L’Indonesia designa i separatisti di Papua “terroristi”

Pubblicato il 5 maggio 2021 alle 7:28 in Asia Indonesia

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L’Indonesia ha designato formalmente i separatisti e i gruppi armati criminali della provincia di Papua “terroristi”, il 29 aprile, senza nominare alcun gruppo in particolare. In risposta, il governatore di Papua, Lukas Enembe, ha chiesto una revisione della misura, secondo quanto riferito da Jakarta Post il 2 maggio. 

Il ministro per il Coordinamento degli Affari Politici, Legali e di Sicurezza dell’Indonesia, Mohammad Mahfud MD, ha affermato che: “Il governo ritiene che le organizzazioni e le persone di Papua che commettono gravi violenze possano essere classificati come terroristi”. Mahfud ha poi citato la legge antiterrorismo indonesiana del 2018, specificando che: “Il terrorismo è qualsiasi azione che impiega violenza o minaccia violenza e che crea un’atmosfera di terrore o paura”. La legge antiterrorismo dell’Indonesia consente alle autorità di detenere cittadini senza accuse fino a ventuno giorni e di intercettare le comunicazioni di persone che sono sospettate di preparare o commettere atti terroristici.

Per Emnmeb, il governo dovrà considerare i potenziali effetti legali ed economici di una simile mosssa e dovrà ridimensionare l’approccio di sicurezza finora adottato, portandolo in una direzione “più umana, con scambi di parole e idee e non di proiettili”.

Secondo più attivisti per i diritti umani, la mossa del 29 aprile potrebbe ampliare i poteri delle forze di sicurezza. Il direttore di Amnesty International in Indonesia, Usman Hamid, ha affermato che la designazione abbia messo in luce l’incapacità del governo di gestire i problemi alla radice in Papua. Per Hamid,  la decisione potrebbe portare a più violazioni dei diritti umani nella provincia anziché aiutarne la popolazione. Dello stesso avviso si è detto anche il direttore dello Institute for Policy Analysis of Conflict (IPAC), Sidney Jones, il quale ha aggiunto che gli abitanti locali potrebbe sentirsi ancor più stigmatizzati.

La decisone del governo di Jakarta è arrivata dopo che, lo scorso il 25 aprile, il generale a capo dell’intelligence indonesiana regionale di Papua, Gusti Putu Danny Karya Nugraha, è stato ucciso in un’imboscata dei separatisti della Free Papua Organisation (OPM), nel distretto di Puncak della provincia, situata nell’isola di Nuova Guinea. In seguito a tale evento, il presidente indonesiano, Joko Widodo, aveva chiesto alla polizia e all’Esercito di inseguire e arrestare tutti i membri dei gruppi ribelli presenti nella provincia.

La provincia di Papua, situata al confine con la Papua Nuova Guinea, fa parte ufficialmente dell’Indonesia dal 2 agosto 1969, quando 1.025 abitanti locali hanno scelto di far rientrare il territorio sotto il controllo indonesiano con un voto, noto come Atto di libera scelta e che era stato supervisionato dalle Nazioni Unite.  Da allora, però, le autorità indonesiane hanno combattuto la popolazione indigena malese, che conta circa 2,5 milioni di persone e che vuole l’indipendenza. Secondo varie fonti, negli anni, durante la lotta contro i separatisti le forze di sicurezza indonesiane avrebbero violato i diritti della minoranza malese locale con atti quali uccisioni extragiudiziarie degli attivisti e dei manifestanti pacifici.

Tra i separatisti vi è il gruppo armato Free Papua Organisation (OPM) che, secondo organizzazioni per i diritti umani, dall’inizio del 2020 al 6 aprile, avrebbe ucciso 11 civili e ne avrebbe feriti altri 4. L’organizzazione è particolarmente attiva nell’area di Intan Jaya, dove vivono circa 40.000 persone, da due anni a questa parte. Il gruppo considera legittima la propria ribellione in quanto i Paesi Bassi, l’ex potenza coloniale che dominava l’isola, aveva promesso indipendenza alla Papua prima che venisse annessa all’Indonesia nel 1963. Per Sambom, il voto del 2 agosto 1969 non rispecchierebbe la volontà della popolazione locale. 

Il territorio della provincia indonesiana di Papua è ricco di risorse naturali ma è una tra le aree più povere del Paese. Negli ultimi vent’anni il governo di Jakarta vi ha riversato 7,4 miliardi di dollari in finanziamenti, ciò nonostante non è riuscito a migliorare le condizioni della popolazione locale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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