Kabul: un nuovo attacco e l’appello dei mujaheddin

Pubblicato il 5 maggio 2021 alle 20:33 in Afghanistan Asia

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A Kabul, una persona è morta nell’esplosione di un autobus che trasportava operatori sanitari, il 4 maggio. Intanto, sempre nella capitale, i mujaheddin afgani hanno dichiarato di essere pronti a prendere le armi, mentre circolano notizie di gruppi autonomi che combattono contro i talebani nelle province di Takhar, Baghlan, e Daikundi. 

Almeno una persona è stata uccisa e altre 3 sono rimaste ferite nell’esplosione di una bomba sul ciglio della strada che ha preso di mira un autobus che trasportava operatori sanitari del Ministero della Sanità pubblica nel distretto di Kalakan, la mattina del 5 maggio. Gli operatori sanitari si stavano dirigendo verso il loro ufficio nella provincia centrale di Panjshir.  Per il momento, nessun gruppo ha rivendicato l’esplosione. 

Intanto, sempre a Kabul, il 5 maggio, Ahmad Massoud, figlio dell’eroe nazionale afghano, Ahmad Shah Massoud, ha partecipato ad un raduno, durante il quale ha dichiarato che i mujaheddin afgani sono pronti per uno scontro militare con i talebani, se il gruppo non rispetta i suoi impegni per la pace. Massoud ed alcuni ex comandanti jihadisti hanno invitato il popolo afghano e i comandanti a rimanere uniti. Questi hanno poi criticato il presidente, Ashraf Ghani, che è stato “scettico” riguardo alla forza dei mujaheddin e non li ha voluti coinvolgere nella lotta contro i talebani. “Il presidente non ha fiducia nel potere e nella forza dei mujaheddin, prego che nessuno dei due arrivi ad avere bisogno dell’altro”, ha dichiarato Massoud.

Rimane importante l’influenza in Afghanistan di alcuni leader mujaheddin, le formazioni islamiste afghane che si opponevano all’occupazione Sovietica del Paese, nella guerra che ha avuto luogo dal 1979 al 1989. Questi sono arrivati ad unirsi per tentare di contrastare l’ascesa dei talebani, a seguito del ritiro di Mosca, e si sono opposti all’Emirato Islamico imposto dal gruppo nel 1996 su buona parte dell’Afghanista, prima dell’intervento degli Stati Uniti, nel 2001. Durante il 2020, alcuni leader dei mujaheddin erano nella lista dei delegati governativi che avrebbero partecipato alle negoziazioni con i talebani. Tra questi figuravano Ismail Khan, Atta Mohammad Noor e Mohammad Yunus Qanooni. 

“Nel caso in cui le parti decidano per una soluzione militare come via d’uscita per l’Afghanistan, allora faremo anche i nostri preparativi all’interno della struttura dei mujaheddin, con i suggerimenti dei mujaheddin, con il sostegno del popolo e sotto l’egida dei saggi islamici per portare un sistema islamico, che è la vera richiesta del popolo”, ha dichiarato Massoud. “Se i talebani tentano di entrare a Kabul con la forza o cercano di occupare l’Afghanistan, questo ampio fronte di resistenza dovrebbe avviare una rivoluzione”, ha detto Sayed Mohammad Ali Jawed, il capo del partito Harakat-e-Islami. Secondo quanto riferisce la stampa afghana, tali dichiarazioni arrivano a seguito di notizie già diffuse di gruppi di uomini che stanno imbracciando le armi nelle province di Takhar, Baghlan e Daikundi. 

Proprio nella provincia settentrionale di Baghlan, almeno 9 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi la sera del 3 maggio, in un attacco rivendicato dai talebani. I militanti islamisti hanno dichiarato di aver ucciso almeno 25 soldati. Inoltre, ne avrebbero catturati altri 16, secondo quanto riferito da fonti locali, che hanno aggiunto che le violenze sono durate fino alla mattina del 4 maggio. Inoltre, tra il 2 e il 3 maggio, altri 20 membri delle forze armate sono stati uccisi a Farah, 4 a Baghlan, 8 in Badakhshan e 5 a Herat. Nelle 24 ore in questione, si sarebbero verificati 164 piccoli e grandi attacchi da parte dei talebani su tutto il territorio afghano, secondo quanto riferisce la stampa locale. Si tratterebbe di un aumento rispetto ai 141 delle 24 ore precedenti. 

Da parte loro, i talebani affermano che Kabul sta semplicemente “creando ansia nel mondo, in modo da poter persuadere le forze di occupazione a mantenere le proprie truppe nel Paese”. “I talebani non hanno aumentato gli attacchi, ma stavano solo rispondendo alle offensive contro di loro”, secondo Mujahid, che ha accusato il presidente afghano di aver tentato di “sabotare gli sforzi internazionali per la pace in modo da poter rimanere al potere più a lungo”. In tale contesto, il 4 maggio, il Ministero della Difesa ha affermato che 62 talebani sono stati uccisi e altri 58 feriti dalle forze afghane che difendevano le proprie posizioni nelle province di Laghman, Ghazni, Balkh, Herat, Faryab, Farah e Badakhshan. In una dichiarazione separata, il Ministero ha aggiunto che 11 militanti islamisti, tra cui 9 talebani e 2 membri di al Qaeda, sono stati uccisi il 2 maggio nel distretto di Nahr-e-Siraj della provincia di Helmand. 

Nonostante la situazione particolarmente instabile in Afghanistan, gli USA hanno comunque deciso di completare il ritiro delle proprie truppe, sebbene le alte sfere militari statunitensi abbiano affermato che le forze armate straniere potrebbero utilizzare altre basi militari nella regione, per condurre operazioni aeree e di intelligence nel Paese, in caso di necessità. Gli Stati dai quali questo potrebbe essere fattibile sono Tagikistan, Kazakistan e Uzbekistan. Tuttavia, l’ambasciatore degli Stati Uniti ad interim in Afghanistan, in un’intervista alla stampa afghana pubblicata il 29 aprile, ha sottolineato che Washington considerava terminata la guerra nel Paese, che era ormai un “vicolo cieco”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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