripreso a combattere contro alcuni gruppi di ribelli appartenenti a diverse etnie che, per anni, hanno lottato contro il governo centrale per ottenere maggiore autonomia. Al momento, sono ripresi tali tipi di scontri in varie aree del Paese quali gli Stati di Kachin, Shan e Kayin, dove l’Esercito ha eseguito raid aerei.

Il 5 maggio, la CNN ha pubblicato un articolo in cui ha documentato la presenza nelle foreste birmane di campi di addestramento militari i cui “cadetti” sono membri del movimento di disobbedienza civile formato da dipendenti pubblici che hanno lasciato i propri incarichi in segno di protesta con la giunta militare al potere. Gli “addestratori”, invece, sono membri di diverse milizie etniche che hanno combattuto per anni l’Esercito quali la Karen National Defense Organization (KNDO). Il capo di quest’ultima, il maggiore generale Nerdah Bo Mya, ha affermato che tali operazioni sono un atto di responsabilità “per proteggere la vita” dei partecipanti che se non fossero formati non saprebbero come difendersi, in quanto in molti non avrebbero mai utilizzato armi. Oltre al KNDO, vi sono molte altre milizie che stanno formando membri del movimento di disobbedienza civile nelle aree più remote del Paese. Una volta ultimato il programma, l’obiettivo dei partecipanti è quello di tornate nelle città e insegnare quanto appreso agli altri oppositori della giunta militare.

Rispetto all’avvicinamento tra manifestanti e milizie etniche, il 29 marzo scorso, il gruppo di manifestanti noto come General Strike Committee of Nationalities aveva chiesto per la prima volta alle milizie armate delle minoranze etniche di sostenere coloro che si oppongono all’Esercito. Il 30 marzo, tre gruppi armati di etnie diverse, il Myanmar National Democratic Alliance Army, lo Arakan Army e il Ta’ang National Liberation Army avevano quindi indirizzato una lettera alla giunta militare al potere affinché venissero interrotte le uccisioni di manifestanti pacifici e risolte le problematiche politiche. In assenza di tali azioni, i tre gruppi armati avevano affermato che avrebbero cooperato con qualunque nazionalità che si unirà alla “rivoluzione di primavera del Myanmar” in termini di auto-difesa.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.